«Farabollini commissario dimezzato,
il governo decida se rinnovarlo o meno
E Ceriscioli non insegua i sogni»

SISMA - Il deputato dem Mario Morgoni si appella a Conte vista la prossima scadenza (31 dicembre) del capo della struttura che si occupa di Ricostruzione: «Sciolga l'ambiguità perché abbiamo bisogno di una figura di riferimento». Poi risponde al governatore sul decreto: «Lasci perdere le norme ideali e pensi ad applicare quelle reali. Quello approvato dalla Camera è un testo che si può migliorare, ma è il più organico e avanzato dal 189 del 2016»
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Mario Morgoni

 

di Giovanni De Franceschi 

«E’ il governo che ha responsabilità di confermare o meno la nomina del commissario Farabollini. Quindi se il governo ha fiducia, faccia il punto con lui e lo riconfermi. Oppure se deve prendere una decisione diversa, che la prenda. L’importante è non rimanere in questa terra di mezzo con un commissario dimezzato, perché poi a rimetterci sono i cittadini. Il governo faccia presto, sciolga l’ambiguità perché abbiamo bisogno di una figura di riferimento». Sono le parole del deputato dem Mario Morgoni, che parla della scadenza del mandato (il 31 dicembre di quest’anno) del commissario alla Ricostruzione, e sul cui rinnovo ancora non sono arrivati segnali dal governo. Proprio Farabollini in questi giorni è finito al centro di un polemica, dopo quanto scritto da Cronache Maceratesi sugli incarichi affidati a quelli che lui stesso ha definito «suoi amici da 50 anni» e vicini alla Lega e al deputato treiese Tullio Patassini: Lorella Sampaolo e Paolo Bartoloni. Morgoni preferisce non entrare in merito a questa vicenda, però si appella al governo affinché decida quanto prima per un eventuale rinnovo di Farabollini o per una sua sostituzione.

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Piero Farabollini con il premier Giuseppe Conte

Per quanto riguarda invece le polemiche sul decreto sisma, che nei giorni scorsi ha avuto l’ok della Camera, ma considerato insufficiente dalle opposizioni ma anche dal governatore Ceriscioli,  Morgoni richiama tutti alle proprie responsabilità. «Non è solo con un decreto che si fa la ricostruzione – dice il deputato dem – ci sono diversi protagonisti: governo, parlamento, commissario, Regioni e territori che devono concorrere tutti allo stesso obiettivo. E dai territori deve venire una visione, non ci si può limitare solo alla richiesta di risorse. Cito lo studio della Banca d’Italia sui terremoti del Friuli e dell’Irpinia. Per quanto riguarda il Friuli a 20 anni dal terremoto il Pil dei paesi del cratere era cresciuto di più rispetto a quello dei paesi vicini; mentre in Irpinia dopo 20 nei paesi del cratere il Pil si era contratto rispetto ai paesi vicini. E questo nonostante entrambi i territori avessero beneficiato di ingenti stanziamenti. Ciò significa che le risorse messe a disposizione da sole non bastano se dietro non c’è una visione».

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Il governatore Luca Ceriscioli

Infine Morgoni entra anche nel merito dei tre emendamenti proposti da Ceriscioli in una lettera a Conte, norme che per il governatore andrebbero inserite nel passaggio al Senato per rendere il decreto più incisivo: l’autocertificazione per i professionisti privati senza la responsabilità su eventuali difformità tra stato di diritto e di fatto, la stabilizzazione del personale aggiuntivo e l’accelerazione della ricostruzione pubblica. «Nel decreto – spiega Morgoni – già adesso si esenta il professionista dall’obbligo di conformità per quanto riguarda l’autocertificazione. Poi per le situazioni più complesse il decreto prevede la possibilità di programmi speciali della Regione, con deroghe alle normative. Secondo Ceriscioli ciò non è sufficiente, io vedrei l’efficacia ai fatti prima. Sul personale invece, intanto con la legge bilancio avremo una proroga per tutto il 2020. Poi va detto che nello Sblocca cantieri erano già state previsti 200 unità in più nel cratere, ma in sei mesi nessuno ancora è stato assunto. Sulla stabilizzazione è la norma europea non consente nel pubblico la trasformazione automatica da contratti termine a contratti a tempo indeterminato. Però per affrontare il problema la ministra Dadone ha convocato apposito tavolo così da studiare percorsi utili per favore le stabilizzazioni, che ripeto non può avvenire con un atto di imperio. Infine sulla ricostruzione pubblica do ragione a Ceriscioli: è vero che è ferma. L’emendamento che lui propone lo avevo già proposto, ma non è stato accolto. Questo però non deve far perdere di vista l’intero decreto in cui ci sono norme corpose per la ricostruzione, dopo la 189 è il più avanzato e organico mai approvato. Manca molto? Sì, però penso non faremmo buon servizio al territorio se continuassimo a criticare gli altri solo per distinguerci. Quindi – conclude il deputato dem – invito il governatore a non inseguire norme ideali, quanto piuttosto ad applicare quelle reali».

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