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Camera deserta,
onorevoli imbarazzi

INDIGNAZIONE per le assenze in massa durante la discussione generale sul decreto sisma da convertire in legge, diversi deputati sono corsi ai ripari sui social con foto e post per dimostrare la presenza durante le votazioni di ieri o oggi. Le giustificazioni: «Il lunedì funziona così». Resta però quell'immagine come un pugno nello stomaco dei terremotati. Intanto Montecitorio continua ad esaminare i vari emendamenti, mentre arrivano già le prime bocciature per il testo. Ceriscioli: «I parlamentari marchigiani devono cogliere il fatto che questo strumento deve diventare qualcosa di diverso da quello che sta per essere approvato. Se non succederà, sarà un disastro»
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DECRETO SISMA – L’aula di Montecitorio deserta come la piazza di Visso, uno dei tanti centri dell’Alto Maceratese abbandonati

 

di Giovanni De Franceschi

Da foto a foto, e giù via con selfie, storie sui social, hashtag a corredo di parole come verità o scandalosi. Il tutto per mascherare un semplice e banale, forse anche comprensibile atteggiamento: il doversi giustificare. Il caso è quello dell’aula della Camera vuota, lunedì, durante la discussione generale del decreto sisma che dovrà essere convertito in legge (leggi l’articolo).

L’aula di Montecitorio ieri durante la discussione con votazione

Una manciata di parlamentari presenti su 630, pochissimi quelli eletti nella circoscrizione Marche. La prima foto, quella che ha dato il là alle polemiche e all’indignazione, è stata pubblicata lunedì dal deputato dem Filippo Sensi. Le altre sono iniziate a circolare ieri, per mano di diversi parlamentari, per dimostrare che il giorno dopo, quello che “contava” veramente, l’aula era piena e tutti stavano svolgendo il proprio compito.

Da indignazione a indignazione: c’è chi si è indignato per l’aula vuota e chi si è indignato per chi si è indignato dell’aula vuota. Una sorta di scatola cinese dell’indignazione, che farebbe anche un po’ ridere se non fosse che sullo sfondo c’è il dramma del terremoto. Con una ricostruzione che sembra sempre più come un gigante dai piedi d’argilla. Per chi non mastica troppo la grammatica parlamentare va detto che la discussione generale di un provvedimento non prevede l’obbligo di stare in aula (detta in soldoni, per gli assenti non c’è decurtazione dello stipendio) e prevede anche la concomitanza dei lavori di commissione sia monocamerali che bicamerali.

In pratica il giorno prima della discussione con votazione, quella che “conta” appunto, si fa una sorta di riepilogo del testo nel passaggio dalle commissioni alle Camere. Non si entra nel merito, i tempi sono contingentati e per ogni gruppo ci sono al massimo 30 minuti di intervento. In pratica, una riunione per pochi intimi: di solito i relatori del provvedimento in questione e qualche parlamentare che ha seguito il testo fin dall’inizio e a cui è affidato il compito di intervenire, dove necessario. Questo un classico lunedì alla Camera, e da qui la desolante foto dell’aula deserta dell’altro giorno. Prassi, routine in pratica.  Per gli addetti ai lavori niente di scandaloso. E se fossimo in un’aula di tribunale queste potrebbero essere classificate anche come attenuanti generiche, specifiche e comuni dell’assenza di massa dai banchi nel primo giorno della settimana. E infatti da ieri, quando è iniziata la discussione vera e propria con votazione degli emendamenti (in questo caso l’assenza costa al parlamentare una decurtazione dello stipendio) l’aula era piena. E i parlamentari che si erano sentiti offesi il giorno prima hanno iniziato a pubblicare foto e post per dimostrare che quando “il gioco si fa duro, i duri entrano in campo”.

Il post di Tullio Patassini

«Aula vuota nel momento in cui si fa sul serio. Lega presente in blocco, la maggioranza? In confusione totale», ha scritto ironico e polemico verso il governo il deputato Tullio Patassini, pubblicando una foto dell’aula piena. E poi sul merito del provvedimento ha aggiunto: «Altro che far svoltare, il nuovo decreto sisma si impantana nelle acque agitate di una maggioranza litigiosa su tutto. Il Governo su questo provvedimento è confusione totale perché ha promesso di tutto e di più, invece non sta risolvendo nulla, anzi sta peggiorando la situazione».

Così invece il deputato di FdI Francesco Acquaroli, che ha addirittura pubblicato una storia per “non giustificarsi”. «Come ogni lunedì sono intervenuti solo coloro che dovevano rappresentare quel provvedimento. Nelle discussioni generali non si entra nel merito, non voglio giustificarmi. Lunedì, venerdì e sabato sono giorni usati per girare il territorio e recepire proposte. Dispiace molto che qualcuno racconti fatti senza spiegare realmente come vanno le cose. Così facendo si nasconde una verità è si manipola la pubblica opinione. Ma questo vogliono davvero gli italiani?».

  «Il Parlamento sta lavorando alacremente per risolvere i problemi dei terremotati – ha scritto Patrizia Terzoni (M5S), una delle pochissime presenti lunedì in aula in qualità di relatrice – In queste ore circola una foto dell’Aula della Camera vuota al momento dell’avvio del dibattito sul Decreto sisma, due giorni fa. Un’immagine che ovviamente diffonde amarezza tra i cittadini, ma un’informazione corretta dovrebbe chiarire che in Parlamento ci sono tanti lavori e attività che si svolgono in contemporanea, così come ci sono momenti più rilevanti in cui è richiesta la presenza e altri nei quali si lavora in commissione mentre è convocata l’Aula. Moltissimi parlamentari, lunedì, erano impegnati a svolgere le loro funzioni per l’ambiente, la finanza, il commercio». 

La diretta su Facebook di Francesco Acquaroli

Dunque queste sono le regole del gioco, è vero. Ma se proprio voglio difenderle queste regole, i deputati vadano a spiegarlo in faccia alla nonnina che ha perso la casa e vive ancora in una sae che il lunedì in aula è un giorno quasi inutile. Vadano a raccontargli la differenza tra discussione generale e votazione, mentre ci sono ancora migliaia di tonnellate di macerie da rimuovere. Vadano a spiegarle che è normale vedere un’aula deserta di lunedì, che è prassi. Che loro, i parlamentari, hanno il sacrosanto diritto di essere assenti quando ci sono quelle particolari discussioni per pochi intimi. Perché hanno altri compiti più importanti da svolgere, il lunedì. E magari perché le sedute del lunedì semideserte ancora non sono state abolite, visto che rappresentano sempre un costo. Ecco dovrebbero spiegare anche questo quando vanno a tagliare nastri, a farsi selfie con i terremotati in campagna elettorale e fare promesse del tipo «non vi lasceremo mai soli».

Giorgia Meloni che denuncia il deserto del Transatlantico

Populismo, qualunquismo? C’è chi pensa di sì, di sicuro c’è un fatto: quella foto dell’aula vuota per molti terremotati è stata come un pugno nello stomaco. Ed essere presenti in aula l’altro ieri, soprattutto per chi in queste terre è stato votato, avrebbe rappresentato quantomeno un gesto di vicinanza. Anche se in concreto, inutile. Una questione di forma, più che di sostanza. «Questa foto è desolante, devastante, incommentabile: fa aumentare ancora di più il populismo e il qualunquismo. Per chi come me crede nelle istituzioni democratiche liberamente elette è un colpo al cuore. Non è possibile che di fronte ad una tragedia come quella del terremoto che ha colpito quattro regioni e in particolare le Marche il grado di interesse dei parlamentari sia quello rappresentato nella foto» e queste non sono le parole di un cittadino al bar, ma dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti. Infine, se poi Acquaroli vuole davvero combattere il populismo, guardi prima in casa propria. Che non sono sono poi passati così tanti giorni dal post-scivolone di Giorgia Meloni, che dall’alto del suo 30% circa di presenze in Aula ha postato una foto del Translantico vuoto,  scrivendo «Ops, transatlantico deserto. Perché oggi non si vota e a chi manca non decurtano lo stipendio e non viene segnata come assenza. Tutti a casa di giovedì i moralizzatori grillini? Dai mi sento sola venite a farmi compagnia, assenteisti». Prendendosi anche la pronta risposta del pentastallato anconetano Paolo Giuliodori:  «Ciao Giorgia, io cambierei chi ti gestisce il calendario altrimenti non si spiega il tuo 27% di presenze in aula. Se vuoi lavorare ci trovi al quarto piano di Montecitorio nelle varie commissioni».

Macerie nella zona rossa di San Placido

Ora, venendo al tema vero e proprio, quindi alla conversione del decreto, la discussione in camera e la votazione sugli emendamenti sta andando avanti da ieri e non è detto che si finisca oggi, più probabilmente domani o venerdì. Ma già il testo inizia a riscuotere qualche polemica. «I contratti per il personale del sisma non sono stati rinnovati e il Parlamento – ha affermato il governatore Luca Ceriscioli  – ha iniziato a discutere l’ennesimo decreto sul sisma. Purtroppo le notizie sono molto negative. Qual è il tema vero degli investimenti in generale in Italia? I fondi previsti sono tanti, i fondi spesi molti di meno. Perché, per spendere per un’opera pubblica, servono 16 passaggi, per un’opera pubblica legata al sisma 22: si aggiungono 6 passaggi che un’opera ordinaria non ha. Il decreto per noi resta, finché non hanno finito di votarlo, una grande occasione, perché è l’unico strumento che ci permette di sbloccare la ricostruzione».

Il presidente della regione Ceriscioli

«Il discorso è uno – continua Ceriscioli – sono gli aspetti normativi che guidano la ricostruzione, che possono andare a velocità diverse. Se non cambia nulla si va con la velocità di oggi. Sulla ricostruzione pubblica non c’è una riga di miglioramento. Sulla privata c’era il tema dell’autocertificazione, ovvero ci si prende la responsabilità per la pratica che si presenta, eliminando diversi passaggi. L’autocertificazione su base volontaria dei Comuni colpiti dal sisma non viene utilizzata. Credo e chiedo fino all’ultimo di semplificare le norme. Se non troviamo il coraggio di semplificare le norme, con di fronte a noi 40.000 sfollati, quando lo troveremo? Ho visto che finalmente hanno chiamato a confronto i tecnici della ricostruzione, ma sono stati inascoltati. Una proposta migliore di questa non c’è. Quindi il problema non è l’assenza sui banchi di lunedì, che avviene tutti i giorni dell’anno. Il problema è oggi. I parlamentari marchigiani devono cogliere il fatto che questo strumento deve diventare qualcosa di diverso da quello che sta per essere approvato. Se non succederà, sarà un disastro, per i marchigiani, gli umbri, i laziali, gli abruzzesi. Se si perde anche questa occasione il problema non sarà che il governo ha fatto bene o ha fatto male. Sarà un decreto vuoto, quello sarà il problema vero».

 

Camera deserta per la discussione, i deputati snobbano il decreto sisma

 

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