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Sisma, la scelta di Ceriscioli&Co:
chiamarsi fuori e incrociare le braccia

IL COMMENTO - Le ultime affermazioni del governatore sul recente decreto sulla ricostruzione sono un’autocertificazione sulla sua irrilevanza politica. Seguire i lavori in parlamento è molto più faticoso
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di Fabrizio Cambriani

Diceva Ovidio che “niente è meno faticoso di stare zitto”. Viceversa, il logorroico governatore ridens, Luca Ceriscioli, date queste premesse, si sta rilevando un autentico stakanovista.  Le ultime affermazioni sul recente decreto sulla ricostruzione sono un’autocertificazione sulla sua irrilevanza politica. Della sua incapacità di relazionarsi col governo nazionale e di incidere nelle sue scelte. L’altro giorno ha minacciato perfino ogni strumento di protesta. Non ha specificato quale, ma se mi potessi permettere, gli suggerirei non già uno sciopero della fame, ma uno sciopero delle dichiarazioni. Possibilmente a oltranza. La sua immagine, ma anche quella dell’intera comunità marchigiana e della maggioranza politica che egli rappresenta ne trarrebbe notevole giovamento. È come se dicesse che, pur essendo il governatore della regione più danneggiata dagli eventi sismici, non trova udienza da nessuna parte. Non se lo fila nessuno. Che lui non conta niente. Il che sarebbe la peggiore delle disfatte per un uomo politico. Soprattutto in questo tempo dove, anche l’ultimo dei consiglieri comunali, ci tiene a dimostrare e talvolta a ostentare – con qualsiasi mezzo – la capacità di riuscire a portare a casa il migliore risultato possibile. Lui invece no. Viaggiando in direzione ostinata e contraria, attesta il masochistico piacere di dichiarare alla stampa tutta la sua evanescente inconsistenza. E, tenuto conto di queste surreali premesse, vorrebbe – anzi pretenderebbe – di ricandidarsi, per un secondo mandato, alla guida della regione.

Alfredo Trifogli

Più di venti anni fa e in occasione del sisma del ’97 ebbi modo di conoscere il senatore Alfredo Trifogli, lo storico sindaco di Ancona all’epoca del terremoto del 1972. Ci raccontava di come lui fosse sempre presente in Parlamento, durante le votazioni della legge sulla ricostruzione del capoluogo dorico. Ma soprattutto di come il relatore, in caso di dubbio e prima di dare un parere favorevole o contrario a un emendamento, volgesse lo sguardo alle tribune e attendesse un suo cenno in proposito. Ceriscioli invece è quotidianamente da altre ben più gravose faccende affaccendato. Le dirette Facebook possono testimoniare l’instancabile impegno che profonde quotidianamente e senza pausa alcuna. Recentemente, per esempio, era al palasport di Senigallia con gli studenti dell’Istituto A. Panzini per presentare il progetto Open. L’altro giorno a Osimo per l’inaugurazione dell’impianto riqualificato di atletica della Vescovara. Quindi ad Ascoli a illustrare gli straordinari investimenti fatti in tutta la provincia. Pensate che per ogni ascolano la regione ha speso la bellezza di 2mila e 800 euro. Peccato – aggiungo io – che il ritorno in termini politici sia fallimentare. In città il centrosinistra non è arrivato nemmeno al ballottaggio. Fossi in lui e nei panni della vicepresidente Casini qualche domanda me la farei.

Anna Casini, Luca Ceriscioli e Angelo Sciapichetti

Invece riesce più facile puntare il dito contro qualcun altro. Sostenere che le responsabilità sono altrove. In questo caso in Parlamento. E vestirsi da bravo don Chisciotte. Con il fido Sancho Panza, in questo caso l’assessore Sciapichetti, che dal suo profilo Facebook – con sostantivi e avverbi sempre sobri e misurati – lancia strali contro i parlamentari assenti durante la discussione della legge sulla ricostruzione. Mentendo sfacciatamente, egli affermava che «si dovevano discutere gli emendamenti ad un decreto di vitale importanza per la ricostruzione che interessa decine di migliaia di famiglie. Le regioni, in primis le Marche riponevano e ripongono molte speranze sul fatto che possa essere approvato un provvedimento che acceleri la ricostruzione pubblica e privata. Senza parole». In realtà, in quella circostanza, non era in discussione e tantomeno in votazione nessun emendamento. Si trattava solo e semplicemente della discussione generale. Che abitualmente va sempre deserta proprio perché il punto centrale di ogni disegno di legge è la votazione degli emendamenti e di ogni suo articolo.

L’aula di Montecitorio vuota durante la discussione generale sul decreto sisma

Pare quindi che l’uscita di sicurezza scelta dal governo regionale sulla ricostruzione post terremoto sia quella di chiamarsi fuori da tutto. Incrociare le braccia e, se possibile, manifestare contro il Parlamento che non li ascolta. Leggersi i decreti, inviare emendamenti puntuali e precisi, seguire i lavori nelle commissioni e sollecitare i gruppi parlamentari ad approvarli, oppure essere presenti in prima persona – quando il caso lo richiederebbe – pare che sia molto più faticoso. Molto più facile e gratificante stare a pontificare sui giornali o sui social come un influencer o un leone da tastiera qualsiasi. Peccato però che il presidente della regione Marche ci costi la bellezza di 10mila e 500 euro al mese e un assessore 9mila e 300 euro. Prosit!

 

 

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