Piscine, la transazione grida vendetta:
tutta a favore della Fontescodella Spa
Compromessi i rapporti con Unimc

MACERATA - Dall'atto emerge una vicenda opaca. Balza all'occhio la mancanza di reciproche concessioni, con il Comune che dà l'ok ad uno sconto di oltre 400mila euro. C'è un grosso conflitto di interessi, comprensibile che sindaco e giunta si oppongano alla commissione d'inchiesta, meno che lo faccia il Pd che avrebbe interesse a prendere le distanze. Intanto si sono guastati i rapporti con l'ateneo che guarda ad altre sedi per l'istituzione di un nuovo corso di laurea
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Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito 

La Commissione Affari istituzionali del Comune di Macerata, presieduta da Maurizio Mosca e composta anche da autorevolissimi esponenti del gruppo consiliare del Pd e della maggioranza, riunitasi il 10 marzo 2017 e il 18 ottobre 2018 per valutare la vicenda già scandalosa delle fantomatiche nuove piscine di Fontescodella, dava per scontato che il sindaco e la Giunta non avrebbero proceduto alla transazione con la Fontescodella Piscine s.p.a. senza un passaggio preliminare nell’assise consiliare. Così ragionava anche il consigliere Bruno Mandrelli, che per primo aveva ipotizzato di istituire sul punto una commissione speciale. Impossibile ipotizzare diversamente: la discussione in Consiglio era il minimo del minimo della trasparenza, sia pure tardiva, a fronte di una vicenda che definire opaca è poco.
Evidentemente però – come diceva il sommo Shakespeare – c’era del marcio in Danimarca, e nemmeno poco, poiché, come già scritto, questo passaggio istituzionale, opportuno ed eticamente doveroso, è stato saltato a piè pari dal sindaco Carancini, il quale, senza il benchè minimo confronto con i gruppi consiliari, sia di maggioranza che di opposizione, in data 25 marzo 2019 ha portato il Comune di Macerata a sottoscrivere con la Fontescodella Piscine s.p.a. una transazione che grida letteralmente vendetta e appare la degna conclusione di una storiaccia che gli annali ricorderanno come il più grande flop amministrativo dal dopoguerra in poi, emblematico del perverso rapporto tra politica e affari e di un clamoroso conflitto di interessi in capo al Sindaco stesso e al suo studio legale, che inutilmente e con risibili argomentazioni adesso si cerca di negare.

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Narciso Ricotta e Romano Carancini durante l’ultimo consiglio comunale sulle piscine

D’altra parte, il contenuto della transazione, basata su un parere legale debitamente confezionato, spiega bene il motivo per cui si è evitato il passaggio in Consiglio Comunale: c’era il rischio che nemmeno la maggioranza avrebbe appoggiato una simile schifezza, tutta ai danni della città di Macerata.
Qualche breve considerazione per chiarire il concetto. Intanto – e già qui non si sa se mettersi a ridere o a piangere – nell’atto in questione si dice che la Fontescodella Piscine s.p.a. avrebbe iniziato i lavori, in quanto a gennaio del 2016 sarebbe stata riscontrata “l’installazione della recinzione di cantiere, la presenza di due operai e mezzi d’opera”, così legittimando una bufala colossale che a tutt’oggi è sotto gli occhi di chiunque passi da quelle parti facendo una scampagnata. Poi, senza pudore, si dà dignità alle strumentali argomentazioni che all’epoca la società concessionaria fornì a giustificazione del proprio totale immobilismo, consistenti in presunte difficoltà nelle tecniche di scavo e nella presenza di essenze arboree protette, nonché nella necessità di ridefinire per l’ennesima volta il piano economico finanziario dell’opera: argomentazioni che lo stesso Comune di Macerata (non qualche esagitato dell’opposizione), in precedenza aveva più volte demolito senza incertezze, ritenendole inammissibili e del tutto infondate.

Né si spiega in questa transazione farlocca (che fa seguito ad un’altra transazione analogamente farlocca con la stessa Fontescodella Piscine s.p.a., risalente al 2015, per il pagamento delle utenze della vecchia piscina di viale don Bosco) per quale motivo l’Amministrazione, decisa ed avviata la risoluzione del contratto, abbia effettuato, nel valutare la convenienza o meno dell’accordo, una così riduttiva quantificazione complessiva delle spese sostenute e dei danni riportati, ad esempio trascurando del tutto il peso degli interessi pagati anticipatamente su un mutuo mai utilizzato e il danno di immagine causato dal quasi decennale inadempimento della società concessionaria che per anni ha esposto al ridicolo il sindaco e l’intera Giunta Comunale. E’ bene qui spiegare che la transazione è un contratto con il quale due parti prevengono una lite, o la chiudono, facendosi reciproche rinunzie e concessioni. E’ quindi evidente, per qualunque soggetto, pubblico o privato che sia, la necessità di sapere, prima di ogni altra cosa, a quanto ammonta esattamente la sua pretesa, onde capire se una transazione sia conveniente o meno. Ma in questo caso il Comune ha giocato solo al ribasso.

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L’imprenditore Fabio Paci, presidente della Fontescodella piscine spa

A ben leggere la transazione sottoscritta dalle parti, tuttavia balza all’occhio anche la mancanza di reciproche concessioni, poiché in realtà chi ha concesso qualcosa (e la concessione è consistita in uno sconto di oltre 400mila  euro) è stato solo il Comune di Macerata. Francamente, infatti, viene da ridere a leggere l’elenco delle presunte rinunzie della Fontescodella Piscine s.p.a, cioè quello che la società ha messo sul piatto della bilancia per arrivare all’accordo transattivo. Ebbene, si tratta del nulla, di aria fritta in quantità industriale, in quanto la società ha rinunziato solo a tutto ciò che era necessariamente e giuridicamente conseguente alla risoluzione per inadempimento sia pure tardivamente effettuata dal Comune. La società concessionaria infatti, oltre a versare la somma pattuita di 700mila euro, a fronte di un danno predeterminato da penale pari ad un milione e 124mila euro): a) ha accettato senza contestazione alcuna, la risoluzione del contratto (e cos’altro avrebbe potuto fare: avviare una causa persa in partenza, visto il conclamato inadempimento?); b) si è impegnata a rinunciare immediatamente ad ogni diritto sull’area dove sarebbero dovute sorgere le piscine fantasma (riconsegna che avrebbe potuto sì dilazionare, aggravando così l’importo dei danni da risarcire, ma senza alcuna propria utilità se non quella di coltivare per qualche anno il terreno a patate).
Per finire questa breve disamina sull’atto di transazione, semplicemente ridicola e patetica, a fronte di un conflitto di interessi grosso come una casa che riguarda lo stesso sindaco e il suo studio, appare essere la previsione dell’articolo 6 che consiste nella dichiarazione della società concessionaria dell’inesistenza di conflitti di interessi tra essa e dipendenti o ex dipendenti del Comune di Macerata: una vera e propria presa in giro messa nero su bianco.

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Il consigliere Bruno Mandrelli con il rettore Francesco Adornato

E’ quindi comprensibile che a questo punto, avendo l’opposizione consiliare, nonché il consigliere di maggioranza Bruno Mandrelli, richiesto l’istituzione di una Commissione di inchiesta sull’intera vicenda – compresi gli innumerevoli sfacciati favoritismi posti in essere a favore della società concessionaria, il conflitto di interessi venuto alla luce e la penosa transazione sopra descritta –, il sindaco e la Giunta facciano muro e si oppongano con tutte le forze, negando così nei fatti il potere di controllo dell’assise consiliare non solo in via preventiva, ma anche in fase successiva. Meno ovvio che a una siffatta richiesta si sia già opposto il Pd maceratese, che, anche in vista delle prossime elezioni amministrative, avrebbe tutto l’interesse a prendere le distanze dalla vicenda e che invece mostra di avere anch’esso una paura fottuta dei risultati di un’inchiesta seria che faccia finalmente luce su questo scandaloso pasticcio delle piscine abortite e sul conflitto di interessi di Romano Carancini e consorte, conflitto che, con tutta evidenza, non può essere agitato solo quando riguarda altri e messo invece nel cassetto quando esplode in casa. Tra poco sarà comunque il Consiglio comunale a decidere se istituire o meno tale commissione d’inchiesta, che, a differenza delle commissioni consiliari ordinarie, dispone di più penetranti poteri di indagine. Vedremo quindi se questa volta, in seno alla maggioranza, prevarrà l’omertà consueta oppure vi sarà finalmente uno scatto di dignità.

Nel frattempo va rilevato che lo sconcertante iter della vicenda delle piscine fantasma ha fatto danni pesantissimi non solo a livello economico, di immagine e di mancate opportunità sportive per i cittadini e gli studenti, ma anche nel cruciale rapporto con l’Università di Macerata. Come si ricorderà, l’ateneo, originario partner del Comune per il nuovo polo natatorio, sin dal 2011, vista la piega presa dagli avvenimenti così come gestiti da Carancini & Co., ha smesso di partecipare per la sua quota al pagamento del mutuo inutilmente acceso negli anni precedenti, ed oggi, dopo aver deliberato la propria fuoriuscita dal progetto mai in realtà decollato, ha rivendicato la restituzione di quanto versato sino a quel momento, pari a 330mila euro.

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La piscina comunale di Macerata

Richiesta ineccepibile, a fronte di un’opera che non è mai sorta e della sia pure tardiva risoluzione del contratto effettuata dal Comune di Macerata nei riguardi della società concessionaria. D’altra parte, è del tutto naturale che l’ateneo, a questo punto, scottato dalla fallimentare sinergia con il Comune di Macerata, miri a muoversi in piena autonomia e quindi a dirottare le proprie risorse verso nuovi ipotizzati impianti sportivi gestiti direttamente dal Cus. Ebbene, il Comune non solo ha risposto picche alla richiesta di restituzione dei 330mila euro ma, a quanto se ne sa, nell’intento di cercare di mantenere comunque vincolato l’ateneo ad un nuovo progetto per le piscine, addirittura indebitamente ha richiesto all’ente universitario di pagare circa 700mila euro per la quota parte delle rate di mutuo non pagate dal 2011 in poi.  E, nel frattempo, per fare pressione, altrettanto indebitamente trattiene in ostaggio circa 380mila euro spettanti all’Università per la ristrutturazione del quartiere di Ficana, pagati dalla Regione e versati sul conto del Comune, che di quel progetto era il soggetto referente. E non manca di creare ostacoli a getto continuo all’ateneo, come si è visto nella vicenda dell’ex Upim, che alla fine ha visto Unimc defilarsi da una scelta che sarebbe stata ossigeno vitale per il boccheggiante centro storico maceratese. Insomma, una conflittualità istituzionale da manuale dell’assurdo, priva di fondamento giuridico e del più elementare buon senso, altamente pregiudizievole per la città di Macerata.
A causa delle piscine, quindi, la gestione caranciniana è riuscita anche a guastare una sinergia che sarebbe stata fondamentale per la città di Macerata, tanto che, dopo aver abbandonato del tutto nei mesi scorsi il progetto riguardante l’ex Upim, l’Università, per l’istituzione di un nuovo corso di laurea facente parte del Dipartimento di Giurisprudenza, sta guardando non più a Macerata, ma ad altre sedi sparse nel territorio.
Insomma, un disastro totale. Ma siccome al peggio non c’è mai fine, lo stesso sindaco, non pago dei danni sinora fatti, ha di recente pomposamente annunciato che presto presenterà un nuovo progetto per le piscine, ignorando che questa volta, e senza scampo, una gigantesca risata collettiva seppellirà definitivamente lui e la sua maggioranza.

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