«Post sisma, è tutto da rivedere»,
70 sindaci creano un comitato

ASSEMBLEA oggi a Roma dei primi cittadini del cratere che hanno risposto all'appello di Gianluca Pasqui (Camerino). Alessandro Gentilucci (Pieve Torina): «Non so più cosa rispondere ai miei cittadini. E' tempo di agire». Chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte
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Assemblea

A sinistra Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino

 

«Se dopo 30 mesi siamo ancora a cercare di capire come far procedere i puntellamenti sulla pubblica via, significa non che qualcosa non ha funzionato, ma che è tutto, proprio tutto, da rivedere. E che, quindi, un comitato dei sindaci del cratere è diventato una necessità e non certo un organo che nasce in contrapposizione a qualcosa o a qualcuno». Con queste parole Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino, ha dato il via stamattina al Crowne Plaza Rome hotel, all’assemblea dei sindaci dei Comuni terremotati che costituirà il Comitato dei sindaci del cratere. Al termine dell’assemblea è stato chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte, invitanto tutti i 138 sindaci del cratere ad essere presenti.

I primi cittadini si sono riconosciuti nell’obiettivo comune di voler difendere le proprie comunità e nella necessità di far sentire la propria voce in tutte le sedi istituzionali centrali, laddove oggi vengono prese decisioni che possono decretare la vita o la morte dei territori colpiti.  «Per noi sindaci sta diventando impossibile dare risposte ai nostri cittadini, così non si poteva andare avanti. Questo comitato, che raccoglie ad oggi circa 70 sindaci dei comuni più colpiti, doveva nascere e mettersi subito al lavoro, oggi siamo qui per questo – ha detto Filippo Palombini, sindaco di Amatrice -. Noi diciamo tutti le stesse cose, perché tutti abbiamo bisogno delle stesse cose. Il Governo deve consentirci di sedere ad un tavolo per la stesura di nuove norme che possano permettere una ricostruzione rapida e certa». Presenti diversi sindaci da tutte le Regioni colpite, che insieme faranno fronte comune al di là delle ideologie politiche e dei colori, pronti ad assumersi la responsabilità di portare le istanze del centro Italia terremoto alle istituzioni centrali.

Assemblea3-325x183«Precedenti che hanno funzionato ci sono, ma sono stati archiviati. Mi riferisco al Friuli nel 76 – ha detto Paolo Trancassini, sindaco di Leonessa -. Il problema è che in quel modello si riconoscevano poteri a centralità ai sindaci e, invece, oggi i sindaci vengono solo usati come scudi sui territori, senza alcuna possibilità di azione reale. Sta passando il principio della fine delle nostre comunità, perché stanno trattando noi e la nostra gente come comunità di assistiti. E questo è inaccettabile, oltre che irrispettoso della dignità e della storia dei nostri territori». Un entusiasmo condiviso, quello espresso questa mattina dai sindaci, gli stessi che da due anni e mezzo sono tutti i giorni in prima linea e che conoscono le necessità reali e le urgenze dalle quali ripartire. «Era ora che ci unissimo per fare fronte comune – ha spiegato Stefano Petrucci, sindaco di Accumuli  –. Abbiamo il dovere di portare all’attenzione del Governo la necessità di diversificare le esigenze del cratere. Se finanziano 100 milioni di opere pubbliche, chi ha città distrutte non sa che farsene, mentre si va ad esclusivo vantaggio di chi ha pochi danni e comunità ferite ma integre». Presente anche Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina: «Guardo i miei cittadini e non so più cosa rispondere a gente che non sa cosa succederà, che vede che non è partito neanche un cantiere e che, probabilmente, non avrà, per età, il tempo di aspettare ancora. Il tempo dell’ascolto era finito, questo comitato deve avere il carattere dell’azione, era una necessità e ora dobbiamo subito metterci al lavoro».

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