Sisma, il volto dei comitati accusa:
«Presi in giro dai governi e dalla Regione
Solo finte soluzioni per i terremotati»

L'INTERVISTA DELLA SETTIMANA - Francesco Pastorella, 45enne di Pieve Torina, del coordinamento Terremoto centro Italia, fa il punto della situazione. Dal rapporto con le istituzioni, passando per le Sae e i controlli nei cantieri, fino a fondi europei destinati fuori cratere
- caricamento letture

VitoCrimi_Tolentino_FF-7-325x217

Francesco Pastorella

 

di Federica Nardi

«Abbandonati? Qui siamo stati proprio presi per i fondelli. Per carità, qualche promessa l’hanno mantenuta. Ma sono tutte mezze lune che non si chiudono. Dicono che i soldi ci sono ma sembra che non vogliano spenderli. Hanno fatto solo finta di risolvere i problemi della ricostruzione». Francesco Pastorella 45 anni di Pieve Torina (nato a Roma) e terremotato, è uno dei volti principali del coordinamento Terremoto centro Italia, che raccoglie 114 comitati dalle quattro regioni colpite dalle scosse del 2016 e del 2017. Tre governi, tre commissari alla Ricostruzione, tre capi della Protezione civile dopo (solo la giunta regionale è la stessa), i problemi dei terremotati marchigiani restano invischiati tra inefficienza, burocrazia e promesse mantenute a metà.

Pastorella, come nasce l’esperienza dei comitati?

«E’ nata dall’esigenza di rappresentare i terremotati dato che lo Stato, che allora ci aveva promesso di non lasciarci soli, invece ci stava abbandonando. Prima del coordinamento ci sono state le manifestazioni del 2017 nostre e degli amatriciani. C’era da fare qualcosa rispetto all’immobilismo delle istituzioni. Dopo l’ennesima manifestazione in primavera abbiamo incontrato le più alte cariche dello Stato. Tutti si rimpallavano le responsabilità: la Protezione civile dava la colpa al Governo, il Governo alla Regione, la Regione alla Camera, e non si agiva. Quindi abbiamo chiesto un incontro con tutti. C’erano il commissario alla Ricostruzione Vasco Errani, il capo della Protezione civile Curcio, il sottosegretario Paola De Micheli (che sarebbe poi diventata commissario, ndr). A questo è seguita una nostra convocazione a Roma con una cinquantina di comitati delle varie regioni. C’erano anche associazioni di volontariato. Abbiamo proposto un coordinamento e tutti hanno aderito».

terremotati-roma-5-400x225

La manifestazione dei terremotati a Roma il 2 febbraio del 2017

A livello politico c’era trasversalità?

«Noi non avevamo alcun cappello politico e alcuna necessità di avere riferimenti politici. L’interesse nostro era far rispettare dal governo di turno le esigenze dei terremotati».

E dopo che è successo?

«Abbiamo ottenuto un’altra riunione dopo la Pasqua del 2017 e siamo usciti con l’accordo di incontrare mensilmente le quattro regioni con i presidenti di regione e gli assessori con delega alla Protezione civile. Il commissario e il capo della protezione civile. L’accordo con il governo invece era di incontrarsi ogni tre mesi. Quando ottieni qualcosa che è dovuto non è una vittoria, ma questo è quanto. Si sono resi conto che i terremotati avevano una voce e una rappresentanza. Anche se non abbiamo certo la presunzione di rappresentare tutti».

Riunioni che vi hanno permesso di scoprire diverse cose

«Abbiamo sventato il discorso delle piste ciclabili con i soldi degli sms solidali. Lì abbiamo preso atto che la Regione non aveva interesse a risollevare il territorio ma voleva utilizzare il terremoto come un bancomat. Tra l’altro ammettiamolo: l’80 percento di quei soldi sono stati donati per i morti del 24 agosto 2016, quindi prima del “nostro” terremoto. E lo dico pur essendo di Pieve Torina. Per noi era la certificazione che questi politici sono lontani anni luce dalle reali esigenze dei terremotati».

La vicenda degli sms però venne fuori dopo, a luglio, grazie a Cronache Maceratesi…

«E’ importantissimo il supporto dei media, non lo dico per piaggeria. Senza quello non si smuove niente».

de-micheli-borrelli-pastorella

Francesco Pastorella durante una riunione del 2018 con l’allora commissario Paola De Micheli e Angelo Borrelli

Parliamo dei governi, stesso problema con tutti?

«Renzi c’è stato poco. Lui ha detto cavolate e Gentiloni ha continuato. Stessa impostazione con il commissario straordinario potente e la Protezione civile debole l’ha fatta Renzi. Vasco Errani, per carità, ti rispondeva a qualsiasi ora del giorno. Ma non abbiamo potuto condividere l’impostazione della costruzione delle sae, il problema delle persone che volevano farsi la casetta di legno da sole, né il “modello” Emilia Romagna che non andava bene per noi. È mancato il pragmatismo. Non si è capita un’altra cosa: l’importanza di chi aveva la seconda casa. Sono case di famiglia, dell’infanzia. Chi è dovuto andare via per lavoro magari è tra le persone più attaccate».

E con la Protezione civile?

«Con Angelo Borrelli abbiamo un rapporto efficiente ed efficace. Noi evidenziamo la problematica, lui chiama immediatamente chi è responsabile a seconda del problema. Si fanno riunioni quasi subito e la cosa si risolve. Da una parte certo mi chiedo: c’è bisogno che noi scomodiamo Borrelli per risolvere cose che dovrebbero andare bene? Dall’altro dico: per fortuna che è un pragrmatico, quello che ci serve. Prima era un macello. La Protezione civile che ha autorizzato questo scempio delle sae… è una cosa assurda».

Ma la firma sui contratti dei consorzi Arcale e Cns è di Borrelli.

«Questo non lo so, l’appalto però è stato fatto prima del terremoto, Borrelli era il vice di Curcio. Da quando c’è lui il controllo che fanno va bene. Dopo le muffe nelle sae della Cns le sta facendo controllare tutte».

zona-rossa-castelsantangelo-vallinfante-sismaDa terremotato, dopo tre anni pensa che siete stati abbandonati?

«No, ci hanno preso proprio per i fondelli. Che è peggio. Perché “abbandonato” è dal punto di vista psicologico che è vero, dato che il supporto dato è stato disastroso e per chi ha avuto i morti non è stato fatto niente. Non soltanto hanno promesso, hanno pure fatto finta di mettere a disposizione delle misure che poi regolarmente e sistematicamente hanno fatto in modo che non si chiudessero. Un esempio? I commercianti che hanno delocalizzato le attività e ancora non prendono i soldi. Si parla di ripresa più o meno immediata del lavoro: nelle Marche siamo a zero finanziamenti. La ricostruzione pubblica è ingessata sulla burocrazia, tutto quanto è stato fatto è stato possibile grazie al privato. Non è stato fatto assolutamente quanto promesso: far ripartire l’economia, togliere le macerie (molte stanno ancora là), abbiamo perso 12mila posti di lavoro, la zona franca urbana non è funzionale. I governi precedenti si sono scordati di togliere dall’Isee le case inagibili (adesso l’hanno corretta ma non è retroattiva). Chiacchierano tanto ma ad esempio così il reddito di cittadinanza molti terremotati non lo potranno chiedere perché grava la casa terremotata, magari già demolita».

Eppure alcune azioni sono state messe in campo.

«Sì, ma tutti i bandi, le domande di ricostruzione…che ci mettono più di un anno per essere viste…O sono stupidi tutti i tecnici oppure hanno fatto in modo che ci sia confusione, che ci sia un ritardo e che i soldi stanziati non vengano utilizzati. Se dopo due anni a una persona chiedi ancora se la casa lesionata è la sua e non glielo hai chiesto all’inizio…perché adesso devi continuare a ritardare e a non chiudere il cerchio? Sono tutte mezze lune che non si chiudono. Questo per me è il cuore del problema della ricostruzione e della ripartenza. Hanno scientemente fatto in modo che i terremotati non potessero usufruire delle azioni messe a disposizione per non spendere i soldi. Troppi intoppi in troppe situazioni».

Lotto_Chiusura_FF-8-267x400

Moreno Pieroni

E ora c’è la ciliegina sulla torta: i fondi europei per il sisma spesi fuori cratere

«Lì abbiamo già detto molto. Per noi va responsabilizzata anche l’Europa: non è possibile che dei soldi vengano messi fuori dal cratere. Perché così allora si può fare tutto. Le linee guida dovevano darle loro. Non deve più accadere o perlomeno bisogna bloccare questo utilizzo dei fondi. La Regione è brava a dire che il 65 percento dei danni è nelle Marche, ma mi dici che cosa fai con i soldi? Li hanno usati per dare notizia che non tutte le Marche erano “appestate” dal terremoto: quindi venite sulla costa. Questo è stato il messaggio. Si sono lamentati che le prenotazioni erano crollate. Ma sulla costa invece sono aumentate e i dati sono della Regione: nel 2017 del 5 percento e nel 2018 del 20 percento. Non c’è nessun dato che giustifica gli investimenti sulla costa, a Pesaro o ad Ancona. Il turismo invece è sceso tantissimo nell’entroterra, dove non è stato investito un bel niente. Che cosa dice l’assessore al turismo Moreno Pieroni? Io chiedo inoltre: che priorità ha la Regione Marche? A prescindere dai fondi europei, con i soldi del bilancio normale che hanno fatto per le zone terremotate vere? Che soldi hai messo tu, come Regione disastrata dal terremoto? Nel Lazio hanno dato incentivi alle aziende che assumono terremotati. Misure oggettive visto che c’è un problema di disagio e disoccupazione. Il terremoto doveva essere un’opportunità per migliorare infrastrutture dell’entroterra che magari non c’erano. Tipo quelle sanitarie. Invece i servizi diminuiscono».

Il sottosegretario Vito Crimi per la ricostruzione ora propone “controlli dopo”. Non siete preoccupati per la legalità nei cantieri?

«In qualche modo bisogna snellire. Controlli dopo non vuole dire è tutto libero. Vuol dire controllare bene e fidarsi delle perizie asseverate di professionisti, che poi in caso ne risponderanno. Nel ‘97 era così. Sono stati presentati il 10 percento delle domande e ci vuole un anno e mezzo per evaderle. La mia ad esempio, presentata a metà luglio, non è stata ancora aperta. Anche le forze in campo negli uffici ricostruzione vanno ribaltate: servono più persone che lavorano le pratiche. Si deve punire pesantemente chi sbaglia ma non si può bloccare tutto pensando che siamo tutti disonesti».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X