L’utilità dell’ospedale unico
e l’insidia del campanilismo

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO -   Fra Civitanova e Macerata non c’è mai stato, in entrambi i sensi, un grande spirito di collaborazione, ma questa rivalità sta ormai perdendo terreno specie nelle questioni d’importanza civile e sociale

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di Giancarlo Liuti

Dove realizzare un “ospedale unico”, e per “unico” s’intende un complesso di reparti in grado di affrontare anche i meno comuni problemi medici e chirurgici che malauguratamente possono capitare a persone dell’intera provincia o “area vasta” come adesso si chiama? Se ne parla da parecchio e ogni volta, fra un convegno e l’altro, sembra che sia stata raggiunta una soluzione ottimale, cioè in linea con le reali esigenze degli oltre centomila abitanti del Maceratese. Ma purtroppo non è cessato il “campanilismo”, un vizio atavico, questo, che il progresso della modernità non è ancora riuscito a superare nonostante gli errori e i ritardi da esso creati anche a danno degli stessi “campanilisti”.

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Indagini geologiche alla Pieve per il sito del nuovo ospedale

Lo scorso ottobre, come conferma l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, la conferenza dei sindaci della provincia maceratese – compreso Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova – si espresse unanimemente a favore della localizzazione dell’ospedale unico in contrada “La Pieve”, un’area pianeggiante a sud di Macerata e collegata anche con la superstrada che dal mare arriva fino a Foligno. Ma poi, nel proprio consiglio comunale, Ciarapica si trovò alle prese col parere contrario della sua maggioranza, che per ragioni di campanilismo considerava tale scelta troppo “simpatizzante” per Macerata e troppo “antipatizzante” per Civitanova. E vi fu chi riteneva “politicamente più opportuno” coinvolgere anche il presidente regionale Luca Ceriscioli e ricominciare tutto da capo al fine di trovare una soluzione campanilisticamente più “equilibrata”. Sono trascorse settimane e non pare che la scelta della “Pieve” sia stata abbandonata (fra l’altro vi sono già in corso dei lavori finalizzati proprio a tale scopo). Ma in questo mondo che ai passi avanti preferisce quelli indietro può accadere di tutto. E allora? Beh, staremo a vedere.

 

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Macerata e Civitanova contrapposte

Sarà pure per uno scherzo del destino “cinico e baro”, come anni fa Giuseppe Saragat usava definire le situazioni irragionevoli o assurde, ma che Macerata esista e per innumerevoli ragioni storiche e culturali sia da considerare capoluogo di provincia è qualcosa d’incontestabile che esiste da secoli, com’è altrettanto vero – e va detto – che per quanto invece concerne le iniziative imprenditoriali l’intraprendenza di Civitanova le sta da tempo molto più avanti. Ma questo è un argomento che nella vicenda dell’ospedale unico non c’entra né poco né punto. Stavolta, infatti, si trattava di individuare un luogo che per motivi di “baricentricità” territoriale fosse il più in linea con le funzioni civili – anzi, umane – di tale struttura. E un’area migliore della “Pieve” era difficile trovarla, anche se era circolata la pur ragionevole “candidatura” di Montecosaro, che sta a metà strada fra Macerata e il mare ma non ha un adeguato sistema viario. Se non si faranno passi indietro, quindi, in tale vicenda non sembra che stia prevalendo il campanilismo ma, grazie al cielo, il buon senso amministrativo e politico.

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