La prof inciampa sull’Ave Maria,
bufera sulla preghiera in aula
Il rettore: “Chiedo scusa”

MACERATA - Nell'occhio del ciclone la docente di Unimc Clara Ferranti: venerdì ha sospeso la lezione per un momento di raccoglimento in nome della pace nel mondo. Gli studenti hanno protestato sul web e il caso ha travalicato i confini dell'ateneo . Duro l'intervento di Francesco Adornato: "Si tratta di un atteggiamento assolutamente improprio e censurabile. L'università non è luogo di gesti divisivi". Lei si difende: "Tanto rumore per nulla. Offensivo il giudizio del rettore, non si è neanche accertato dei fatti". Intanto il caso approda in parlamento, interrogazione del deputato Paglia
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La professoressa Clara Ferranti all’università di Macerata

 

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Studenti a Palazzo Ugolini

 

di Giovanni De Franceschi

Una preghiera, una professoressa cattolica, un’aula universitaria e un centinaio di studenti a lezione.  Mettiamoci anche, per allargare la prospettiva, una città che si è definita Civitas Mariae sullo sfondo e uno stato laico a far da cornice. E il gioco, o meglio la polemica, è servita. Neanche a dirlo, proprio per un’Ave Maria. Pochi secondi. Ironia della sorte, roba da Camillo e Peppone secondo qualcuno, questione di libertà per altri. Laicismo da una parte, Chiesa dall’altra. E’ una delle battaglie fondanti del nostro Paese, che evidentemente ancora cova sotto le ceneri. La dimostrazione è arrivata venerdì  a Macerata, a palazzo Ugolini, una delle sedi di quella che forse è la più importante istituzione laica della città, l’università. Nell’aula G c’era la lezione della professoressa Clara Ferranti, ad ascoltarla i ragazzi del primo anno del corso di Lingue e del terzo di Letteratura. Oltre un centinaio in tutto. Proprio venerdì 13 ottobre, oltre ad essere il centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, era stata lanciata un’iniziativa che prevedeva una preghiera collettiva alle 17,30 in tutta Italia (e in Polonia), una sorte di invocazione di pace contro la violenza nel mondo e gli integralismi. E così alle 17,30 in punto, la professoressa ha interrotto la lezione e ha proposto agli studenti di pregare, un’Ave Maria appunto. Qualcuno ha accettato volentieri, qualcun’altro ha sorriso, chi è rimasto in silenzio. Tra l’altro in contemporanea, ma solo per completare il quadro di quel pomeriggio, va segnalato che non troppo distante si discuteva dell’apporto della massoneria nel Risorgimento (leggi l’articolo).

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Finita la preghiera, la lezione è terminata come da copione, senza che nessuno fiatasse o accennasse, perlomeno pubblicamente, a quanto appena successo. Dov’è che il caso è poi esploso? Sul web, ovviamente, con una denuncia apparsa sul gruppo di Officina Universitaria. E lì che gli studenti hanno raccontato dell’iniziativa della prof, dando la stura a una polemica che ha travalicato anche i confini della rete per entrare nel mondo reale.  La maggior parte dei ragazzi si è scagliata con la prof, rea di aver pregato in un’aula universitaria, laica. “Atteggiamento poco professionale”, “Inaccettabile”, “Cambi mestiere”, “Vada nello Stato Vaticano”, “E’ pagata per insegnare, non per pregare”  e così via. Ovviamente c’è stato anche chi ha preso le difese della prof, la minoranza a dir il vero.

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Clara Ferranti

Ma è lei soprattutto la prima a difendere quanto fatto. “Lo trovo ridicolo – ha commentato Clara Ferranti – molto rumore per nulla. Si sta facendo una polemica per qualcosa di inesistente. Non ho trasformato l’aula in un’aula parrocchiale, né sono una predicatrice: gli studenti dovrebbero preoccuparsi di cose ben più gravi. Ho semplicemente interrotto per pochi secondi la lezione e proposto ai ragazzi, in assoluta libertà, di pregare per la pace. Chi crede nella potenza della preghiera, io sono credente e non me ne vergogno, lo ha fatto, gli altri sono restati in silenzio. Massimo rispetto per tutti da parte mia. Nessuno comunque è uscito. Inoltre credo che il motivo interessasse tutti, di qualunque religione, credenti o non, soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando, segnato da pericolosi integralismi. Non credo di aver leso alcuna libertà o offeso qualcuno pregando per la pace, tra l’altro non era mai stato fatto, né lo faccio normalmente. Quindi non capisco proprio perché ci si scandalizzi così tanto“.

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Il rettore Francesco Adornato

Difficile trovare un punto di incontro tra due posizioni così antitetiche, che la battaglia continui. Intanto, a dire perché il caso non è da relegare nel cassetto delle “polemiche ridicole” è il rettore in persona. Che è stato costretto a chiedere scusa a nome dell’Università, altro che “molto rumore per nulla”.  “Se i fatti, come sembra, corrispondono alla denuncia presentata dagli studenti – ha dichiarato Francesco Adornato – si tratta di un atteggiamento assolutamente improprio e censurabile. L’università è uno spazio di convivenza pacifica e rispettosa di opinioni, culture e fedi religiose. L’Università non è luogo di gesti divisivi, né, tantomeno, di imposizione e se ciò è avvenuto nel nostro ateneo non può essere accettato dal rettore, che rappresenta l’ateneo stesso nella sua interezza e nella pluralità delle sue espressioni, che ne costituiscono la ricchezza e la distintività. Valori assolutamente da conservare, difendere, rafforzare ed è a nome dell’intero ateneo che chiedo scusa a tutti coloro che sono stati feriti nella sensibilità e nella fiducia verso l’università”. Un’ammonizione per la prof che non lascia spazio a dubbi.

AGGIORNAMENTO – “Prima di fare dichiarazioni di questo genere il rettore, che parla tanto di sensibilità, avrebbe dovuto avere almeno il buonsenso di accertarsene di persona”. Clara Ferranti non ha gradito le dichiarazioni di Francesco Adornato, che ha censurato il suo comportamento con una nota ufficiale. Secondo la professoressa, molti dei post pubblicati dagli studenti non rispondo alla realtà, in particolare per quanto riguarda il fatto di aver obbligato qualcuno. Per cui ritiene “il giudizio aprioristico del rettore offensivo. Ha chiesto scusa – ha aggiunto – senza nemmeno avere avuto prima il rispetto di chiamarmi e chiedere direttamente a me come si sono svolti i fatti”. Intanto il caso è già approdato in Parlamento. Il deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia infatti ha presentato un’interrogazione al ministero per chiedere “se non sia il caso di richiamare la docente in questione per un’evidente lesione del principio di laicità dello Stato, trattandosi di un’università pubblica”. “Non avremmo creduto possibile –  ha aggiunto Paglia – che in un’istituzione pubblica, quale un’aula universitaria, si fosse costretti a recitare una preghiera su imposizione di una docente, pagata dallo Stato”.

 

 

 

 

 

 



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