Il gruppo Calamante, Medioleasing
e i capannoni fantasma

L'APPROFONDIMENTO - L'operazione di leasing tra la società di Banca Marche e la Valpotenza, la holding che controllava la Sielpa. Finanziamenti erogati su lavori non eseguiti, il valore del terreno che sale da 1 a 2.5 milioni di euro. E la finanziaria marchigiana che alla fine acquista tutto senza opere costruite. Quando le perdite non sembrano solo colpa dell'economia regionale
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Montelupone_Inchiesta

L’area acquistata dalla Medioleasing: i capannoni non ci sono

Una recente protesta dei dipendenti della Sielpa-Calamante davanti al tribunale

Una recente protesta dei dipendenti della Sielpa-Calamante davanti al tribunale

di Marco Ricci

E’ di pochi giorni fa la notizia del fallimento della Sielpa (leggi l’articolo), la società del gruppo Calamante che ha nelle cave e nell’estrazione la sua attività principale. Una storia di ordinaria crisi in un drammatico momento economico per l’economia regionale, una storia che sfiora un’altra storia di crisi sicuramente straordinaria. Il dissesto del gruppo Banche Marche e della sua controllata Medioleasing, la società di leasing che settimanalmente vede un contraente dopo l’altro finire in fallimento o in concordato preventivo, dal pesarese all’ascolano. Un filo tra le vicende di due gruppi che mette in luce quel circolo vizioso che a volte può essersi creato tra la cattiva erogazione di denaro ieri e i fallimenti di oggi.

Veniamo dunque a una terza società, la Valpotenza srl. La vera holding del gruppo Calamante che – con un capitale sociale di meno di 40.000 euro e diversi immobili e partecipazioni – possiede quote maggioritarie sia nella Sielpa srl che nella Calamante srl. La Valpotenza deteneva anche il 20% della Terzo Millenio, altra società le cui vicende si vanno a intrecciare con l’edilizia e con Banca Marche, questa volta in merito all’area Ceccotti di Civitanova (leggi l’articolo).

medioleasingMa cosa c’entrano dei capannoni fantasma con Medioleasing e la Valpotenza? Nel 2007 la Valpotenza stipula con Medioleasing un contratto per 2 milioni di euro. L’operazione riguarda un terreno di poco meno di 14.000 mq già di proprietà della stessa società, un terreno nel comune di Montelupone dove sarebbero dovuti sorgere tre capannoni. Il valore del terreno, con annesse opere di urbanizzazione, era stimato in qualcosa meno di un milione di euro. Il resto del finanziamento sarebbe andato a copertura dei costi per  la costruzione dei capannoni. Medioleasing si impegnava, alla fine dei lavori, ad acquisire il tutto e la Valpotenza ad affittarlo. Secondo quanto risultava nelle pratiche della società del gruppo Banca Marche, i famosi capannoni fantasma erano in stato avanzato di realizzazione già nel 2007 e il contratto di finanziamento prevedeva erogazioni in base allo stato di avanzamento lavori. Tanto hai speso per piantare quattro piloni, tanto Medioleasing ti versa per proseguire gli interventi.

Zona_Industriale_Montelupone (39)Ma forse i pagamenti vennnero concessi senza che qualcuno si preoccupasse effettivamente  di verificare se i famosi quattro piloni fossero infilzati nel terreno o no. Passano comunque due anni e nel 2009 – mentre Medioleasing continua a pagare l’avanzamento dei lavori pare senza alcuna perizia – il finanziamento complessivo lievita senza apparente motivo di un altro mezzo milione di euro, arrivando a 2.5 milioni. Milioni che nel 2010 vengono completamente erogati alla Valpotenza. Anche perché i lavori risulterebbero sempre in avanzato stato di realizzazione. I quattro piloni, insomma, nel terreno ci sarebbero e come. In ogni caso non c’è da preoccuparsi perché la Valpotenza – così risultava in Medioleasing – ha stipulato con la Sielpa, società dello stesso gruppo,  un contratto di appalto per 1.5 milioni di euro per completare i lavori. Peccato però che ad inizio 2013 la nuova dirigenza e il cda del gruppo Banca Marche di questo contratto di appalto non ne troveranno traccia.

La zona Pip di Montelupone e i capannoni "fantasma"

La zona Pip di Montelupone e i capannoni “fantasma”

Nel frattempo il valore del lotto urbanizzato e senza capannoni comincia a lievitare. Dopo una prima perizia sale a 1.5 milioni di euro rispetto al solo milione di partenza. E quando nel 2012 arriva l’onda della crisi economica che travolge tutto e tutti – con le Marche che si riempiono di capannoni sfitti e di terreni edificabili rigogliosi solo di erbacce – l’acqua non sembra sfiorare il terreno urbanizzato della Valpotenza il cui valore si impenna. Dopo un’altra perizia raggiunge il valore di 2.5 milioni di euro. Insomma, perizia dopo perizia, il solo terreno urbanizzato (senza capannoni)  è arrivato a valere tanto quanto in origine valevano il terreno e i lavori, con Medioleasing – lo ricordiamo – che nel frattempo ha erogato l’intera somma, compresi i costi per l’edificazione. Ma edificazione di cosa? Parrebbe di niente perché – nonostante gli avanzati stati dei lavori di cui si parlava da anni – i capannoni ancora non sono spuntati. Capannoni fantasma, insomma, o poco di più. Così che, quando a settembre 2012 il notaio registra l’atto di vendita qualcosa è cambiato rispetto al preliminare del 2007. Nell’atto infatti non si parla più dei capannoni (visto che non esistono) e Medioleasing acquista dalla Valpotenza il solo terreno urbanizzato al prezzo di 2.5 milioni di euro. Mezzo milione di euro di più di quanto, rispetto al contratto iniziale, avrebbero dovuto valere capannoni e terreno.

La zona industriale di Montelupone

La zona industriale di Montelupone

E i soldi, che fine hanno fatto i soldi se i capannoni non sono stati costruiti? Quando se ne parlò in Banca Marche, risultò che la Valpotenza – al momento della delibera di vendita – scrisse che i capannoni sarebbero stati edificati con i soldi messi a disposizione da Medioleasing. Ma alla banca risultò che Valpotenza ne girò una parte a sé stessa, alle società del gruppo e ad alcuni soci. Una volta emersa la situazione, comunque, l’impresa si sarebbe detta disponibile a versare al gruppo Banca Marche le somme necessarie alla costruzione di questi benedetti capannoni, non addebitandosi mala fede ma incolpevole superficialità davanti al ritardo nella consegna del prefabbricato da parte di un fornitore.

Alla fine della storia, pur supponendo una situazione di emergenza come la crisi dell’edilizia e il tentativo magari in buona fede di salvare capra e cavoli – cioè da una parte gli interessi di Medioleasing e dall’altra quella dell’impresa – è evidente come al di là delle singole responsabilità che potrebbero interessare un numero ristretto di soggetti e che non sta certo a un giornale stabilire, da questa vicenda emerge come in Medioleasing i controlli non avessero funzionato, come è immaginabile non abbiano funzionato in diverse altre circostanze. Non per niente, stando ai verbali della vigilanza, nella fase di valutazione ed erogazione del credito, così come nei controlli, in Banca Marche molte cose in passato non giravano. E sorge il sospetto, al di là della singola circostanza, che il dissesto del gruppo non sia solo colpa della crisi e dell’economia marchigiana.



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