“Ogni guerra è fratricida”
Panzavolta chiude gli Aperitivi Culturali

MACERATA - L'ospite ha ricevuto abbondanti applausi per l'ultimo dei 12 appuntamenti agli Antichi Forni analizzando Nabucco e la brama di potere dell'uomo

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Il pubblico presente oggi all’ultimo appuntamento degli Apertivi Culturali

di Marco Ribechi

Cala il sipario sugli Aperitivi Culturali della stagione lirica maceratese con l’ultimo ospite Andrea Panzavolta. Il tema dell’isteria del potere attraverso l’opera ha dominato il dodicesimo appuntamento del ciclo di incontri agli Antichi Forni, che coincide con la chiusura della stagione lirica, la quale vedrà questa notte l’ultima esecuzione del Nabucco in arena. «Non un semplice vezzo – spiega il direttore artistico Marco Vinco, presente con la soprintendente Lucia Chiatti – ma uno strumento utilissimo per capire che cosa ci portiamo a casa dalle serate allo Sferisterio. L’obiettivo dell’opera è illuminare le nostre vite, quindi dico il mio grazie a Cinzia Maroni, a cui auguro tanti altri anni di Aperitivi Culturali».

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Andrea Panzavolta

L’analisi di Panzavolta parte dalla rappresentazione pittorica, e in dettaglio dal Guernica di Pablo Picasso, che racchiude la devastazione di un bombardamento con circa 1600 vittime civili. «Credo sia l’unico dipinto in tutta la storia dell’arte in grado di racchiudere contemporaneamente polemos e stasis – dice Panzavolta – ovvero una guerra esterna tra potenze straniere e la guerra civile fratricida che si consumava in Spagna tra i nazionalisti di Franco e i repubblicani».

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Guernica, al centro in basso il particolare del fiore che sorge dalla spada spezzata

Due concetti separati per l’antico pensiero greco, ma che Picasso mostra essere facce di un unico fenomeno: la guerra fratricida. Il legame è quindi con il Nabucco di Giuseppe Verdi, che muove il popolo di Giudea non tanto per mire espansionistiche, quanto per dare esecuzione alla vendetta di Jahvé. «Il motivo dell’ira lo spiega il coro: “Peccammo” – prosegue l’ospite – la fonte di tutti i peccati è l’idolatria, ovvero sostituire al vero Dio la venerazione di idoli. Tra tutte, la peggiore è quella del potere».

Nel melodramma di Verdi, l’idolatria del potere accomuna sia Nabucco che Zaccaria, il quale immagina di poter opporre un potere uguale e contrario. «L’autentica potestas deve sempre accompagnarsi al concetto di autorità – sostiene Panzavolta – è questa che fa del re il legittimo detentore del potere, che non può riassumersi in un semplice confronto muscolare». Il politico, in questo contesto, è una terra desolata dove padri e figli sono in lotta reciproca per il nudo potere. «Non vi è guerra che non trascini con sé azioni fratricide – spiega Panzavolta – lo vediamo anche in Abigaille che, come sua prima azione politica, condanna sua sorella».

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Andrea Panzavolta e Cinzia Maroni

 

Quello del Nabucco è un tempo apocalittico: «Come apocalittico è il nostro tempo – commenta Panzavolta – ad emergere sono l’insicurezza dilagante, la sete di vendetta, il sovvertimento all’interno del corpo dello Stato, omettendo la riflessione sul nuovo che avanza. Il novum richiede la crisis, un atto tragico per antonomasia. Ma se nell’apocalisse tutto brucia per produrre nuova luce, qui ogni atto si esaurisce in sé».

La seconda parola chiave, dopo la coppia stasis e polemos, è fulmine. «Un’immagine che ritorna più volte nel Nabucco – spiega l’ospite – un eccesso di energia che si scarica producendo solo morte e distruzione, senza alcun esito di trasformazione».

In un mondo in cui i padri sono contro i figli e i figli in lotta tra loro, risplende solo l’astro di Fenena e Ismaele: «È l’emblema incompiuto della fraternitas – conclude Panzavolta – cioè il sostenere l’altro. L’opera verdiana tuttavia si conclude sull’onda della restaurazione dell’ordine ma, ancora una volta, è un palcoscenico di fantasmi in cui si afferma di nuovo la patria potestas, quella di Jahvé, il regista occulto di tutta la vicenda». Tornando infine a Guernica, il particolare del fiore che può ancora sorgere è «il seme dell’agape, l’amore incondizionato, l’unico che, quando ci spinge, ci rende massimamente liberi».

 

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