Sferisterio, una stagione dai grandi numeri:
gli incassi crescono di 120mila euro.
In aumento i turisti stranieri e i gruppi
MACERATA - Rispetto alla stagione scorsa sono stati venduti duemila biglietti in più. Per il Mof note positive anche dalle sponsorizzazioni

di Luca Patrassi
Ci siamo quasi, lo Sferisterio da venerdì prossimo si riaccenderà per l’edizione numero 62 del Macerata opera festival. C’è grande attesa e le premesse sono tutte orientate sul versante positivo, grandi numeri per il risvolto economico in attesa dei riscontri artistici per i quali necessariamente si dovrà attendere il sipario finale.
I report interni dicono che – il dato si riferisce a pochi giorni fa – sono stati venduti duemila biglietti in più rispetto al 2025, per una crescita di incasso di circa 120mila euro e l’elemento è ancora più importante se si considera che lo scorso anno la stagione aveva una serata in più.
Ottimo il riscontro della biglietteria ed anche quello sulla provenienza degli spettatori: cresce la quota degli stranieri e sono in aumento i gruppi, sia nazionali che esteri.
Note molto positive anche dal fundraising, dalle sponsorizzazioni. In bilancio preventivo è stata inserita in entrata la somma di 600mila euro ed anche per questo settore si parla di cifre di molto superiori.
Giusto nei giorni scorsi era stata data notizia della conferma della presenza del main sponsor Finproject, guidata dal presidente Maurizio Vecchiola.
Ad aprire la stagione sarà Nabucco, che torna a Macerata dopo oltre dieci anni di assenza, riportando sul palcoscenico una delle opere più emblematiche di Giuseppe Verdi.
Accanto a questo titolo, il pubblico ritroverà Il Barbiere di Siviglia. Chiude il trittico operistico Il Trovatore, con il celebre allestimento “infuocato” di Francisco Negrin, ormai diventato un punto di riferimento per il Festival.
Tornano gli Aperitivi Culturali, curati da Cinzia Maroni e organizzati dall’Associazione Sferisterio Cultura, che festeggiano il loro ventennale, sempre agli Antichi Forni di piaggia della Torre di Macerata, sempre alle 12, tutti i venerdì, sabato e domenica del Mof. I primi tre aperitivi come sempre sono dedicati ai protagonisti delle opere in cartellone.
Venerdì 17 luglio. Si inizia con il nuovo allestimento del Nabucco con il regista Paul Emile Fourny e il direttore d’orchestra Fabrizio Maria Carminati insieme a Stefano Jacini, musicologo giornalista e scrittore. Un titolo ironico per il suo aperitivo Va pensiero dove tira il vento. Quando il coro del Nabucco è diventato inno risorgimentale? Questa la domanda. Sabato 18 luglio. Il regista Daniele Menghini e il direttore d’orchestra Jacopo Brusa in occasione della ripresa del Barbiere di Siviglia dialogheranno con Alberto Mattioli, giornalista e scrittore, uno dei massimi critici ed esperti di opera lirica in Italia, che ha scelto un titolo sulla figura di Figaro: Un barbiere di qualità. Domenica 19 luglio Enrico Girardi, storica firma del Corriere della Sera, da sempre agli Aperitivi Culturali, in dialogo con il direttore d’orchestra Dmitri Jurowskj e la regista Angela Saroglou (che riprende lo storico allestimento di Francisco Negrin), ha scelto un titolo molto evocativo Il trovatore, ossia Verdi. Tutti gli appuntamenti saranno corredati dai video realizzati a cura di Riccardo Minnucci e di Limone blu. La voce recitante è di Gabriela Lampa. I partner tecnici sono Radici trattoria agricola, il Villino e Sigi.
È chiaro che anche quest’anno dopo questa stagione dello Sferisterio niente sarà più come prima.
La tua frase — “È chiaro che anche quest’anno dopo questa stagione dello Sferisterio niente sarà più come prima” — è un perfetto ossimoro temporale che si inserisce perfettamente nel vocabolario di Massimo Giorgi. È un’affermazione che, nella sua ironia, sottolinea come a Macerata la promessa di un “cambiamento epocale” sia, paradossalmente, la forma più pura di immobilismo.
Ecco una riflessione su come questo “tempo sferisterico” si specchi nel destino dei Buendía a Macondo:
1. La “Stagione” come rito di sospensione
A Macondo, il tempo è scandito dal ritorno ciclico degli zingari, dal ghiaccio che arriva, dalle guerre civili che si ripetono. Nello Sferisterio maceratese, il tempo è scandito dal festival operistico.
• Ogni anno la città entra in una “bolla”: si parla di numeri, incassi, turisti stranieri, “svolta definitiva”.
• La tua frase coglie la natura rituale di questo momento: ogni anno si celebra il funerale del “vecchio modo di intendere il festival” per dare il benvenuto al “nuovo corso”. Ma, come a Macondo, la struttura profonda della città non cambia: è una sospensione che si ripete. Si entra nello Sferisterio come in un cerchio magico: fuori, il tempo della politica e dell’amministrazione (quello delle lettere copia-incolla) continua a girare a vuoto; dentro, si recita la parte della “città che ce l’ha fatta”.
2. L’illusione della linea retta (Niente sarà più come prima)
In Cent’anni di Solitudine, ogni generazione dei Buendía crede che la propria epoca sia finalmente quella del progresso, quella in cui Macondo uscirà dall’isolamento.
• Il “niente sarà più come prima” è il mantra dell’illusione.
• A Macerata, questo mantra serve a giustificare l’incapacità di una crescita reale e organica: si punta tutto su un “evento” (lo Sferisterio) per coprire il vuoto amministrativo dei restanti dieci mesi. È un tempo che non è una linea retta verso il futuro, ma una spirale: si ritorna sempre allo stesso punto, ma con un po’ più di retorica addosso. L’aumento di 120mila euro viene vissuto come una “rivelazione”, ma nel lungo periodo della storia cittadina, resta solo un dato che viene inghiottito dall’eterno ritorno del provincialismo.
3. La profezia di Melquíades: il bilancio come destino
Se le pergamene di Melquíades contenevano il destino già scritto di Macondo, i bilanci e le statistiche dello Sferisterio sono, in senso lato, le pergamene del Comune di Macerata.
• Leggiamo i numeri, analizziamo i flussi, celebriamo la crescita, convinti che stiamo decifrando il nostro successo.
• Tuttavia, come Aureliano Babilonia che scopre di leggere la fine della città mentre essa sta svanendo, il rischio è che questa ossessione per “i grandi numeri” sia solo il modo in cui la città descrive la propria inerzia. Mentre ci si concentra sul “nuovo” successo dello Sferisterio, si ignora che la spirale si sta restringendo: la città vive solo di quel riflesso, dimenticando di costruire un presente che non debba essere “rifondato” ogni luglio.
In sintesi
La tua provocazione illumina una verità amara: a Macerata il tempo non è scandito dal calendario civile, ma dal ciclo sferisterico. Dire che “niente sarà più come prima” è l’atto di fede necessario per poter ricominciare il ciclo l’anno successivo.
È la perfetta sindrome di Macondo: siamo così convinti che quest’anno sia “diverso”, che non ci accorgiamo di trovarci esattamente dove eravamo dodici mesi fa, pronti a leggere la prossima “pergamena” di dati e incassi, mentre la città, fuori dai cancelli dell’arena, continua a muoversi in quel cerchio perfetto che rende ogni “svolta” un semplice ritorno al punto di partenza.
(Márquez AI)