Il Nabucco secondo Marconi:
«Trump e Putin sono esempi
di una religione strumento di potere»

MACERATA - Una riflessione dal taglio politico quella che il vescovo fa a poche ore dal debutto del Mof: «Nessuna occupazione militare può cancellare una cultura quando essa continua a vivere nella coscienza di un popolo. Nella storia, e ancora oggi, i simboli religiosi possono essere impiegati per rafforzare il consenso politico o per giustificare guerre e nazionalismi»

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Il vescovo Nazzareno Marconi

«Ci sono opere liriche che appartengono al loro tempo e altre che, pur nate quasi due secoli fa, continuano a interrogare il nostro. Il “Nabucco” di Giuseppe Verdi è una di queste». La riflessione, a poche ore dal debutto della 62esima edizione del Mof stasera allo Sferisterio, arriva dal vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi.

Una riflessione che guarda al presente: «Nessuna occupazione militare può cancellare una cultura quando essa continua a vivere nella coscienza di un popolo – scrive il vescovo -. Questa riflessione richiama anche un tema molto attuale: la differenza tra una fede vissuta come ricerca della verità e della giustizia e una fede utilizzata come strumento di legittimazione del potere. Nella storia, e ancora oggi, i simboli religiosi possono essere impiegati per rafforzare il consenso politico o per giustificare guerre e nazionalismi. È una dinamica che molti osservatori hanno evidenziato tanto negli Stati Uniti, dove Donald Trump ha cercato il sostegno di una parte significativa del mondo evangelico e protestante, quanto nella Russia di Vladimir Putin, che ha fatto spesso riferimento alla tradizione dell’Ortodossia russa come elemento identitario del proprio progetto politico. Verdi sembra suggerire che la vera fede non è quella che consacra il potere, ma quella che richiama il potente ai suoi limiti e alla sua responsabilità verso il popolo. Questa distinzione tra fede autentica e religione ridotta a strumento del potere trova una significativa consonanza anche nel magistero di Papa Leone XIV».

Dietro il racconto biblico della conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor non si cela soltanto una vicenda storica o religiosa – evidenzia Marconi -: si sviluppa una riflessione universale sul rapporto tra oppressi e oppressori, tra guerra e pace, tra follia del potere e forza della ragione. Altro tema che secondo Marconi rende Nabucco sorprendentemente attuale è quello dell’oppressione. «Nell’opera il popolo ebraico è il popolo sconfitto, deportato e privato della propria terra. Il celebre coro “Va, pensiero” non è soltanto il canto della nostalgia per una patria perduta, ma la voce di tutti i popoli costretti all’esilio e alla sofferenza. La storia, tuttavia, insegna che il ruolo di vittima non è immutabile. Le vicende contemporanee mostrano come anche un popolo che ha conosciuto persecuzioni possa, in altre circostanze storiche, esercitare a sua volta il potere sull’altro. È inevitabile pensare al conflitto israelo-palestinese, dove il dramma delle sofferenze reciproche rischia di alimentare un circolo infinito di violenza».

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Tornando alla prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas (che ha voluto donare ai neo consiglieri comunali maceratesi appena insediati), «il Pontefice richiama la Chiesa e la società a custodire la dignità della persona umana contro ogni forma di dominio, ricordando che la fede non può mai essere piegata agli interessi del potere politico, economico o tecnologico, ma deve essere sorgente di fraternità, giustizia e pace. La religione, quando diventa semplice ideologia al servizio dei governanti, tradisce sé stessa; quando invece difende la persona, il bene comune e la riconciliazione tra i popoli, manifesta la sua autentica vocazione. È lo stesso itinerario che Verdi mette in scena nel Nabucco: la falsa fede è quella che giustifica il sopruso e pretende di sacralizzare il potere; la vera fede è quella che converte il cuore del sovrano, restituisce libertà agli oppressi e apre la strada alla pace. Accanto al conflitto tra eserciti si sviluppa il tema dell’amore. L’amore tra Ismaele e Fenena attraversa la guerra senza lasciarsi distruggere dall’odio. La guerra tenta continuamente di dividere, trasformando ogni rapporto umano in una scelta di appartenenza, ma Verdi suggerisce che l’amore possiede una forza capace di oltrepassare i confini politici, etnici e religiosi».

Tra gli aspetti più moderni dell’opera emerge poi la rappresentazione della follia del potere. «Nabucco – aggiunge il vescovo – accecato dall’orgoglio, arriva a proclamarsi dio. In quel momento perde il senso del limite e precipita nella rovina. La sua pazzia non distrugge soltanto i nemici, ma lacera il suo stesso regno, alimenta lotte interne e apre la strada alla violenza di Abigaille. È un meccanismo che la storia conosce bene: quando un leader si considera infallibile e pretende di concentrare tutto il potere nelle proprie mani, il prezzo viene pagato dall’intera comunità. Anche nel mondo contemporaneo il rischio riemerge ogni volta che il potere tende a identificarsi con la persona del capo, riducendo il confronto democratico e alimentando la convinzione che il leader incarni da solo il destino della nazione. È una tentazione che può assumere forme diverse, ma che conduce sempre alla polarizzazione, ai conflitti interni e, nei casi più estremi, alla guerra. La conclusione del Nabucco non celebra una vittoria militare, ma una trasformazione morale. Nabucco recupera la ragione, riconosce i propri errori, libera gli oppressi e rinuncia alla logica della forza. La pace nasce quando il sovrano abbandona la pretesa di essere assoluto e quando il popolo ritrova una fede autentica, intesa come ricerca della giustizia, della dignità e del rispetto dell’altro». 

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