Il Comune non paga la quota 2020,
l’associazione Cento Consorti
pronta all’azione legale

MACERATA - Il contributo di circa 16mila euro viene versato ogni anno secondo quanto stabilito quando la proprietà dello Sferisterio venne trasferita all'ente. Tutto ok con il versamento per il 2021 ma manca quello dell'anno precedente
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cicconi

Walfrido Cicconi

 

di Luca Patrassi

Va detto subito, stavolta Iommi non c’entra nulla. Si parla dell’associazione civile dello Sferisterio “Cento consorti” che è pronta all’azione legale contro il comune di Macerata. Non si tratta delle polemiche al vetriolo insorte dopo le dichiarazioni, fatte lo scorso anno, dall’assessore all’Urbanistica Silvano Iommi sui pretesi motivi che indussero i cento consorti a edificare lo Sferisterio. Il motivo del contendere è legato al fatto che il Comune non versa all’associazione, ora guidata dal presidente Walfrido Cicconi, la pattuita quota annuale di circa sedicimila euro. Non una cosa di oggi, è il contenuto dell’accordo siglato alcuni decenni fa per il trasferimento della proprietà dello Sferisterio dai “cento consorti” al Comune. Gli eredi dei “cento consorti” cedettero al Comune di Macerata la proprietà del bene monumentale, che necessitava di importanti opere di restauro, in cambio di alcuni riconoscimenti formali ed economici, tipo un piccolo contributo annuale. Ora, pare sia emerso qualche problema con i pagamenti. Il Comune ha di recente pagato, quasi per intero, la quota del 2021, ma è rimasta inevasa la contribuzione del 2020, anno che vide un “semestre” rosso, o giù di lì, a guida Carancini e il secondo trimestre “bianco-nero” a guida Parcaroli. Insomma il pagamento non si è visto e l’associazione – che su quel contributo sostanzialmente basa gran parte delle attività – si è decisa all’azione legale, visto che sembrano essersi rivelati inutili le azioni di recupero del credito.

L’associazione reclama il pagamento del contributo, il Comune avrebbe rilevato che non sarebbe arrivata dall’associazione la relazione sull’attività svolta nell’anno “incriminato”. Non che il tutto possa essere il prologo a un ritorno in possesso da parte dei “cento consorti” del bene monumentale per insolvenza da parte del Comune, è anzi auspicabile che il clima torni sereno dopo due anni di alta tensione, e non solo per il Covid. Magari, un primo segnale sarebbe togliere quella macchia di umidità che da anni campeggia sulla parte frontale dello Sferisterio, neanche a farlo apposta dove c’è la scritta che ricorda la generosità dei cento consorti. Certo che a pensare male… magari saranno stati i cambiamenti climatici.



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