«Già consegnati a Kiev 10mila euro,
no all’accoglienza
improvvisata dei profughi»
MACERATA - Il vescovo aggiorna sulla raccolta fondi destinata al suo omologo ucraino, rinnova l'appello a non inviare beni e materiale e ne lancia un altro sul modo di gestire le persone che arrivano nel nostro territorio

«Anche grazie alla vicinanza di moltissimi di voi, abbiamo già versato al vescovo di Kiev una prima somma per aiuti immediati di 10mila euro che stanno già utilizzando per le primissime emergenze». E’ quanto fa sapere il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, dopo l’appello lanciato l’altro giorno sulla necessità di aiutare il popolo ucraino con un raccolta fondi più che con l’invio di beni e materiali difficili da gestire in questo momento. Ma il capo della Diocesi lancia anche un’avvertenza sull’accoglienza di profughi.
«Cari sacerdoti, diaconi, consacrati e fedeli tutti, in riferimento all’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina stiamo in contatto quotidiano con Caritas Nazionale e con le Autorità locali a partire dalla Prefettura che ha il primo compito di coordinare questa tipologia di attività. Queste sono le informazioni e indicazioni che tutti dobbiamo tenere presenti – sottolinea il vescovo – L’accoglienza di stranieri provenienti da zona di guerra non può essere svolta in maniera caotica o improvvisata, per non aggiungere problemi a una situazione già complessa e drammatica. Molti profughi sono minori e la legislazione che li tutela è giustamente molto severa. In ogni caso le persone che arriveranno devono essere presentate alla Prefettura per le necessarie autorizzazioni. Siamo ancora in regime di emergenza Covid pertanto devono essere adottate le necessarie precauzioni e rispettati tutti i protocolli disposti dalle autorità. La maggior parte delle persone che arrivano non parlano altra lingua se non la propria o una lingua slava, pertanto anche questo aspetto va tenuto in debita considerazione. La Caritas Diocesana resta a disposizione per chiarimenti a riguardo e aiutare a risolvere eventuali problematiche burocratiche. Caritas Italiana ribadisce che al momento organizzare raccolte di cibo o abiti non serve, anzi potrebbe creare problemi non avendo percorsi certi per farli arrivare; si corre il rischio di inviare materiali in luoghi dove la gente non c’è più, perché intanto è fuggita altrove».


















”Nel 452 Attila, condottiero degli unni, dopo aver saccheggiato Aquileia, si rivolse minaccioso verso le regioni centrali dell’ Italia; da Roma gli andò incontro una legazione, guidata dal papa Leone che incontrò il re barbaro sulle sponde del Mincio, non lontano da Mantova. “Dopo quell’ incontro, Attila abbandonò l’ Italia, molto probabilmente anche per ragioni di carattere militare e politico, ma l’ aura di sacralità che emanava dalla personalità di Leone ebbe parte in quella decisione; la sua fama si accrebbe in Italia e in tutto l’ Occidente, e lasciò memoria nella futura storia di questo pontificato.”
Allora perchè non inviare beni materiali a Kiev che come ha confermato sa come e dove distribuirli. Sarei molto curioso di sapere come verrebbero gestiti e utilizzati i soldi inviati per sopperire alle reali necessità della popolazione. Occorrerebbe un pò di chiarezza.