Mega incendio alla Orim,
Mancini e il dipendente a giudizio
«Il processo escluderà negligenze»

MACERATA - L'udienza si è svolta nel pomeriggio davanti al gup Claudio Bonifazi. L'azienda è serena: «Abbiamo fiducia verrà valutata una corretta gestione dell'impianto. Ci siamo sempre sottoposti a tutti i controlli e non sono mai state accertate violazioni»
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La Orim dopo il rogo

di Gianluca Ginella

Incendio alla Orim, rinviato a giudizio il titolare, Alfredo Mancini, 76 anni e il dipendente Gianluca Gazzani, 33 anni, che nel manovrare un muletto aveva fatto cadere due fusti dando origine, dice l’accusa, al rogo scoppiato nell’azienda di Piediripa di Macerata. L’udienza si è svolta nel pomeriggio davanti al gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata.

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In foto, da sinistra: gli avvocati Paolo Giustozzi, Nicola Piccinini, Nicola Perfetti e il titolare della Orim, Alfredo Mancini

L’azienda, dopo il rinvio a giudizio, in una nota spiega di prendere «con estrema serenità la decisione del giudice di demandare l’accertamento dei fatti alla fase dibattimentale, atteso l’elevato contenuto tecnico delle questioni da valutare. Sarà infatti quella la sede più opportuna per escludere che vi siano e vi siano mai state negligenze nella gestione dell’impianto. L’azienda ha sempre profuso il massimo sforzo organizzativo, investendo cospicue risorse finanziare, nella ricerca delle migliori tecniche lavorative idonee a garantire il rispetto dell’ambiente e l’osservanza delle prescrizioni autorizzative, avvalendosi di personale dotato di elevata preparazione tecnico scientifica e di specifica competenza in materia di gestione di rifiuti».

La Orim spiega che nel corso degli anni sono stati costanti e capillari i controlli cui l’azienda è stata sottoposta «anche mediante frequentissime visite ispettive effettuate dal personale dell’Arpam, della Polizia provinciale e dei Vigili del fuoco che mai hanno messo in evidenza violazioni alle normative del settore o inosservanza di specifiche cautele a tutela dell’ambiente e dei luoghi di lavoro. La società ripone fiducia nella capacità del Tribunale di accertare la correttezza della gestione come già avvenuto in recenti pronunce assolutorie. Il giudizio è confortato anche dal fatto che in occasione dell’incendio del 6 luglio 2018 le misure di sicurezza dell’azienda hanno consentito di limitare efficacemente le proporzioni dell’incendio stesso, scongiurando il rischio di danni a persone e cose, stante la limitata durata del tempo necessario per domare le fiamme che non hanno lambito le aziende confinati. Per queste ragioni Orim spa ripone enorme ed estrema fiducia nell’accertamento dei fatti ad opera del Tribunale, certa di poter continuare ad offrire un servizio indispensabile alla comunità».

ORIM_Incendio_FF-1-650x433L’accusa contesta a Mancini, in qualità di amministratore unico della Orim, «gravi carenze gestionali». Tra l’altro gli viene contestato di aver tenuto in deposito nell’azienda una quantità di rifiuti pericolosi (tossici, infiammabili ed eco tossici) «nettamente superiori alle soglie stabilite per la non assoggettabilità della ditta alla normativa Seveso». Altra contestazione il fatto che l’impianto idrico antincendio era risultato, al momento dell’apertura, non utilizzabile per la caduta di pressione dell’acqua e risultava non adeguatamente mantenuto. Tra le accuse anche quella di aver omesso di adottare misure idonee alla prevenzione degli incendi rilevanti. A Gazzani viene contestato di aver tenuto una condotta negligente mentre lavorava nel capannone C, alle 16,34 del 6 luglio, manovrando un muletto. Secondo l’accusa, nell’andare a marcia indietro «incautamente», aveva urtato un bancale su cui stavano due fusti (il cui contenuto non è stato stabilito) e una volta caduti era scoppiato l’incendio. La Orim è finita sotto accusa in base alla legge 231: per non aver adottato un modello di gestione funzionale all’organizzazione dell’impresa ed in funzione di prevenzione alla commissione dei reati. Mancini è difeso dall’avvocato Paolo Giustozzi, Gazzani del legale Donatello Prete, la Orim dall’avvocato Nicola Perfetti. Parte civile si è costituito il comune di Macerata (tutelato dall’avvocato Nicola Piccinini) che chiede un risarcimento di circa 60mila euro. Il processo si aprirà al tribunale di Macerata il 28 settembre.

 

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