Due anni da incubo per una allevatrice:
«Vivevamo tra muffe e topi,
aiutateci a costruire la casetta di legno»

USSITA - Silvia Bonomi ha vissuto con la sua famiglia in un modulo abitativo per poter stare vicina alle sue pecore. Una azienda aveva promesso di donare una struttura, ma poi è sparita. Ora ha lanciato una raccolta fondi per avere un aiuto: «Siamo sfiniti, abbiamo iniziato a dubitare di aver fatto la scelta giusta a restare qui. Ma ormai non possiamo andarcene»
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Silvia Bonomi

 

di Monia Orazi

«Forse a queste condizioni non avrebbe resistito nessuno, non so dove abbiamo trovato il coraggio di farlo noi fino ad oggi. Siamo sfiniti, abbiamo iniziato a dubitare di aver fatto la scelta giusta a perseverare nel voler rimanere qui. Ma ormai siamo in ballo, non possiamo andarcene. Per questo motivo, confidando abbiate capito quanto ci costi in termini di dignità chiedere aiuto, invitiamo a leggere il link della nostra campagna di raccolta fondi – a copertura parziale delle spese di realizzazione della casetta di legno che dobbiamo edificare sopra la già pronta platea di fondazione, completa di tutti gli allacci».

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Una immagine della situazione all’interno del modulo

E’ questo l’appello che Silvia Bonomi, allevatrice di Ussita e titolare dell’azienda che alleva pecore sopravissane, lancia per la sua raccolta fondi sul web, vittima di una beffa, da parte di un’azienda che aveva promesso di donarle una casa in legno, che consentisse a lei ed alla sua famiglia di stare vicino alle pecore, specie nei prossimi mesi con il parto degli agnelli, che richiede presenza costante. «Due anni e mezzo in un Mapre (Moduli abitativi prefabbricati rurali emergenziali, ndr), dopo un lungo inverno in roulotte, ad Ussita, non si augurano neppure al proprio peggior nemico – racconta Silvia Bonomi -. Scarsa coibentazione, muffe onnipresenti e rifiorenti nonostante le decine di litri di candeggina, condensa in ogni dove e topi, dato l’ambiente ottimale e impossibile da raggiungere in maniera completa, consentendogli di resistere indenni ad ogni forma di derattizzazione e colonizzare le pareti divisorie.

Il Mapre era composto di 3 moduli container assemblati ed il sottotetto-intercapedine.

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La muffa nel Mapre

In questo poco salubre ambiente, abbiamo vissuto dall’aprile 2017 fino all’ottobre 2019, subendo numerose interruzioni di corrente, blocco dei termoconvettori per il ghiaccio, ascoltando per ore i topi camminare dentro l’intercapedine del tetto e sotto il pavimento, e consumando litri di candeggina per limitare le muffe, invano». La giovane ha avuto anche problemi di salute: «Nell’agosto del 2019, ho avuto una trombosi venosa profonda nella vena giugulare intracranica. Un lungo coagulo di sangue nel cervello che ha comportato e comporta tutt’ora una mole di cure e controlli che mi porterò dietro tutta la vita. La causa di tale coagulo, nonostante gli accertamenti fatti ed in corso, rimane ignota. L’unica ipotesi plausibile, al momento, è l’esposizione prolungata ad un tipo di muffa presente al di sotto della pavimentazione del Mapre.

A seguito di tutti questi rocamboleschi eventi, ad ottobre 2019 sembrava finalmente essersi aperto uno spiraglio: un’impresa che realizza anche costruzioni si era offerta di donarci una struttura in legno, pagandone a tranche solo il lavoro di installazione, facendoci arrivare ad ottenere la tanto agognata autorizzazione alla rimozione del Mapre per installare al suo posto un modulo di legno provvisorio.

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La piattaforma in cemento

Euforici, ci siamo imbarcati così nell’ennesimo trasloco, portando il nostro domicilio temporaneo a circa 15 chilometri di distanza dai nostri animali. L’impresa però, che di professionale evidentemente aveva ben poco, di colpo è sparita nel nulla lasciandoci davvero in un mare di guai. Dopo questa umana delusione e parecchio sconcerto invece, qualcun altro ha teso la mano verso di noi e con riservatezza, discrezione e solidarietà, ci ha ugualmente aiutato a realizzare la platea di fondazione, con relativi allacci delle utenze, per il posizionamento di una futura struttura di legno, con il generoso augurio di riuscire prima o poi ad avere lo stesso una casa degna di tale nome». Silvia Bonomi non si è persa d’animo e così ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma gofund.me, per arrivare ai 40mila euro necessari a costruire la casa di legno, che le permetterà di restare accanto ai suoi amati animali, ottenendo un ambiente sicuro e salutare in cui vivere.

 

 

 

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