Perché tanto accanimento
contro i nostri terremotati?

IL COMMENTO - Pensili che cadono nelle sae, manovali addetti ai lavori che protestano, casa antisismica dichiarata inagibile dopo la scossa del 10 aprile, norme vessatorie per chi deve versare i tributi non pagati. E per nuovi provvedimenti la De Micheli aspetta il nuovo governo, si vuole la desertificazione del territorio?

- caricamento letture

sae-pieve-torina

Sae danneggiate a Pieve Torina dopo il terremoto del 10 aprile

 

di Ugo Bellesi

Un vecchio pastore, alcuni mesi fa, appena aveva visto montare le prime Sae, ce lo aveva detto e noi a suo tempo lo abbiamo scritto: «Queste casette non sono adatte per zone di montagna, ma per il mare. Per la montagna servono le casette di legno, più sicure anche in zona sismica». Quell’uomo, grazie alla sua esperienza di vita sui Sibillini, era stato facile profeta, come confermato dall’ultima scossa, quella di 4.6 del 10 aprile. Infatti le casette di legno (quelle che le Istituzioni considerano “abusive” forse proprio perché non sono costate neppure un euro allo Stato e quindi debbono essere demolite) non hanno avuto problemi mentre le Sae, costate più di un appartamento in città, “hanno ballato” provocando uno spavento terribile alle famiglie che vi abitano. Su sollecitazione del sisma i pensili delle cucine si sono staccati dalle pareti e i boiler sui tetti si sono inclinati pericolosamente. E se il terremoto fosse arrivato in pieno giorno e sotto quei pensili ci fosse stata una persona? Immaginate cosa sarebbe successo. E se c’era un bambino per prendere un bicchiere? Chi avremmo dovuto accusare della disgrazia? Non ci sono stati feriti per fortuna ma in molti sono rimasti terrorizzati perché gli armadi, non essendo fissati alle pareti, con le scosse anche di modesta entità ondeggiano pericolosamente con il rischio di cadere addosso alle persone. Ma gli sfollati lamentano anche altre carenze. «La notte – ha dichiarato Gabriella Rotariu che abita una casetta a Pieve Torina – siamo completamente al buio e questo è pericoloso perché se si esce di casa per la paura si rischia di inciampare. Le buche per impiantare i pali dell’illuminazione sono stati fatti ma sono stati lasciate così, senza niente». Le istituzioni hanno cercato di minimizzare sostenendo che «sono caduti solo quattro pensili». Le smentisce subito Mauro Corsi che abita una casetta in località Antico di Pieve Torina: «La cucina è inservibile. I pensili e la cappa sono caduti, i fornelli e il lavello sono inutilizzabili. Non si possono attaccare i pensili sul cartongesso».

sciopero-sae

Lavoratori delle sae in sciopero

Ma se le casette lasciano molto a desiderare non è solo colpa di chi le ha scelte al posto di altre soluzioni abitative meno costose, magari di legno. Forse la colpa è del personale che le aziende subappaltanti delle sae hanno ingaggiato facendo arrivare romeni, egiziani e di altre nazionalità con la qualifica di semplici “manovali” quindi con una preparazione forse non proprio adeguata per lavori di precisione. Ma soprattutto si tratta di persone insoddisfatte del loro lavoro, sottoposte a turni troppo faticosi, con il rischio di infortuni come confermano i rapporti che la Cgil ha inviato alla magistratura di Macerata. Per completare il quadro c’è qualcuno che si lamenta perché, a volte, si richiede loro la restituzione di parte del salario. La Cgil sta tutelando attualmente 50 di questi lavoratori ma ce ne sarebbero altri 100 pronti ad aprire una vertenza. Daniel Taddei, segretario provinciale della Cgil, che ha messo tutta la documentazione in mano alla Procura della Repubblica di Macerata, è preoccupato di tutto ciò ma soprattutto del fatto che, se tanto accade ora con le casette, quando partirà alla grande la ricostruzione, le imprese del nord e del sud ce ne faranno vedere delle belle. Ma perché abbiamo detto imprese del nord e del sud? Non ci sono le nostre imprese che danno tutte le maggiori garanzie non solo di essere esenti da infiltrazioni mafiose, ma anche di avere dipendenti altamente professionalizzati? Questo è vero. Ma tra le clausole inserite nelle varie ordinanze per la ricostruzione ce n’è una che tende ad escluderle. Infatti è previsto che un’azienda impegnata nella costruzione di un complesso edilizio, o anche di un semplice condominio, nel presentare tutta la documentazione debba anche consegnare una certificazione in cui si dimostri di aver eseguito nei cinque anni precedenti, un lavoro di analoga portata e magari anche superiore. Sappiamo benissimo che la crisi edilizia che ha colpito il nostro Paese, e in particolare le Marche, non ha consentito alle nostre imprese di eseguire lavori edificatori molto impegnativi. E poiché la crisi edilizia va avanti da almeno dieci anni, è chiaro che non pochi imprenditori edili si troveranno in difficoltà a rispettare quella clausola. E’ evidente tuttavia che si potrà ricorrere a consorzi, a reti di imprese o ad altre soluzioni. Tuttavia è sempre un ostacolo per le imprese locali.

terremoto-10-aprile-2018-casa-nuova-danneggiata-pieve-torina-FDM-9-650x434

Casa nuova danneggiata a Pieve Torina

Ma la preoccupazione più grave per i terremotati che stanno pensando alla ricostruzione della loro casa non è tanto questa appena accennata ma ce ne sono ben altre. Innanzitutto la sicurezza antisismica delle nuove costruzioni. E quanto accaduto a Pieve Torina è certo molto allarmante da questo punto di vista. Luca Esposto, che gestisce con la sorella Daniela il bar Expò, aveva avuto assegnato dalla Regione, al posto della sae, una casa in muratura. Erano entrati da una settimana quando la scossa del 10 aprile l’ha resa inabitabile. «Eppure – ha dichiarato Daniela Esposto – ci avevano detto che nella nuova casa saremmo stati al sicuro. Teoricamente si tratta di un edificio antisismico, sarà stato costruito cinque o sei anni fa. E invece ora non sappiamo dove passeremo la notte». Ma chi è che aveva garantito che fosse antisismico? Era stata fatta la microzonazione dell’area? L’edificio aveva avuto soltanto un “miglioramento sismico” (come più probabile) o era stato fatto un “adeguamento sismico”. La differenza è notevole. Attualmente si sta cercando di accelerare la ricostruzione leggera ma con quali criteri? Bisogna esigere l’”adeguamento sismico” accompagnato da microzonazione sismica. Questo a garanzia delle aziende impegnati nei lavori di ricostruzione che, in caso di futuri danni, saranno chiamate a risponderne dinanzi alla magistratura, ma soprattutto a garanzia dei cittadini che vi andranno ad abitare perché ne va della sicurezza loro e delle loro famiglie. Se basta una scossa di 4.6 per rendere inagibile un fabbricato figurarsi se si sale a 4.8 o al di sopra?

de-micheli-san-ginesio

L’ultima visita della De Micheli

Nella sua ultima visita a San Severino il commissario per la ricostruzione, Paola De Micheli, in merito al problema degli abusi edilizi del passato (fatti da gente trasferitasi da anni o da genitori ormai defunti degli attuali proprietari) e che ostacolano la presentazione dei progetti di ricostruzione, ha dichiarato «appena ci sarà un governo presenteremo una proposta di norma , che è una sanatoria chirurgica sui micro abusi, perché stiamo rilevando un numero importante che ferma la presentazione delle domande». A noi sembrava che ancora ci fosse un governo, quello di Paolo Gentiloni. Anche se si deve occupare dell’ordinaria amministrazione (ma a maggior ragione si deve occupare dell’emergenza) un decreto a sanatoria è sicuramente in grado di emanarlo, anche perché – vogliamo ricordarlo – nell’Alto Maceratese siamo non solo in emergenza post sisma ma in …continuità di terremoto, come dimostra la scossa del 10 aprile. Dopo non ci si venga a dire, come dichiarato dalla De Micheli, che «ci sono stati ritardi, ma sono ritardi tutti motivati». Anche aspettare il nuovo governo è un ritardo. E se si andrà al voto anticipato dovremo aspettare ancora dei mesi in attesa del nuovo governo. E poi, il nuovo governo avrà ben altre “gatte da pelare” più urgenti prima di pensare al terremoto.

cisl-roberto-orazi

Uno dei terremotati che subirà gli effetti della “busta paga pesante”

In tutto questo si nota un particolare “accanimento” contro i nostri terremotati, come dimostra la meritoria indagine svolta dalla Cisl di Macerata. Indagine che meritava maggiore attenzione da parte dei media nazionali. Come è noto nelle zone terremotate è stato sospeso il versamento dell’Irpef. Dopo solo un anno ai terremotati del Centro Italia è stato richiesto il rimborso delle somme non versate. Mentre per i terremotati di Molise-Puglia del 2002 il rimborso era stato rimandato di 69 mesi.  Ai terremotati del Centro Italia si chiede il rimborso del 100% delle somme non versate. Per i terremotati di Marche-Umbria 1997, Molise-Puglia 2002 e per L’Aquila 2009 era stato invece richiesto il rimborso soltanto del 40%.  L’inizio dei versamenti per i nostri terremotati viene differito di soli cinque mesi mentre per i terremotati di Marche-Umbria del 1997 era stato differito di 120 mesi. I nostri terremotati dovranno rimborsare i tributi non versati in appena due anni. Invece per tutti i terremotati di Umbria-Marche 1997, di Molise-Puglia 2002 e di L’Aquila 2009 era stata concessa una dilazione di dieci anni. Ma non è solo questo il problema. Per creare maggior disagio ai terremotati dei Sibillini e del Centro Italia ancora non sono state rese note neppure le modalità per la restituzione. Tutto fa pensare che chi ha emanato queste norme, vessatorie contro i nostri territori, ce l’abbia proprio con i terremotati del 2016. Altrimenti bastava applicare le regole già adottate per gli altri terremotati. A che pro tutta questa “cattiveria”? A tale domanda un ex sindaco ci ha spiegato: «Queste norme, come altre pure assai dannose per il nostro territorio, sono state emanate molto prima delle votazioni del 4 marzo. Non sorge anche a voi il sospetto che in tutti questi mesi del dopo sisma qualcuno (o più di uno) abbia “lavorato” per far perdere le elezioni al Pd?». Non è una spiegazione sufficiente. Forse c’è qualcuno che trama per desertificare questo territorio. E ci sta riuscendo. Lo ha evidenziato anche il commissario De Micheli quando a San Severino ha espresso questo concreto timore con molta lucidità: «Non si può non vedere come, oltre alla determinazione delle istituzioni, è necessaria soprattutto la determinazione di rimanere a vivere in questi territori da parte delle persone. Se la gente se ne va via per qualche anno c’è il rischio che non torni più».

Articoli correlati


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X