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I terremotati hanno bisogno
di parlamentari preparati:
il M5s si metta al lavoro

IL COMMENTO - Il confronto in aula tra Simone Baldelli (FI) e la pentastellata Patrizia Terzoni svela una non conoscenza di fondo della situazione del cratere da parte dei neoeletti del Movimento che preoccupa. E' tempo per il gruppo di maggioranza di proposte serie e immediate
lunedì 16 aprile 2018 - Ore 17:54 - caricamento letture
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di Fabrizio Cambriani

Fino alla fine di gennaio, eravamo tutti sicuri che avrebbe condizionato e dettato l’agenda della campagna elettorale. Invece l’irruzione improvvisa di gravi fatti di cronaca lo ha, pian piano, quasi allontanato dalla lista delle emergenze. Allora si è fatto sentire: dapprima con un timido colpo, tanto per ricordarci che lui c’era ancora; poi con una scossa un po’ più forte. Infine, alle cinque di mattino di martedì scorso, con una brusca sveglia del 4.6. Ci ha presi tutti alla sprovvista. Riproponendo sensazioni e stati d’animo che sembravano ormai riposti nel cassetto dei brutti ricordi. Il boato, la terra che trema, armadi e suppellettili che rovinano a terra. I bicchieri rotti, qualche crollo in una nuvola di polvere di pietra. Ma su tutto, la paura: quella di non sentirsi ancora al sicuro, assieme alla famiglia, dentro la propria casa. Quella che di sera, ti fa prendere le coperte e ti fa dormire, di nuovo, in macchina. Per due o tre notti ancora. Aspettando che passi.

Al centro Simone Baldelli

Pure i Palazzi della politica, in ben altre faccende affaccendati, sono stati presi in contropiede. Mentre erano in pieno svolgimento, riti e liturgie di inizio legislatura – che dovrebbero portare alla costituzione di un governo – l’ennesima botta che ha fatto tremare gli Appennini, ha squarciato un velo, anche sulla realtà vera dei terremotati. Chi ha rotto gli indugi, soffocati dai passi ovattati dai damaschi rossi della Camera dei Deputati, è stato Simone Baldelli, il vicepresidente del gruppo di Forza Italia, già parlamentare eletto nelle Marche e da poco riconfermato. Lo ha fatto nella seduta del 10 aprile, in meno di due minuti, con un intervento chiaro e asciutto. Baldelli ha chiesto di mettere al centro dell’agenda politica del futuro governo (qualunque ne sia il colore), la questione delle popolazioni colpite dai tanti terremoti “che oggi più che mai hanno bisogno di non sentirsi abbandonati dalle istituzioni.” Sono seguite, come al solito, parole di circostanza da parte di altri gruppi parlamentari. Quello che più mi ha colpito però, è stato il discorso della parlamentare marchigiana Patrizia Terzoni del Movimento 5 Stelle. Per lei la gravità della situazione è circoscritta ai piccoli danni registrati nelle sae. Oppure nelle abitazioni, da poco consegnate e già lesionate, dalla scossa di martedì mattina. Dalla risposta della Terzoni, che rappresenta il primo gruppo parlamentare – sia detto in tutta franchezza – ci saremmo aspettati molto di più. I problemi veri e permanenti sono ben altri, rispetto a qualche piatto rotto a causa di una credenza caduta per terra. Noi che ce ne occupiamo sin dall’inizio lo sappiamo bene, perché riguardano l’intera impostazione – assolutamente iper burocratica – che si è voluto dare alla ricostruzione. Che, ad oggi, a quasi venti mesi dalla prima scossa, registra risultati impressionanti. Ovviamente tutti in negativo.

Patrizia Terzoni

Ma il dato preoccupante che questa terremoto ha pure evidenziato è che, salvo qualche eccezione, la stragrande maggioranza dei neo eletti in Parlamento, se non è alla prima esperienza, ha comunque poca familiarità con le difficoltà che si riscontrano nelle dinamiche legate al terremoto e alla ricostruzione. In particolare, quelli del M5S che oggi contano la bellezza di 14 parlamentari. Di cui 9 eletti su un totale di 16 alla Camera e 5 su 8 al Senato. Ovunque, la maggioranza assoluta. L’improvvisato e breve dibattito in Parlamento sul terremoto è stato in questo senso indicativo di questa rappresentazione. Da una parte l’esperto e navigato Baldelli – il decano dei parlamentari marchigiani, essendo alla sua quarta legislatura – che ben conosce sia le pressanti esigenze del territorio, sia le copiose normative, che ferma i lavori dell’aula per accendere un riflettore sull’ennesima emergenza. Dall’altra l’impacciata Terzoni che, come un’incredula alunna interrogata dal prof il primo giorno di scuola, tenta di rispondere qualcosa. Ma risulta – ahimè – del tutto impreparata all’argomento.
Se davvero si vogliono sottoscrivere le parole di Baldelli e si vuol riportare la ricostruzione al centro dell’agenda politica del futuro governo, attraverso una riscrittura di norme più agili, ma anche per restituire centralità agli amministratori locali, allora c’è bisogno che il gruppo parlamentare più numeroso si metta seriamente a lavorare. Sin da subito. Prima di tutto consultando i sindaci che, oltre all’immancabile cahier de doleance, hanno anche diverse, interessanti proposte di soluzione. Che tuttavia, i governi che si sono sin qui succeduti, si sono ben guardati dal mettere in pratica. Quindi i tecnici e i professionisti della ricostruzione che finora hanno avuto le mani legate dai numerosi cavilli dovuti dalla superfetazione normativa. Infine, incaricando gli uffici legislativi del Parlamento di redigere, compatibilmente con le norme sin qui realizzate, una nuova, speciale legge che velocizzi tutto l’iter della ricostruzione. Non è più il tempo della protesta. Il periodo di apprendistato del Movimento 5 Stelle è terminato. Adesso e con questi numeri, ci si aspetta da loro proposte serie e immediate.

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