Danni al viadotto, le voci oltre il ponte:
“Bisogna riaprirlo il prima possibile”

CINGOLI - La popolazione e le imprese di Moscosi sono in ginocchio dopo il divieto di transito sulla struttura imposto dal Comune in seguito al doppio sisma del 26 ottobre. "E' fondamentale accertare l'inagibilità dell'opera". I cittadini del posto intanto sono pronti a procedere per vie legali e assumere un perito per una verifica autonoma dei piloni lesionati
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Transenne sul ponte di Castreccioni

Transenne sul ponte di Castreccioni

 

L'incontro tra i cittadini di Moscosi di ieri sera

L’incontro tra i cittadini di Moscosi di ieri sera

 

di Leonardo Giorgi

Una piccola frazione di 70-80 persone che vede sul suo territorio 13 attività commerciali e industriali, alcune delle quali tra le più importanti di tutto il territorio di Cingoli. Moscosi rappresenta il centro abitato che, più di ogni altra zona del comune, è rimasta danneggiata dai problemi legati alla struttura lesionata del viadotto sul lago di Castreccioni che collega la frazione alla strada provinciale 26. Un ponte che, fin dal 2011, risulta avere crepe ad uno dei suoi piloni. Danni che negli anni hanno interessato altre due pile di cemento e che hanno portato il Comune di Cingoli a chiudere il viadotto al traffico in via precauzionale dopo il doppio sisma della serata del 26 ottobre. La nuova viabilità costringe gli abitanti di Moscosi a passare per la tortuosa strada (recentemente riasfaltata dal Comune) che attraversa la frazione di Castel Sant’Angelo per arrivare a Cingoli, allungando il tragitto di 13 chilometri. Un’altra strada passa nel territorio di Apiro, ma risulta in condizioni peggiori rispetto alla prima alternativa. Cambiamenti che hanno messo in ginocchio le tante imprese di Moscosi, oltre a creare disagi ai semplici cittadini. Gli abitanti del posto si sono incontrati ieri sera nel circolo Acli della frazione per discutere insieme dell’attuale situazione e valutare le possibili soluzioni, in attesa della ristrutturazione del viadotto e di ulteriori sopralluoghi, dopo che la verifica prevista per domenica scorsa è stata rimandata per il troppo vento.

La mappa della viabilità alternativa in caso di abbassamento del livello dell'acqua del lago

La mappa della viabilità alternativa in caso di abbassamento del livello dell’acqua del lago


«La cosa fondamentale – spiega Mirko Tobaldi, titolare dell’omonima officina del posto – è che si dimostri che il ponte è stato effettivamente peggiorato dopo il terremoto. Altrimenti, non si può chiudere un ponte senza un documento che attesti nero su bianco che il viadotto è inagibile. Lavorare così è invivibile. Sono costretto a passare per strade bianche con auto nuove. I clienti hanno problemi a raggiungermi. Mi lasciano l’auto oltre il ponte e la vado a prendere io, oppure faccio altri viaggi per andare a ritirare le vetture a domicilio».
Tobaldi sottolinea come la situazione nei prossimi mesi possa solo peggiorare. «Domani è praticamente inverno e le altre strade con la neve diventeranno impraticabili». Un isolamento che colpisce tutta la popolazione di Moscosi. Il giorno prima della riunione dei cittadini, una bambina del posto si è sentita male e l’arrivo dell’ambulanza, seppur provvidenziale, è stato più lento del solito, anche per la difficoltà dell’autista di trovare la strada giusta. Allo stesso modo, i pulmini che portano il pane ai ristoranti di Moscosi preferiscono fermarsi ad inizio del ponte transennato, con i clienti che vanno a prendere la merce attraversando il viadotto direttamente a piedi. «Vanno accelerati i tempi dei prossimi sopralluoghi e dobbiamo sapere effettivamente come sono cambiate le condizioni del ponte dalla prova di carico del 21 settembre ad oggi» ribadisce Alessandro Bolletta, titolare del ristorante “La corte sul lago”. Il locale ha visto drasticamente diminuire i suoi clienti dopo la chiusura del viadotto. Stessa situazione per il ristorante “I ponti”. «Perché la strada non è stata chiusa dopo la prova di carico? Se ci sono stati ulteriori danni – continua Bolletta -, allora le lesioni sono da attribuire al terremoto e dobbiamo essere quindi considerati vittime del sisma. Se la condizioni invece non sono cambiate il ponte va riaperto subito. Ad oggi il viadotto è stato chiuso senza un documento che dimostri la sua inagibilità». «E se il ponte è effettivamente inagibile – aggiunge Tobaldi – i lavori di ristrutturazione devono iniziare immediatamente».

La prova di carico del 21 settembre scorso sul ponte

La prova di carico del 21 settembre scorso sul ponte


Mentre la priorità rimane il ripristino della viabilità sul viadotto, i cittadini di Moscosi propongono soluzioni alternative per ovviare, almeno in parte, al problema. «L’idea più veloce e fattibile – spiega Barbara Rombi – sarebbe quella di abbassare il livello dell’acqua del lago e rimettere a posto la strada che si utilizzava prima della creazione della diga».
Riportare in funzione la strada sommersa è una delle soluzioni più condivise dalla popolazione, oltre a quella della futura costruzione di una viabilità periferica che in passato era stata ipotizzata dall’avvocato Claudio Netti, presidente del Consorzio di bonifica delle Marche (leggi l’articolo). Ma i cittadini di Moscosi sono pronti a farsi valere anche tramite la legge. «La popolazione in futuro potrebbe seguire un’azione legale e sentire un perito tecnico autonomo per accertare le effettive condizioni del ponte – sottolinea Sandro Bonvecchi, titolare dell’impresa Artigiana elettrica -. A noi non interessa della battaglia politica tra il sindaco Filippo Saltamartini, il presidente Netti e l’assessore regionale Angelo Sciapichetti. La nostra priorità è la riapertura del viadotto o comunque la creazione di una strada alternativa. La battaglia che stanno facendo sta rovinando il nostro paese». «Se nel giro di poco tempo non succede qualcosa – conclude Mirko Tobaldi – siamo pronti a scendere in strada e protestare».

Uno dei dispersori sismici sui quali il ponte si appoggia ai piloni. La loro errata installazione ai tempi della costruzione del viadotto ha causato una particolare distribuzione dei pesi che ha lesionato tre piloni

Uno dei dispersori sismici sui quali il ponte si appoggia ai piloni. La loro errata installazione ai tempi della costruzione del viadotto ha causato una particolare distribuzione dei pesi che ha lesionato tre piloni

 

 



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