Piccoli azionisti di Banca Marche,
c’è una nuova speranza?

LA SAGA DI BM - Ipotesi su come recuperare i soldi svanititi nel salvataggio dell'istituto jesino, i pareti di due legali esperti nel campo bancario. Luca Dezzani: "Le modalità tecniche adottate sono tutte da verificare, probabilmente in un'aula di tribunale". Intanto si muovono le associazioni dei consumatori, pronte a fare cause legali
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Banca delle Marche, la sede a Jesi

Banca delle Marche, la sede di Jesi

di Marco Ricci

Salvataggio Banca Marche, gli effetti del dissesto hanno comportato – così come per Carichieti, Cariferrara e Popolare dell’Etruria – l’azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Colpiti, solo per la banca marchigiana, circa 43mila risparmiatori. Se sul valore delle azioni era lecito attendersi poche speranze, per molti è stato un fulmine a ciel sereno la perdita di valore delle obbligazioni subordinate. I piccoli risparmiatori sono giustamente infuriati dall’esito dei quattro dissesti frutto delle precedenti gestioni delle banche, ma molti dubbi li hanno creati anche le nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie, regole europee entrate in vigore solo la scorsa settimana, ben poco conosciute e dagli effetti molto pervasivi. A questo punto c’è da attendersi una grandinata di azioni legali, con il rischio però che falsi profeti approfittino della rabbia dei risparmiatori facendoli imbarcare in cause risarcitorie senza speranza, magari dopo aver creato false certezze e illusioni, spillando altro denaro agli azionisti e rasentando lo sciacallaggio.

I risparmiatori potrebbero anche ragionare, ad esempio, sul senso di promuovere un’azione risarcitoria contro gli ex vertici degli istituti, la cui eventuale capacità risarcitoria è magari tutta da dimostrare, o nei confronti dei vecchi istituti di credito ormai destinati alla liquidazione coatta amministrativa. Andrebbe bene valutato anche il momento – ad esempio un aumento di capitale o meno – quando furono acquistate le azioni, o chi vendette i titoli. Le subordinate, ad esempio, hanno un profilo di rischio non adatto a tutti gli investitori e non dovrebbero essere proposti a clientela poco specializzata o sicura di star investendo in prodotti sicurissimi. Al momento, da quanto siamo a conoscenza, sono state intentate azioni risarcitorie contro gli ex vertici degli istituti, le vecchie banche e, nel caso di Banca Marche, anche contro la società di revisione, la PriceWaterhouseCoopers. Anche gli ex  commissari di BM hanno citato in giudizio la Pwc, chiedendo un risarcimento danni per oltre 180 milioni.

Sulle mosse che potrebbero fare i piccoli risparmiatori intervengono due legali. Roberto Pozzi e Luca Dezzani, specializzati in materia bancaria.

Roberto Pozzi, avvocato milanese esperto di materia bancaria e finanziaria, è stato tra l’altro incaricato dalla Fondazione Carima e da altri piccoli azionisti di intraprendere un’azione risarcitoria contro la PriceWaterhouseCoopers, la società che certificò il prospetto informativo relativo all’ultimo aumento di capitale del 2012 e otto bilanci di Banca Marche, finché nel 2014 gli allora commissari Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni, su autorizzazione della Banca d’Italia, revocarono alla Pwc l’incarico.

Avvocato Pozzi, qual è il suo pensiero sulle eventuali iniziative legali che possono essere sollevate dai piccoli azionisti e dagli obbligazionisti subordinati dei quattro istituti di credito, convinti che il provvedimento li abbia ingiustamente danneggiati?
Ritengo che al momento sia totalmente azzardato esprimere una precisa opinione, perché il rischio è quello di ingenerare false aspettative a persone che si trovano in una condizione molto difficile, anche dal punto di vista patrimoniale. Certo, se la banca fosse stata ceduta a prezzi di favore, spazio ce ne sarebbe. Ma come si fa a dirlo oggi quando siamo ancora in una totale assimmetria informativa? Il decreto che attua la Brrd, comunque, suscita motivi di perplessità che andranno ben approfonditi.

Il fatto che da una procedura di risoluzione nessun creditore può essere trattato peggio di quanto gli sarebbe riservato dalla liquidazione coatta amministrativa di una banca non rischia di rendere vani i ricorsi contro il provvedimento?
Come in tutti i salvataggi c’è malcontento, perché in ogni salvataggio c’è sempre qualcuno che paga. Ora bisognerà verificare, attraverso la relazione dell’esperto valutatore, la figura indipendente individuata dalla Brrd per certificare l’operazione, quale era lo stato esatto dei quattro istituti. Se il valore delle azioni fosse stato già zero, ci sarebbe ben poco da dire. In ogni caso, quello che credo, è che al momento sia prematura qualsiasi decisione prima di avere i riscontri documentali.

Oltre che eventualmente contro il provvedimento, verso chi ha senso che azionisti e obbligazionisti sollevino azioni risarcitorie.
Dei tanti soggetti direi, molto banalmente, verso chi sarebbe effettivamente in grado di pagare un risarcimento.

L'avvocato Luca Dezzani

L’avvocato Luca Dezzani

L’avvocato Luca Dezzani è partner dello studio Grimaldi ed è esperto tra l’altro proprio in bond bancari. Lo studio legale ha promosso azioni in quattro importanti casi. Il primo, assistendo il rappresentante degli azionisti di Italenergia, vincendo la causa per i danni subiti a seguito della fusione con Edisn; dunque ha assistito gli obbligazionisti subordinati della banca irlandese Allied Irish Banks (Aib). La causa si è chiusa con una transazione. Lo studio Grimaldi, inoltre, ha accompagnato gli azionisti di risparmio di categoria A di FondiariaSai nella causa contro Unipol dopo che un aumento di capitale aveva annichilito i diritti patrimoniali delle azioni di risparmio di categoria A. La vicenda si è, di fatto, conclusa – dopo 2 anni – con la proposta di Unipol di conversione delle azioni risparmio. E’ tutt’ora in corso l’assistenza agli obbligazionisti subordinati della banca olandese Sns control’esproprio perpetrato dal Governo Olandese, dopo aver ottenuto che l’indennizzo possa essere quantificato dai periti nominati dall’Enterprise Chamber, anziché dal Governo Olandese che l’aveva determinato in misura pari a zero.

La domanda che rivolgono tutti gli azionisti e obbligazionisti dei 4 istituti oggetto del decreto salva-banche è sicuramente se esistono chances di recuperare i soldi persi.
Si tratta di una procedura di stampo europeo mai adottata prima in Italia, che dovrà essere verificata in concreto, probabilmente in un’aula di tribunale. Difficile ritenere che si possano azzerare delle azioni e delle obbligazioni mentre il valore reale delle aziende bancarie viene creato e ripartito a favore di più società di nuova costituzione in cui non partecipano i medesimi azionisti e bondholders.

E’ stato affermato che la soluzione adottata dal governo fosse l’unica che poteva assicurare la continuità operativa delle banche e il loro risanamento. Voi che opinione avete al riguardo?
A pochi giorni dall’adozione del decreto legge si può solo dire che il passo del Governo è meritevole di sostegno per l’obiettivo di risanamento, ma le modalità tecniche sono tutte da studiare in quanto le misure adottate hanno inciso su beni di proprietà di terzi, e, si noti, non solo azioni ma obbligazioni bancarie che tradizionalmente, soprattutto i consumatori, hanno sempre vissuto come un approdo sicuro. Peraltro, obbligazioni che nella maggior parte dei casi sono state collocate dalle medesime banche di fiducia della clientela. E’ indubbio che questo aspetto, unitamente ad altri, potrebbe aprire il varco ad azioni di risarcimento da parte degli investitori sul mercato primario. C’è poi il mercato secondario che ha scambiato i titoli sino a poche ore prima dell’introduzione del decreto legge. Anche questo è un aspetto non trascurabile.

E’ giusto dire che il modello di soluzione adottato comporta lo spossessamento delle banche originarie a favore delle nuove banche e della stessa bad-bank?
Da una prima lettura del provvedimento sembra che gli asset delle vecchie banche vengano trasferiti alle nuove entità societarie senza riconoscere alcun ritorno alle vecchie banche; inoltre i crediti in sofferenza verrebbero trasferiti nella bad-bank la quale li deve realizzare nel più breve tempo possibile a prezzi di saldo (17% del loro valore), anche qui senza alcun riconoscimento alle vecchie banche e quindi ai vecchi azionisti e bondholders. Esiste il rischio concreto che questi ultimi possano lamentare di essere stati penalizzati, potendo quindi agire giudizialmente per essere indennizzati e, quindi recuperare almeno una parte del loro investimento.

Quanto è successo agli azionisti e obbligazionisti italiani è un unicum oppure esistono dei precedenti analoghi in altri Stati?
Purtroppo esperienze analoghe le hanno vissute anche gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche irlandesi e di banche olandesi, che noi abbiamo tutelato giudizialmente e continuiamo ad assistere. Quello che possiamo dire è che gli obbligazionisti irlandesi erano riusciti ad ottenere azioni di nuova emissione della banca, che, con il tempo, si sono rivalutate ed hanno consentito ai bondholders di recuperare integralmente il proprio investimento. Sempre in Irlanda, avevamo anche agito giudizialmente nei confronti della banca irlandese che aveva azzerato i bondholders, consentendo un recupero soddisfacente.

Agli azionisti e obbligazionisti consiglia di imbarcarsi subito in cause legali o di attendere per capire se ci siano possibilità concrete di rimborso? Alcuni legali sembrano farla un po’ facile. Non c’è il rischio di alimentare false speranze che si riducono magari in spese legali inutili?
E’ necessario studiare con attenzione e separatamente i casi delle quattro banche coinvolte, distinguendo tra azionisti e obbligazionisti. Ovviamente bisognerà attendere il provvedimento definitivo, che – allo stato – è solo un decreto legge e quindi modificabile in sede parlamentare. In passato, per venire incontro agli investitori e limitare le spese legali, il nostro studio aveva previsto un onorario molto basso per iniziare la causa e una percentuale di successo parametrata al recupero effettivo. Con questa formula, gli avvocati verrebbero pagati solo in caso di recupero o transazione.

Oltre a ricorrere eventualmente contro i provvedimenti adottati, verso chi gli azionisti e gli obbligazionisti possono aprire azioni risarcitorie avendo un minimo di possibilità di recuperare qualcosa? Contro gli ex vertici, la società di revisione o ad esempio contro l’ormai ex Banca Marche?
Le azioni risarcitorie potrebbero essere esperite, a seconda dei casi, nei confronti delle good-bank, della bad-bank, oltre che nei confronti degli ex vertici e revisori.

Sul caso del salvataggio di Banca Marche e a tutela dei piccoli risparmiatori si muovono anche le associazioni Federconsumatori, Adiconsum, Adusbef, Codacons, intenzionate ad avviare azioni legali, collettive o meno, per far ottenere un qualche risarcimento agli obbligazionisti e ai possessori di azioni subordinate di Banca Marche, Carife, Carichieti e Popolare dell’Etruria.  Al di là di ricorrere contro il provvedimento che ha consentito il salvataggio di Banca Marche, le quattro associazioni sottolineano alcuni comportamenti a loro giudizio meritevoli di un approfondimento o di un’azione in sede legale o civile. Ad esempio, qualora gli istituti di credito avessero proposto questi titoli in luogo di tenere i soldi nei depositi delle stesse banche, se i prodotti offerti non corrispondevano al profilo di rischio del cliente, se il loro acquisto è stato qualche modo imposto dalla banca, magari all’accensione di un finanziamento. Nel caso di Banca Marche, poi, particolare attenzione per chi avesse acquistato azioni durante l’ultimo aumento di capitale del 2012. Secondo la Consob, infatti, quell’aumento di capitale fu proposto dall’istituto celando al pubblico informazioni che avrebbero potuto dissuadere dall’aderire all’offerta, con l’ex dg – Massimo Bianconi – e l’allora presidente della banca che agirono, a parere di Consob, “scientemente” nel nascondere al mercato i rilievi molto critici espressi sullo stato di Banca Marche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

 



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