Sisma 2016, finisce lo stato di emergenza
ma non la ricostruzione
TERREMOTO - Il Consiglio dei ministri ha varato un nuovo pacchetto di norme che pone una data spartiacque: il 31 dicembre 2026 si chiude la fase emergenziale. Prorogata per altri tre anni la struttura commissariale. Ma resta nebuloso il futuro per le agevolazioni su mutui, bollette e Cas e per le Sae

La presentazione del nuovo pacchetto di misure varato dal Consiglio dei ministri
di Monia Orazi
Dieci anni dopo il sisma del 2016, l’emergenza ha ormai una data di fine scritta nella legge: 31 dicembre 2026. Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo pacchetto di norme che dovrà accompagnare il cratere fuori dalla lunga gestione emergenziale, trasferendo alla struttura del commissario Guido Castelli le funzioni residue oggi affidate alla Protezione civile e prolungando per altri tre anni, fino al 2029, la macchina straordinaria della ricostruzione.
Ma mentre il nuovo assetto comincia a prendere forma, resta aperta una questione tutt’altro che secondaria: che cosa accadrà dal primo gennaio 2027 alle numerose tutele che oggi hanno come ultima data proprio il 31 dicembre? Mutui delle famiglie e delle imprese, rate dei finanziamenti, bollette agevolate, contributo per il disagio abitativo, personale degli uffici della ricostruzione e misure destinate ai bilanci degli enti locali hanno infatti ciascuno una propria disciplina. E la proroga del commissario fino al 2029, da sola, non significa che tutte queste agevolazioni continueranno automaticamente. Il punto di partenza resta il decreto legge 189 del 2016, l’architrave sulla quale in questi 10 anni è stata costruita la ricostruzione di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. L’ultima legge di bilancio ha prorogato fino al 31 dicembre di quest’anno la gestione straordinaria prevista dal decreto, mantenendo operative le disposizioni sugli uffici speciali ricostruzione, sulla struttura commissariale e sul personale previste dagli articoli 3, 50 e 50-bis. Per il solo 2026 sono stati stanziati 59 milioni di euro.

Il presidente della Regione Francesco Acquaroli tra le macerie a Pieve Torina
Poi arriverà il cambio di fase. Il pacchetto approvato dal Governo prevede la cessazione dello stato di emergenza e il passaggio allo “stato della ricostruzione”, con la struttura commissariale prorogata per tre anni e un rafforzamento delle sue competenze. Sullo sfondo c’è la legge quadro 40 del 2025, che ha introdotto nell’ordinamento lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale da utilizzare dopo la conclusione delle emergenze. Per il terremoto del centro Italia, però, il passaggio è più complesso. Il sisma 2016 è precedente alla nuova legge quadro e, come chiarisce anche il dipartimento Casa Italia, per le ricostruzioni già avviate continuano ad applicarsi le rispettive discipline speciali. Saranno quindi le nuove norme a dover costruire il raccordo tra il decreto 189 e il sistema che partirà dal 2027. Ed è qui che cominciano le questioni concrete.
Per i privati, la legge di bilancio ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 la sospensione delle rate dei mutui sulla prima casa distrutta o dichiarata inagibile. La stessa scadenza riguarda mutui e finanziamenti delle attività economiche e produttive interessate dal sisma. Allo stato attuale, dunque, non si può affermare che dal primo gennaio le rate ripartiranno certamente, ma nemmeno che la sospensione continuerà: servirà una nuova disposizione.

Il commissario per la ricostruzione Guido Castelli
C’è poi un capitolo che riguarda direttamente i Comuni. Il comma 576 della legge di bilancio ha differito per tutto il 2026 il pagamento delle rate dei mutui concessi da Cassa depositi e prestiti agli enti locali del cratere, senza applicazione di sanzioni o interessi. Cdp ha dato attuazione alla misura consentendo di spostare quelle rate al nono anno successivo alla data prevista per la fine dell’ammortamento. Ma nelle informazioni rese finora sul nuovo pacchetto non compare un’esplicita estensione della misura alle rate del 2027. Anche questo sarà quindi uno dei punti da verificare quando sarà disponibile il testo definitivo.
Stesso spartiacque sulle bollette. Arera ha prorogato fino alla fine del 2026 le agevolazioni su acqua, luce e gas per le utenze che ne hanno diritto nelle zone rosse e negli immobili ancora inagibili. Dal primo aprile, per le utenze con consumi registrati nel 2025, è stata anche richiesta un’autodichiarazione per attestare il permanere dei requisiti. Dopo dicembre, in assenza di ulteriori interventi, quella proroga finisce.
E c’è il Cda, il contributo per il disagio abitativo, che ha preso il posto del vecchio Cas per accompagnare le famiglie che non possono ancora tornare nelle proprie abitazioni. Anche questo è stato rifinanziato fino al 31 dicembre 2026, con uno stanziamento di 82 milioni di euro.

Le sae a Valfornace
Poi ci sono le Sae, le soluzioni abitative di emergenza, secondo il Rapporto 2026 sulla ricostruzione sono ancora 2.267 i nuclei familiari che vivono nelle casette nei quattro territori del cratere. Il tema del loro futuro era stato anticipato dallo stesso Castelli a giugno, durante un incontro a Visso. La Protezione civile aveva posto il problema di come gestire le Sae nella fase finale della ricostruzione e il commissario aveva dato la disponibilità della propria struttura ad assumere la competenza, a condizione che insieme alle funzioni vengano trasferite anche le risorse necessarie. Non si tratta soltanto di continuare a garantire le casette a chi ne ha ancora diritto. Progressivamente, con il rientro delle famiglie negli edifici ricostruiti, si pone anche il problema del patrimonio che si libera. L’orientamento illustrato da Castelli è quello di lasciare ai territori la scelta: ogni Comune potrà valutare se smantellare le Sae non più necessarie oppure rifunzionalizzarle, ad esempio per finalità turistiche, ricettive, sociali o di accoglienza temporanea. In entrambi i casi serviranno però risorse: per rimuovere e smaltire le strutture oppure, al contrario, per mantenerle, adeguarle e gestirle. Una prospettiva che, in parte, è già entrata anche nella programmazione per il rilancio del cratere. Il Piano nazionale complementare contempla infatti interventi di rifunzionalizzazione delle Sae per finalità turistiche, sportive e ambientali. La transizione dal 2027 dovrà ora chiarire soprattutto chi sosterrà la gestione ordinaria e straordinaria delle strutture ancora occupate e con quali risorse.

Guido Castelli nell’incontro di giugno a Visso
La data ritorna anche per il personale. La legge consente fino alla fine dell’anno la proroga o il rinnovo dei contratti a tempo determinato negli uffici speciali ricostruzione e negli altri enti del cratere. In 10 anni queste strutture hanno accumulato professionalità e competenze specifiche sulla ricostruzione e il nuovo assetto dovrà stabilire con quali organici affrontare altri tre anni di attività commissariale.
Tra le novità annunciate dal Governo c’è poi una misura che potrebbe incidere direttamente sul futuro economico delle aree terremotate: il 4% delle risorse destinato allo sviluppo socioeconomico. Non significa, però, che il 4% andrà genericamente ad “attività sociali”. Il concetto è molto più ampio. Castelli ha indicato tra le possibili destinazioni imprese, servizi, occupazione, innovazione e qualità della vita, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e creare condizioni perché persone e attività economiche restino o tornino nei territori terremotati. La legge quadro 40 del 2025 già prevedeva la possibilità di utilizzare fino al 4% degli stanziamenti annuali della ricostruzione per programmi di sviluppo economico e sociale. Nel pacchetto appena approvato dal Consiglio dei ministri, invece, la struttura commissariale parla di una norma che “destina il 4 per cento delle risorse” a questi interventi. Una differenza non soltanto lessicale: bisognerà leggere il testo definitivo per capire se quella quota diventerà effettivamente vincolata e soprattutto su quale massa di risorse verrà calcolata. Per Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, individuate come “Primo Cratere”, la percentuale potrà salire fino al 5%. Per i tre Comuni sono previste inoltre misure specifiche di sostegno.
È questa, in fondo, la fotografia del passaggio che attende il cratere. Il 31 dicembre finirà lo stato di emergenza, non la ricostruzione. La struttura commissariale resterà almeno fino al 2029 e assorbirà nuove funzioni, mentre ai territori dovrebbero essere affidate maggiori responsabilità. Il problema sarà capire che cosa viaggerà insieme a questa nuova macchina amministrativa. Perché molte delle tutele che hanno accompagnato questi 10 anni non dipendono semplicemente dall’esistenza dello stato di emergenza: sono state prorogate anno dopo anno attraverso singole norme, ciascuna con una propria scadenza e una propria copertura finanziaria. E oggi, per molte di esse, sul calendario c’è ancora scritto 31 dicembre 2026.








































E’ finita l’emergenza,bene Ora comincia la normalità,mo so c…i!