Una ricostruzione a macchia di leopardo:
più spedita a Fiastra e Tolentino,
il paradosso di Castelsantangelo
SISMA - Emerge incrociando il censimento degli edifici inagibili redatto subito dopo il sisma e i decreti di contributo emessi dall'Usr. In tre centri superato il 50%: continuando a questi ritmi, si arriverebbe al 100% in un decennio. I centri dell'Alto Nera "paralizzati" dal blocco strutturale dato dal rischio idrogeologico del fiume

Il centro storico di Camerino dall’alto
di Monia Orazi
A 10 anni dal terremoto del 24 agosto 2016, la ricostruzione nella provincia di Macerata ha raggiunto livelli molto diversi da comune a comune. È quanto emerge incrociando due fonti ufficiali: il censimento degli edifici inagibili redatto subito dopo il sisma e i decreti di contributo emessi dall’Ufficio speciale per la ricostruzione delle Marche al 22 giugno 2026, per calcolare quale quota degli edifici colpiti ha oggi almeno un decreto di contributo emesso.
Non è il numero delle case ricostruite, che non esiste in forma pubblica e aggiornata. È la copertura formale della ricostruzione, cioè quanti edifici dichiarati inagibili hanno almeno avviato il percorso burocratico fino al decreto.
Il dato complessivo per i 43 comuni della provincia per i quali esiste il raffronto dice che su 27.089 edifici inagibili censiti nel 2016-2017, risultano emessi 10.135 decreti di contributo. Significa che poco più di un terzo degli edifici colpiti ha oggi un decreto. Questo non vuol dire che due terzi siano ancora in attesa, molti edifici per danni lievi avevano pratiche semplificate con percorsi diversi, altri sono stati demoliti o aggregati in interventi unitari, ma dice che la ricostruzione, anche nella sua dimensione formale, è ancora lontana dalla conclusione.
Tra i comuni più avanzati emergono Camporotondo, Fiastra e Tolentino, tutti oltre il 50%. Fiastra, che nel 2021 era già il comune con la percentuale più alta di progetti approvati rispetto agli edifici danneggiati, conferma la sua posizione di testa con 337 decreti su 656 edifici inagibili, pari al 51,4%. Tolentino, il comune della provincia con il maggior numero assoluto di pratiche, 1.537 presentate, 1.084 con decreto, si attesta al 51,2% su 2.117 edifici inagibili.

La Chiesa delle Vergini a Macerata attende ancora di conoscere il suo destino
Esanatoglia e Belforte superano il 43%. Nella stessa fascia alta, sopra il 40%, si collocano anche altri comuni. Macerata città è al 44,3%, con 382 decreti su 862 edifici inagibili. Serrapetrona è al 43,3%, Gagliole al 43,2%, Castelraimondo al 42,9%. San Severino Marche, uno dei comuni più colpiti in termini assoluti con 1.924 edifici inagibili, raggiunge il 42,4% con 816 decreti emessi. Bolognola è al 41,5%, Matelica al 41,3%.
Camerino, la città simbolo del cratere marchigiano, è al 36%: 865 decreti su 2.406 edifici inagibili. È un numero che racconta la complessità di una ricostruzione che si è dovuta confrontare con un centro storico tra i più danneggiati d’Italia, con aggregati edilizi di grande complessità, con l’intreccio tra ricostruzione privata e pubblica e con le procedure speciali legate all’università. I dati del Rapporto 2026 mostrano che nella sola fase 1 della cantierizzazione del centro storico, quella più esterna e meno complessa, il 35,5% degli interventi è già concluso e il 54,8% è in corso. Ma questo riguarda una porzione del centro storico, non l’intero territorio comunale.
Nella fascia tra il 30 e il 40% si trova la maggior parte dei comuni del cratere maceratese. San Ginesio è al 39,4%, Cingoli al 38,5%, Sarnano al 37,9%. Sefro è al 37,5%, Pioraco al 36,4%. Muccia raggiunge il 35,5%, Valfornace il 34,7%, Urbisaglia il 34,5%. Sant’Angelo in Pontano e Fiuminata sono entrambe al 33,7%, Apiro al 31,8%, Serravalle al 31%. Visso è al 30,2%, Ussita al 26,8%, Pieve Torina al 28,6%. Tutti e tre sono comuni tra i più colpiti, dove la prevalenza di danni gravi e la complessità degli aggregati edilizi rallentano naturalmente i tempi rispetto ai comuni con danni prevalentemente lievi. Nella fascia tra il 20 e il 30% compaiono altri comuni della montagna e della fascia collinare più interna. Loro Piceno è al 29,8%, Caldarola al 29,5%, Mogliano al 29,1%, Treia al 28,7%, Poggio San Vicino al 28,3%. Colmurano è al 27,9%, Petriolo al 27,6%, Gualdo al 26,9%. Penna San Giovanni raggiunge il 24,9%, Monte San Martino il 24,4%. Cessapalombo è al 22,5%, Monte Cavallo al 15,2%, Pievebovigliana al 14,4%.

Le macerie nel centro storico di Castelsantangelo
Il caso più anomalo è Castelsantangelo: 91 decreti su 1.040 edifici inagibili, pari all’8,8%. Ma questo dato va letto con una precisazione: Castelsantangelo è uno dei tre comuni dell’Alto Nera, insieme a Ussita e Visso, bloccati per anni dal rischio idrogeologico del fiume Nera. L’ordinanza speciale n. 23/2021 ha stanziato 42,8 milioni per gli interventi di mitigazione, ma solo a maggio 2026 è stata pubblicata la gara per i lavori nel comune di Castelsantangelo. Senza la validazione del progetto di mitigazione idrogeologica, il decreto di contributo per la ricostruzione privata non può essere emesso. La bassa percentuale misura un blocco strutturale.
C’è però una domanda a cui i dati non riescono a rispondere, e che dopo dieci anni dovrebbe avere una risposta pubblica: quante di queste case sono effettivamente tornate abitabili? Quanti cantieri con decreto emesso sono stati aperti, portati a termine, collaudati e consegnati? Il Rapporto 2026 del Commissario dice che in provincia di Macerata ci sono ancora 3.770 nuclei familiari in assistenza abitativa. Ma non dice, comune per comune, quante famiglie sono rientrate nelle proprie abitazioni ricostruite. Questo dato, il più importante per misurare l’effetto reale della ricostruzione sulla vita delle persone, non è disponibile in forma pubblica e disaggregata per comune. A dieci anni dal sisma, sarebbe ora che lo fosse.
Se si guarda non solo alla fotografia del 2026, ma anche al ritmo registrato rispetto al 2021 nei Comuni per cui il confronto è possibile, emerge una proiezione della distanza ancora da percorrere. Nel primo gruppo, quello della ricostruzione con andamento più sostenuto, rientrano Fiastra, Bolognola, Camerino e Muccia. Fiastra, con 344 decreti su 656 edifici inagibili, è al 52,4%: rispetto al 25,4% del 2021 cresce di 27 punti in cinque anni, pari a 5,4 punti percentuali l’anno. Mantenendo questo ritmo, potrebbe raggiungere la soglia dell’80% in circa cinque anni, quindi intorno al 2031, mentre il 100% teorico arriverebbe intorno al 2035. Bolognola, con un incremento medio di 5,1 punti l’anno, arriverebbe all’80% intorno al 2034 e al 100% teorico nel 2038. Camerino, che cresce di 4,8 punti l’anno, potrebbe raggiungere l’80% nel 2035 e il 100% teorico nel 2039. Muccia, con 5,1 punti l’anno, si collocherebbe sulla stessa traiettoria: 80% intorno al 2035 e 100% teorico nel 2039. Alla stessa fascia alta, ma solo per livello di copertura attuale e senza una proiezione temporale verificabile, appartengono Camporotondo di Fiastrone, Tolentino, Macerata, Esanatoglia, Belforte, Serrapetrona, Gagliole, Castelraimondo, San Severino e Matelica, tutti sopra il 40% di decreti emessi rispetto agli edifici inagibili censiti.

Il centro di Visso
Nel secondo gruppo, con ritmo medio, rientrano Valfornace, Visso, Pieve Torina e Ussita. Valfornace, con 295 decreti su 849 edifici inagibili, è al 34,7%: rispetto al 13,6% del 2021 cresce di 21,1 punti in cinque anni, pari a 4,2 punti percentuali l’anno. Se il ritmo restasse invariato, raggiungerebbe l’80% in circa undici anni, quindi intorno al 2037, mentre il 100% teorico arriverebbe intorno al 2041. Visso, con un incremento medio di 4 punti l’anno, potrebbe arrivare all’80% intorno al 2038 e al 100% teorico nel 2043. Pieve Torina, anch’essa con un ritmo di circa 4 punti l’anno, raggiungerebbe l’80% nel 2039 e il 100% teorico nel 2044. Ussita, che cresce di 4,4 punti l’anno, potrebbe arrivare all’80% intorno al 2038 e al 100% teorico nel 2043. Nella stessa fascia intermedia, ma con il solo dato 2026 e dunque senza proiezione calcolabile, si trovano San Ginesio, Cingoli, Sarnano, Sefro, Pioraco, Urbisaglia, Sant’Angelo in Pontano, Fiuminata, Apiro, Loro Piceno, Caldarola, Mogliano, Treia e Poggio San Vicino, tutti compresi tra il 28 e il 40% circa di copertura formale. San Ginesio, in particolare, si attesta al 39%, con 622 decreti su 1.593 edifici inagibili.
Il terzo gruppo è quello più lento o più fragile. Tra i Comuni con confronto disponibile c’è Serravalle, che cresce di 2,6 punti percentuali l’anno: a questo ritmo arriverebbe all’80% solo intorno al 2045 e al 100% teorico nel 2052. Nella fascia bassa, con solo dato 2026 e senza proiezione temporale attendibile, rientrano Colmurano, Petriolo, Gualdo, Penna San Giovanni, Monte San Martino, Cessapalombo e Pievebovigliana, tutti sotto il 28% di decreti rispetto agli edifici inagibili. Restano infine fuori da ogni proiezione lineare Monte Cavallo e Castelsantangelo. Monte Cavallo, con un avanzamento quasi fermo rispetto al 2021, porterebbe a una proiezione matematica priva di significato: oltre quattro secoli per arrivare all’80%, intorno al 2431, e più di cinque secoli per il 100% teorico. Castelsantangelo, invece, avrebbe una proiezione lineare di circa 47 anni per l’80%, quindi intorno al 2073, e di circa 60 anni per il 100% teorico, quindi intorno al 2086. Ma anche in questo caso il calcolo è poco significativo: la percentuale bassissima dipende dal blocco strutturale legato al rischio idrogeologico del fiume Nera, non solo dalla velocità delle pratiche edilizie.
Sono stime da leggere con cautela, perché assumono che il ritmo degli ultimi cinque anni resti costante. È un’ipotesi probabilmente ottimistica: più la ricostruzione va avanti, più restano i casi difficili, gli aggregati complessi, i centri storici e i danni gravi. Per questo la soglia dell’80% è un riferimento più realistico del 100%, perché una quota degli edifici inagibili potrebbe non generare mai un decreto per demolizioni, accorpamenti, abbandoni o errori nelle schede iniziali.







































