Sisma, 36 edifici religiosi danneggiati:
2,7 milioni per la diocesi di Camerino
FONDI - La somma è un 20% del contributo previsto per i lavori che in tutto costano 13,7 milioni. Tra gli interventi c'è la chiesa di San Michele Arcangelo a Sarnano, di San Flaviano a Valfornace, di San Giacomo a San Ginesio e della Madonna del Sasso a Caldarola

L’arcivescovo Francesco Massara
Oltre due milioni d’anticipo per la riparazione di 36 edifici religiosi danneggiati dal sisma. Il via libera dell’ufficio speciale ricostruzione a favore della diocesi di Camerino-San Severino. La somma è un 20% del contributo previsto per i lavori che in tutto costano 13,7 milioni.
I lavori riguardano chiese, santuari, cappelle e campanili distribuiti in numerosi comuni della provincia, tra cui Camerino, San Severino, Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Pieve Torina, Sarnano, Caldarola, Fiastra, Valfornace, Apiro, Monte Cavallo, Gagliole, Serrapetrona e San Ginesio.
«La tutela e il recupero del patrimonio religioso rappresentano un tassello fondamentale del processo di ricostruzione – sottolinea il commissario alla ricostruzione, Guido Castelli –. Con questa liquidazione mettiamo a disposizione dell’arcidiocesi le risorse necessarie per dare impulso a un ampio programma di interventi che interessa luoghi di culto profondamente legati all’identità e alla storia delle comunità dell’area interna maceratese».
Commenta l’ingegnere Carlo Morosi, responsabile tecnico della procedura dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino e della diocesi di Fabriano Matelica: «Accogliamo con profonda gratitudine questa prima liquidazione, che segna un passaggio concreto e atteso nel cammino di ricostruzione delle nostre comunità. Le 36 chiese interessate non sono soltanto edifici da riparare: sono il cuore vivo di paesi feriti dal sisma, luoghi in cui intere generazioni hanno pregato, celebrato, custodito la propria identità. Restituirle alle popolazioni significa restituire speranza, radici e futuro all’entroterra maceratese. Ora la responsabilità è quella di trasformare rapidamente le risorse in cantieri. Ogni chiesa che riapre – da San Michele Arcangelo a Sarnano al santuario della Madonna del Sasso a Caldarola, dalle pievi di Camerino alle chiese di Visso, Ussita e Castelsantangelo – è un segno che le nostre comunità non sono state dimenticate. Continueremo a camminare insieme alle istituzioni, con spirito di collaborazione e con la consapevolezza che la ricostruzione dei luoghi di culto è parte inscindibile della ricostruzione umana, sociale e spirituale di questi territori».
Tra gli interventi più rilevanti figurano quelli sulla chiesa di San Michele Arcangelo a Sarnano (995mila euro di contributo totale), sulla chiesa di San Flaviano a Valfornace (855mila euro), sulla chiesa di San Giacomo a San Ginesio (805mila euro) e sul santuario della Madonna del Sasso a Caldarola (750.000 euro). Gli anticipi consentiranno alle strutture attuatrici di avviare le procedure operative e progettuali necessarie alla successiva esecuzione dei lavori.
L’anticipo riguarda, tra gli altri, anche le chiese di Sant’Antonio a Visso, San Giovanni Battista ad Acquosi Basso di Gagliole, Santa Croce di Castelsantangelo sul Nera, Santa Maria Assunta, San Gregorio, San Lorenzo e San Severo nel territorio di Camerino, oltre alle chiese di San Giovanni Battista e Santa Maria della Misericordia a San Severino Marche. Complessivamente sono 36 gli interventi finanziati, per i quali l’Usr ha autorizzato l’emissione dei relativi mandati di pagamento.
Premesso che non concepisco la ricostruzione di chiese, palestre, piscine, auditorium e percorsi sulle acque, prima di abitazioni terremotate dei cittadini che potrebbero frequentare tali siti, vorrei soffermarmi sulla chiesa della Maconna del Sasso di Caldarola (750.000 €), perchè la conosco bene, chiesa raggiungibile solo da una strada poco agibile e chiusa tutto l’anno tranne un giorno in cui si va in processionea a piedi da Valcimarra, non ha un intonaco rovinato e le pietre sono passate per tanti terremoti senza aver procurato ulteriori danni. Ma con quei soldi perchè non si danno a chi non ha ancora la casa?