
Guido Castelli durante l’incontro a Visso
di Monia Orazi
Le Sae potrebbero passare dalla Protezione civile alla Struttura commissariale. Le classi nelle scuole del cratere resteranno garantite in deroga ai numeri minimi fino all’anno scolastico 2028-2029. La Zona franca urbana è stata prorogata, ma solo per consentire l’utilizzo dei diritti già maturati e dei crediti fiscali ancora da smaltire, mentre per eventuali nuove misure dedicate alle imprese del cratere la partita si sposta sulla prossima finanziaria. Sono i tre passaggi più rilevanti emersi dall’intervento del commissario straordinario Guido Castelli, ieri sera a Visso, durante l’incontro “La filiera del fare”, promosso dal circolo di Camerino e della montagna di Fratelli d’Italia nella sala polivalente di piazza Martiri delle Foibe.

Una serata dedicata a Zes unica, legge sulla montagna, bandi e opportunità per il territorio, introdotta e moderata da Manuel Bernardini, coordinatore del circolo Fdi Camerino e montagna e project manager degli sportelli unici. Proprio Bernardini, in apertura, ha inquadrato il tema delle agevolazioni non solo come questione di contributi economici, ma anche di semplificazione amministrativa. Al centro del suo intervento la Zes unica e, in particolare, l’autorizzazione unica per le attività economiche. «La Zes non va considerata solo come un finanziamento o un importo, ma come un insieme di agevolazioni e semplificazioni», ha spiegato, richiamando il meccanismo che consente, per gli interventi produttivi, di concentrare in un unico procedimento titoli, pareri e autorizzazioni. L’autorizzazione unica, ha sottolineato, può sostituire permessi e nulla osta e assumere anche valore di variante urbanistica, evitando così, in determinati casi, una modifica ordinaria del piano regolatore. Bernardini ha insistito sul valore pratico della misura per i territori montani, dove tempi e vincoli amministrativi rischiano spesso di frenare gli investimenti. La semplificazione, ha detto in sostanza, può essere persino più importante del contributo economico, perché consente alle imprese di programmare interventi produttivi con tempi più certi. Accanto alla parte procedurale, ha ricordato anche il credito d’imposta per gli investimenti, destinato all’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, terreni e immobili strumentali, con soglie diverse tra attività ordinarie e agricole. Per le imprese agricole, ha spiegato, l’investimento minimo può scendere a 50mila euro.
Nel suo intervento Bernardini ha poi illustrato alcuni contenuti della legge sulla montagna, definendola uno strumento potenzialmente molto incisivo per i comuni dell’entroterra. Tra le misure richiamate: incentivi per il personale sanitario che sceglie di lavorare nei territori montani, crediti d’imposta per affitti o acquisto della casa nel comune di servizio, punteggi aggiuntivi e strumenti di valorizzazione per docenti e operatori scolastici, agevolazioni per giovani imprese, subentri generazionali nelle attività, smart working dai comuni montani, natalità, recupero dei terreni abbandonati, professioni della montagna e possibili tariffe agevolate per servizi essenziali. «Sono misure che servono per rilanciare il territorio», ha detto Bernardini, collegando il tema alla ricostruzione non solo materiale, ma anche sociale ed economica.

Poi il passaggio al commissario Castelli, che ha scelto di non fare una relazione generale ma di rispondere ai nodi concreti arrivati dal territorio. «Forse è più utile che io risponda a qualche richiesta o sollecitazione vostra, più che fare la mappa su una ricostruzione che sapete essere complessa», ha esordito. Il commissario ha rivendicato la disponibilità all’ascolto della filiera istituzionale e ha descritto la ricostruzione come una fase ormai fatta di problemi specifici da affrontare uno per uno: «Ogni giorno ce n’è uno nuovo». Il tema più nuovo riguarda le Sae. Castelli ha spiegato che, con l’avanzamento della ricostruzione, il numero delle persone ancora presenti nelle soluzioni abitative d’emergenza si è ridotto a circa 600-700. Per questo la Protezione civile ha posto il problema della gestione futura delle casette. «Ho dato la disponibilità come struttura commissariale ad assumermi la competenza di gestione, se ci danno i soldi ovviamente», ha detto il commissario. Il passaggio non è ancora formalizzato, ma l’ipotesi è sul tavolo: in futuro non sarebbe più solo la Protezione civile, bensì la struttura commissariale, insieme a Regione e Protezione civile, a occuparsi della fase successiva. Castelli ha chiarito anche il punto politico-amministrativo: dovranno essere i territori a decidere il destino delle Sae liberate. Alcuni Comuni potrebbero scegliere di smantellarle, altri di riutilizzarle per turismo, accoglienza temporanea o altre funzioni. Ma ogni opzione ha un costo. Se si decide di rimuoverle, servono fondi per demolizione, trasporto e smaltimento; se si sceglie il riuso, servono comunque risorse per gestione e manutenzione. «Ogni Comune decide», ha spiegato in sostanza Castelli, precisando però che la condizione preliminare è ottenere le coperture necessarie.
Altro passaggio sensibile: le scuole. Il commissario ha assicurato che fino all’anno scolastico 2028-2029 le scuole del cratere potranno continuare a formare classi anche in deroga al numero minimo di studenti. Il problema, ha spiegato, non è tanto politico quanto burocratico: ogni anno la misura deve passare attraverso decreto, registrazione della Corte dei Conti e comunicazioni all’Ufficio scolastico regionale. Questo produce incertezza tra sindaci e dirigenti scolastici, che attendono la «carta» prima di poter procedere. Castelli però ha rassicurato: «C’è la certezza del mantenimento delle classi». Poi la battuta rivolta al ministro: «Non mi fate telefonare da tutti i sindaci, fate questo decreto».
Il terzo punto riguarda la Zona franca urbana. Castelli ha chiarito che la proroga c’è stata, ma con limiti precisi: non sono stati aperti nuovi programmi generalizzati come quelli attivati dopo il sisma, bensì è stata data la possibilità di utilizzare diritti maturati e crediti fiscali ancora disponibili. Una distinzione importante, perché ridimensiona le aspettative di molte imprese. Il commissario ha però aggiunto che si sta lavorando per inserire nella prossima finanziaria nuove forme di attenzione per il cratere. Non è escluso, ha lasciato intendere, che eventuali misure future possano avere un perimetro territoriale più ristretto, concentrato dove la ricostruzione è ancora più indietro e le difficoltà restano maggiori.

Nel resto dell’intervento Castelli ha richiamato il quadro generale della ricostruzione, definendola ormai «un corpo a corpo su ogni progetto». Ha ricordato il nodo del Superbonus nel cratere, con lo stanziamento da 300 milioni per chi aveva presentato il progetto entro il 30 marzo 2024, e il tema dei cantieri che si aprono ma non si chiudono. Su questo la struttura commissariale ha scelto di intervenire concedendo tempi più ampi per arrivare alla conclusione dei lavori, ma senza rinunciare a meccanismi di responsabilità. «A fronte di questa problematica – ha spiegato Castelli – abbiamo cercato di fare una cosa molto sensata, cioè ridare un po’ di tempo per chiudere i cantieri». La proroga, però, non significa assenza di controlli. Il commissario ha precisato che le eventuali penalizzazioni non dovranno ricadere sui proprietari, ma su chi, per ruolo professionale o imprenditoriale, è chiamato a rispettare tempi e impegni. «Le penalizzazioni non devono riguardare il proprietario – ha aggiunto – ma i tecnici e le imprese che eventualmente, senza giustificato motivo, protraessero i cantieri oltre termini già sufficientemente ampi».
Collegato al tema dei cantieri c’è anche quello dell’aumento dei prezzi. Castelli ha spiegato che la struttura commissariale è intervenuta su alcune voci ormai superate, ma ha rivendicato un equilibrio per evitare effetti distorsivi. «Abbiamo affrontato anche il tema di un ragionevole incremento dei prezzi, soprattutto su alcune voci deprezzate che risultavano superate», ha detto. Poi il messaggio rivolto direttamente al mondo delle imprese: «Quando dico ragionevole, dico senza esagerare. La ricostruzione privata è ben pagata e i margini ci sono». L’obiettivo, ha spiegato ancora il commissario, è evitare che l’adeguamento dei prezzi si trasformi in un nuovo peso per i cittadini. Gli incrementi, nelle intenzioni della struttura commissariale, devono ridurre il rischio di accolli per i proprietari, non aprire una nuova stagione di rincari. «Abbiamo voluto aggiornare alcune lavorazioni e potenzialmente aumentare il contributo in maniera ragionevole e non irrazionale – ha sottolineato Castelli – in modo che il rischio che l’aumento dei prezzi potesse trasformarsi in un aumento dell’accollo sia, se non escluso, ragionevolmente ridotto al minimo, se il progetto è fatto bene e con attenzione».
Nel passaggio dedicato più specificamente a Visso, il commissario ha richiamato anche una criticità rimasta aperta per anni: la mitigazione del rischio idraulico nelle aree in fascia R4. «Abbiamo cercato di affrontare un’altra problematica che si trascinava dal 2021 – ha detto – quella della mitigazione del rischio idraulico delle zone nella cosiddetta fascia R4». La soluzione individuata, ha spiegato, consente a chi si trova nell’area di interferenza degli interventi di non restare fermo. «Coloro che si trovano esattamente nell’area di interferenza di questi lavori possono comunque andare avanti e procedere senza essere bloccati da questa situazione». Castelli ha poi fatto il punto su alcune opere pubbliche decisive per il centro storico. Ha richiamato Palazzo dei Priori, con la presentazione del progetto esecutivo prevista per il primo luglio e successive verifiche nel mese di settembre; Palazzo dei Governatori, per il quale il Pfte risulta pronto e dovrà passare in conferenza speciale; e Palazzo San Giacomo, il cui esecutivo è atteso a metà luglio. Interventi che pesano non solo per il valore dei singoli edifici, ma perché riguardano il cuore del centro storico e la possibilità di riportare funzioni, servizi e presenza stabile dentro il paese. Il commissario ha legato questi cantieri alla necessità di entrare nella fase finale della ricostruzione prima che la sfiducia diventi essa stessa un ostacolo. «Dobbiamo arrivare all’obiettivo di entrare nella fase finale della ricostruzione – ha detto Castelli – perché altrimenti il clima di sfiducia rischia di diventare un problema». Dopo dieci anni fuori casa, il territorio chiede tempi certi, cantieri chiusi e risposte operative. «Non siamo capaci di risolvere ogni problema – ha aggiunto – ma non ce n’è uno su cui non proviamo a intervenire impegnandoci al massimo».
Spazio anche alla Zes unica, definita da Castelli una misura importante per le Marche ma più adatta a imprese strutturate che al piccolo commercio di montagna. Per questo il commissario ha citato i bandi complementari: voucher fino a 30mila euro, contributi fino al 40% per investimenti più contenuti e il bando per le imprese del cratere ristretto, con contributi fino al 70% e investimenti fino a 400mila euro.
Nel secondo intervento, il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci ha collegato la ricostruzione materiale alla necessità di ricostruire anche il tessuto economico e sociale della montagna, puntando su trasporti, servizi, sportelli territoriali, sviluppo locale e turismo. La sottosegretaria regionale alla presidenza Silvia Luconi ha sottolineato il valore della partecipazione e dell’ascolto dei territori, ricordando che le istanze locali devono arrivare nei luoghi in cui si decide.