Il tavolino della Lega non regge,
48 ore per evitare il naufragio:
il melodramma del centrodestra maceratese

MACERATA - L'imposizione sulla composizione della Giunta voluta dal commissario provinciale del Carroccio Mauro Lucentini ha generato un caos senza precedenti sfociato nell'incredibile fumata nera per l'elezione di Francesco Luciani a presidente. Oggi con la salma del "gigante" Adriano Ciaffi in sala consiliare, l'assise sarà riconvocata per poi essere rinviata a giovedì: due giorni di trattative per trovare il compromesso "salva Parcaroli"

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Il sindaco Sandro Parcaroli e Francesco Luciani, presidente “impallinato”

di Marco Pagliariccio

Chissà cosa avrebbe pensato Adriano Ciaffi dello “spettacolo” che ieri pomeriggio la politica maceratese ha saputo mettere in scena sul “palco” del Consiglio comunale. Lui, che della politica nel senso più alto del termine è stato il personaggio più importante che Macerata ha saputo offrire all’agone nazionale, oggi in quella stessa sala riceve l’ultimo saluto mentre a pochi passi, nella stanza di fianco, andrà in scena il secondo atto di uno show senza precedenti. E non certo in senso positivo.

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Il minuto di silenzio di ieri a inizio seduta per Adriano Ciaffi

Alle 15 il Consiglio comunale infatti tornerà a riunirsi. In teoria, ci sarebbe sempre il presidente del Consiglio da eleggere, dopo il clamoroso buco nell’acqua di una maggioranza appena insediata e già in frantumi con la fumata nera di ieri, dilaniata dalle lotte di potere per accaparrarsi questa o quella poltrona davanti a un sindaco, Sandro Parcaroli, inerme al cospetto di una sceneggiatura di così bassa Lega. Ma si sa già che oggi non se ne farà nulla: per rispetto di quel gigante che è stato l’onorevole Ciaffi tutto sarà rimandato a giovedì. E se poi neanche fra 48 ore il centrodestra non dovesse ricomporre i cocci, si andrebbe ad un finale che avrebbe del tragicomico: la fine del Parcaroli-bis ancora prima di aver avuto inizio. Perché senza presidente del Consiglio il sindaco e la giunta non possono fare il loro giuramento, per cui resterebbero in una palude dalla quale si potrebbe uscire in un solo modo: svuotandola. 

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A restare è però l’interrogativo principale, meno solenne ma più concreto: chi ha impallinato Francesco Luciani? Era la domanda più ricorrente che circolava tra il pubblico che ha assistito al melodramma del centrodestra. Perché che i conti non tornassero ieri pomeriggio lo si è capito sin dalla prima elezione, nella quale nessuno sperava (lo ha ammesso candidamente a seguire il capogruppo di Fratelli d’Italia Pierfrancesco Castiglioni: «pensavamo di farcela alla terza») ma che ha fatto subito capire che aria tirava: solo 16 voti per l’esponente di Maceratesi per Parcaroli, ben lontano dalla quota 22 necessaria per farcela al primo colpo ma pure sotto ai 17 che servivano per la maggioranza assoluta (per di più, con un criptico “Luciani L” conteggiato come voto valido tra le proteste, seppur timide, dell’opposizione).

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Marco Caldarelli (Udc) parla con Simone Livi e Romina Leombruni (Fdi)

D’altro canto che Deborah Pantana (Noi Moderati) e Marco Caldarelli (Udc) fossero già da giorni sull’Aventino non lo si scopriva certo con le dichiarazioni pre voto, quelle nelle quali l’assessore uscente ha tenuto a ribadire che la candidatura di Luciani fosse «di grande qualità», ha salutato il suo predecessore Luciano Pantanetti e ha augurato buon lavoro «a chi verrà eletto», lasciando quindi in sospeso la sua posizione, seguito a ruota dalla consigliera di parità della Provincia, che invece ha lanciato occhiate di fuoco all’angolo occupato dal duo leghista Buldorini-Lucentini (reo di aver forzato la mano per escludere dalla giunta Noi Moderati e Udc) rimarcando la necessità «di abbassare quei toni purtroppo violenti che ascoltato, sentito e visto in questa settimana, toni che non siamo abituati come maceratesi a sentire». Alla faccia della “Magnifica Humanitas”, l’enciclica di Papa Leone XIV della quale il vescovo Nazzareno Marconi ha voluto fare dono a tutti i consiglieri e che è stata distribuita nella prima parte della seduta.

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Luca Buldorini e Mauro Lucentini (Lega)

Ma chi semina vento, poi raccoglie tempesta. E la premiata ditta che tira le fila in casa Carroccio Macerata ha spinto fortissimo per dare forma a una giunta con lo sguardo tutto rivolto a destra, snobbando il versante centrista nonostante le chiare indicazioni arrivate dai vertici regionali, con il presidente della Regione Francesco Acquaroli in testa.

Ma Lucentini e Buldorini non hanno voluto sentire ragioni, Parcaroli non si è certo messo di traverso e la frittata è stata servita fumante sugli scranni della sala consiliare. Frittata che la Lega avrà magari anche voluto gustare sui tavoli di piazza della Libertà, riunendosi alla luce del sole, come nulla fosse appena accaduto, ieri a fine seduta con il proprio gruppo.

 

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Il gruppo Lega in riunione in piazza della Libertà dopo la fine della seduta: il neo assessore Giuseppe Romano, Luca Buldorini e Mauro Lucentini in alto

E così alla fine le frizioni sono esplose tutte in un colpo solo, con Pantana e Caldarelli a dar seguito ai loro propositi, ma soprattutto con altri che si sono trincerati dietro assenze poco chiare e conti che non tornano. E qui lo sguardo volge in casa Forza Italia. Della prima casistica non fa parte Laura Laviano, che aveva comunicato la sua assenza per tempo causa malattia, ma fa certamente parte il suo collega Silvano Iommi, che in Consiglio non si è visto e che qualche giorno fa aveva lanciato un post velenoso all’indirizzo del “camiciaio” (così l’ha apostrofato qualcuno nel segreto dell’urna in una scheda del voto ieri) e neo assessore Giuseppe Romano. Due volti che i forzisti hanno accolto a braccia aperte nella propria lista per portare acqua (leggasi: voti) al mulino del partiti ma che erano stati tra i più critici della precedente giunta Parcaroli.

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Il post di qualche giorno fa di Silvano Iommi

Ma anche con quattro pezzi mancanti, il centrodestra aveva in mano 17 voti, il minimo sindacale per ri-eleggere Francesco Luciani almeno alla terza votazione. E invece qualcuno in maggioranza si è smarcato restando nell’ombra, arrogandosi così il ruolo di Jep Gambardella della situazione: «Io non volevo solo partecipare alla feste, volevo avere il potere di farle fallire». E la festa era quella che ha cercato di imbastire Buldorini e Lucentini, che evidentemente di conti non è così pratica: dopo l’esultanza prematura al primo turno delle elezioni comunali, la forzatura di prendersi di tre assessori più il sindaco è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una crisi di maggioranza ancor prima del via “vero” della legislatura.

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Mauro Lucentini solitario in un tavolino in piazza

Ma a fare rumore più delle urla di un imbufalito Pierfrancesco Castiglioni sono stati i silenzi di un Sandro Parcaroli che non ha saputo o voluto cercare di sedare i bollenti spiriti dei contendenti che contendenti non dovrebbero essere. A parte il sostegno d’ordinanza alla candidatura di Francesco Luciani quando i fuochi d’artificio ancora dovevano iniziare, la sua è stata una presenza ectoplasmatica. Poche parole, nessuna vera presa di posizione: addirittura nella lunga pausa tra la terza e la quarta votazione, quella in cui il centrodestra si è riunito in conclave in sala giunta tra urla e accuse udibili anche a distanza, è stato più il tempo passato seduto da solo o in ristretta compagnia sul suo scranno in sala consiliare che a cercare di mediare tra i galli di un pollaio in cui la zuffa si faceva sempre più accesa.

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E il centrosinistra? Non doveva né poteva andare nemmeno vicino a tentare il blitz di eleggere un proprio esponente (con soli 10 voti a disposizione, stante l’assenza di Tommaso Domizi impegnato con i Giovani Democratici a Bruxelles), e allora è andato in ordine sparso: tra i voti validi sono comparsi quasi tutti i nomi dei consiglieri, anche se più significativi sono stati sicuramente quelli “pescati” tra la maggioranza.

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Gli scranni del Pd con Andrea Perticarari al microfono

A farsi largo, voto dopo voto, è stato ad esempio quello di Alberto Tombesi, subentrato in assise in quota Fratelli d’Italia  dopo le nomine di giunta e che, spuntato fuori con due voti alla seconda votazione, ne ha raccolti ben cinque all’ultima: un messaggio in codice da parte di qualcuno? Così come in quell’ottica in molti hanno letto l’indicazione “Luciani presidente” comparsa in cinque voti alla quarta tornata. Sul come leggere invece il voto raccolto da “Merlini” (don Gianluca Merlini, segretario generale della Curia?) spuntato alla seconda votazione più difficile dare una connotazione precisa.

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Il via vai dalla sala giunta durante la sospensione dei lavori

Del consiglio di ieri resta l’inusuale spettacolo di una maggioranza neo eletta che non riesce a far passare un proprio nome, ma anche qualche sorpresa nei punti discussi prima dell’elezione del presidente del Consiglio, nel particolare la nomina dei nuovi capigruppo. Lega (+civici) ha affidato il timone al giovane esordiente Tommaso Lorenzini, mentre nel centrosinistra l’ex candidato sindaco Gianluca Tittarelli ha scelto Uniamo Macerata come sua casa, facendo salire a tre gli esponenti del gruppo guidato anch’esso da una esordiente, Laura Copparoni. 

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Luciano Pantanetti con al fianco Laura Copparoni (Uniamo Macerata)

Di buono quantomeno ci sono stati i timidi segnali che vanno nella direzione di uno “svecchiamento” della politica cittadina tante volte auspicato e poco messo in pratica (in questo caso da ambo gli schieramenti), ribadito peraltro nel suo intervento di inizio seduta da Michele Lattanzi: «Abbiamo un’occasione di dare un segnale alla città: non ho dubbi che Luciani sia stato un ottimo presidente, ma il presidente deve essere una figura che garantisce il rispetto delle minoranze. Io vedo una giunta non giovanissima, per cui questo non è stato un bel segnale, per cui sarebbe bello votare per un candidato giovane, che sia di destra o sinistra». Proposta caduta poi sostanzialmente nel vuoto, ma che trova un suo contesto nei ruoli attivi di Tommaso Lorenzini (Lega) e Laura Copparoni (Uniamo Macerata), oltre che nell’ingresso in consiglio di Alice Verdicchio in quota Movimento 5 Stelle dopo la rinuncia di Roberto Cherubini.

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Uno sconsolato Francesco Luciani

Ora la maggioranza, più che pensare a giovani o meno giovani, deve ritrovare la sua compattezza e farlo in tempo brevi. Riuscirà Parcaroli a rimettere insieme i cocci di una maggioranza già a pezzi o servirà l’intervento di Ancona o addirittura di Roma per salvare una barca che rischia di naufragare ancora prima di uscire dal porto? Non riuscirci sarebbe un caso più unico che raro, ma come se ne esce? La crisi è tutta di poltrone, c’è poco da girarci intorno. E con la giunta già varata e presentata, quali potrebbero essere le mosse capaci di accontentare tutti gli scontenti? Qualcuno dovrà mollare l’osso.

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