«Io, la Lega e il Parcaroli-bis»
Il j’accuse (felpato) di Anna Menghi

MACERATA - L'ex sindaca commenta la nascita del nuovo esecutivo e il suo mancato ritorno: «Per me tanti attestati di stima dai cittadini, ma non ho chiesto nulla a nessuno. L’assessorato ai Servizi sociali sarebbe stato quello più coerente con il mio percorso. Avrei preferito una squadra più inclusiva verso i centristi. Sono curiosa di vedere all'opera Giuseppe Romano. Per Parcaroli le figure di riferimento sono Lucentini e Buldorini: per me l’impegno politico resta puro servizio, continuerò a essere una voce di questo territorio»

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Anna Menghi all’Helvia Recina per la partenza del Pellegrinaggio Macerata-Loreto

di Matteo Zallocco

Domani pomeriggio prenderà il via il secondo mandato di Sandro Parcaroli con la prima seduta del Consiglio comunale. L’assise si apre in un clima tutt’altro che sereno all’interno del centrodestra, scosso dai malumori per l’esclusione della giunta di Udc e Noi Moderati a favore di una Lega pigliatutto (tre assessori più il sindaco). Primo banco di prova sarà il voto – segreto – per la presidenza del Consiglio comunale, dove la maggioranza punta alla riconferma di Francesco Luciani (Maceratesi per Parcaroli), con l’ombra sempre presente dei franchi tiratori. È in questo scenario di tensioni e veti incrociati che si inserisce la voce di Anna Menghi, ex sindaco ed ex consigliera regionale del Carroccio, il cui nome era circolato con insistenza per un posto nell’esecutivo.

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Anna Menghi, il suo profilo è stato tra i più apprezzati nel toto-assessori per la nuova Giunta. Lei ci sperava?

«Ho letto le indiscrezioni che mi indicavano tra i possibili componenti della nuova giunta e devo ammettere che mi ha fatto molto piacere ricevere tanti attestati di stima. Mi sono arrivate moltissime telefonate, messaggi di cittadini che attraverso i social mi hanno scritto auspicando un mio ritorno in amministrazione. È stato un segnale di fiducia che mi ha davvero commosso, dando valore ai tanti anni di impegno. Questo, al di là di qualsivoglia incarico, è il riconoscimento più importante per me.
Detto ciò, non ho mai lavorato perché questa soluzione si concretizzasse. Non ho chiesto nulla a nessuno, né tanto meno ho fatto pressione per avere qualche incarico.
Quando ho scelto di non candidarmi, l’ho fatto perché volevo prendermi una pausa dalla vita pubblica, dalla politica ed ero consapevole che, quando non si partecipa direttamente ad una campagna elettorale, vengono date priorità agli eletti. Certo, se il sindaco mi avesse chiesto di dare una mano, avrei valutato seriamente la proposta. Per chi, come me, la politica è sempre stato puro servizio, la chiamata a fare qualcosa per la mia città non mi avrebbe lasciato indifferente, ma credo nel rispetto dei percorsi politici e le scelte di un sindaco vanno accettate».

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L’assessorato ai Servizi sociali per lei, con Francesca D’Alessandro alla cultura, sarebbe stata una soluzione di suo gradimento?

«Si, naturalmente. Se il sindaco mi avesse chiesto di dare un contributo all’amministrazione, l’assessorato ai Servizi sociali sarebbe stato quello più coerente con il mio percorso umano, personale e politico. È un ambito che conosco molto bene, che ho sempre seguito con particolare sensibilità e nel quale credo nessuno possa offrire un contributo più concreto del mio. Quanto a Francesca D’Alessandro la considero una persona preparata e competente, penso che alla cultura avrebbe fatto un buon lavoro e che ciascuna nel proprio ambito avremmo potuto lavorare bene insieme, formando una squadra affiatata. Ma queste sono valutazioni che appartengono solo ad ipotesi. Il sindaco, ripeto, ha fatto le sue scelte e nel farle immagino abbia agito nell’interesse della città».

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Il sindaco Sandro Parcaroli “scortato” dai leghisti Mauro Lucentini e Luca Buldorini

Una Giunta a trazione Lega con Parcaroli affiancato da Mauro Lucentini e Luca Buldorini in diverse scelte importanti come è stata quella degli assessori. Cosa ne pensa?

«È normale che un sindaco si circondi di persone di cui ha fiducia. Ed è evidente che Mauro Lucentini e Luca Buldorini siano al momento figure di riferimento per Sandro Parcaroli. Personalmente ho sempre privilegiato il rapporto diretto con i cittadini, le competenze e il servizio alle istituzioni, rispetto alle dinamiche interne ai partiti, ma è anche per questo che ho scelto di non candidarmi questa volta: ritenevo conclusa una fase del mio percorso e non mi riconoscevo in un’impostazione che oggi è molto diversa dalla mia. Detto ciò, auguro sinceramente al sindaco un buon lavoro. Governare una città è una responsabilità enorme. Un vero leader fa tesoro di ogni consiglio, ascolta tutti e si confronta con chi gli è vicino, ma poi deve scegliere in totale autonomia ciò che ritiene giusto. Ci sono decisioni che, per quanto condivise e meditate, alla fine si prendono da soli. Per questo auguro a Sandro di avere sempre il coraggio di decidere secondo coscienza, mettendo davanti a tutto e tutti il bene di Macerata. Perché alla fine saranno le sue decisioni ad essere giudicate dai cittadini e dalla storia amministrativa della città, non quelle dei suoi consiglieri».

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Anna Menghi in prima fila alla convention elettorale di Parcaroli al palas

Oltre ad Andrea Marchiori, che era certo della riconferma, sono entrati in Giunta per la Lega Giuseppe Romano (al commercio) e Oriana Piccioni (spostata dal bilancio all’ambiente). Come li vede?

«Fermo restando che un sindaco ha sempre il diritto di assegnare le deleghe secondo i criteri che ritiene più opportuni, ad Andrea Marchiori ed Oriana Piccioni non posso che augurare buon lavoro. Facevano parte della precedente gestione amministrativa e se i cittadini hanno riconfermato questa maggioranza è evidente che l’abbiano fatto perché hanno apprezzato anche il loro lavoro. Su Giuseppe Romano, invece, ammetto di avere una certa curiosità. Fino a ieri l’ho conosciuto come un apprezzato commerciante, oggi sarà chiamato a guidare un assessorato complesso come quello del Commercio. Sono due esperienze molto diverse: conoscere bene un settore è sicuramente un punto di partenza importante, ma amministrarlo è un’altra cosa. Sarà interessante vedere come affronterà questa nuova sfida».

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Giuseppe Romano, neo assessore al commercio

Come vede invece l’esclusione dei centristi Marco Caldarelli (Udc) e Deborah Pantana (Noi Moderati) su imposizione della Lega?

«Non ho partecipato alle scelte di cui parla e, quindi, non conosco i criteri che il sindaco ha adottato nella composizione della sua giunta. Posso però dire come avrei impostato io una squadra di governo. Ho sempre pensato che, quando una coalizione vince insieme, sia importante trovare un equilibrio che valorizzi tutte le sensibilità che hanno contribuito al risultato, naturalmente senza rinunciare alla qualità delle persone scelte. È una questione di metodo. Io, probabilmente, avrei cercato una soluzione più inclusiva, anche a costo di rimodulare le deleghe, per dare rappresentanza a tutte le forze che hanno contribuito alla vittoria. Ma questa è la mia idea di amministrazione. Il sindaco ha fatto una scelta diversa e sarà lui, come è giusto che sia, a risponderne politicamente».

Anna Menghi, lei come si trova all’interno della Lega Macerata? Non è un segreto che ci siano state frizioni con l’area Buldorini.

«Non è un segreto che negli ultimi anni ci siano state differenze di vedute con l’area che oggi fa riferimento a Luca Buldorini. Sarebbe inutile negarlo. Ma non l’ho mai vissuta come una contrapposizione personale. C’è, tra noi, solo una profonda differenza nel modo di intendere la politica. Io continuo a credere in una politica fatta di servizio, competenza, ascolto e rapporto diretto con i cittadini. È una cultura politica che mi appartiene da sempre e che non intendo cambiare. Anche per questo motivo ho preferito non candidarmi. La coerenza, in certi ambiti, è un atto di responsabilità e questa fase non mi apparteneva pienamente. Non ho mai creduto che una candidatura valga più dei propri principi. Ho sempre rivendicato la mia libertà di dire anche dei “no” se lo ritenevo necessario e su questa libertà ho costruito la mia credibilità politica».

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Anna Menghi lo scorso 4 giugno con Matteo Salvini

Durante l’ultima visita a Macerata di Matteo Salvini abbiamo una foto in cui parla con lei, cosa vi siete detti?

«Abbiamo parlato con grande serenità. Mi ha chiesto come stavo e ci siamo anche confrontati brevemente sull’attuale situazione politica. Con Matteo Salvini ho sempre avuto un rapporto franco. Gli ho sempre detto con chiarezza quello che pensavo, anche quando le mie opinioni non coincidevano con le sue».

Come vede questo secondo mandato di Parcaroli?

«Credo che durante questo secondo mandato vedremo un Sandro Parcaroli diverso. Cinque anni di governo gli hanno lasciato un patrimonio di esperienze che diventerà utile per affrontare le sfide che attendono Macerata nei prossimi anni. Non ho la sfera magica per dire cosa accadrà, ma posso affermare che c’è ancora tanto da costruire per questa città. Mi auguro che questo sia il quinquiennio della maturità politica per il centrodestra maceratese, che, lo voglio ricordare, non aveva mai governato prima e che per questo ha avuto, negli anni passati, la necessità di familiarizzare con logiche di potere che non gli appartenevano».

E lei ora cosa farà?

«Politica. Continuerò a fare politica, ad essere una voce di questo territorio, ad agire per rimanere quel punto di riferimento che tanti si aspettano io sia, ora più che mai. Le stagioni dell’impegno possono cambiare, ma il sentimento con cui ci si approccia al bene di una comunità definisce chi noi siamo prima ancora di qualunque incarico istituzionale. I ruoli pubblici sono abiti temporanei. La nostra vera essenza risiede nella costanza di quel sentimento civico che deve spingerci, in ogni momento, a prenderci cura degli altri».

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