Sisma 2016, si cambia:
dal Superbonus al contributo diretto
ma restano fuori i fabbricati non abitativi

TERREMOTO - Il commissario per la ricostruzione Guido Castelli ha annunciato la nuova ordinanza entro la fine di aprile: ma ne resteranno fuori agriturismi, capannoni ed edifici rurali

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Guido Castelli, commissario per la ricostruzione

di Monia Orazi

È attesa entro fine aprile l’ordinanza commissariale che regolerà il passaggio dal Superbonus 110% al contributo diretto per la ricostruzione post-sisma 2016. Lo ha annunciato il commissario straordinario Guido Castelli nell’ambito di una videoconferenza con il comitato civico 3e36, nella quale sono stati illustrati i contenuti della bozza quasi definitiva del provvedimento.

La nuova misura, attuativa delle disposizioni contenute nella legge di bilancio 2026, nasce per rispondere a chi non ha potuto rendicontare entro il 31 dicembre 2025 le spese coperte dal Superbonus: sarà possibile portare a rendicontazione anche le eccedenze rimaste scoperte, fino al 100% nei casi in cui non sia stato ancora presentato alcun saldo avanzamento lavori. Il periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e la data di entrata in vigore dell’ordinanza non verrà considerato nei termini di esecuzione dei lavori, con una proroga eccezionale aggiuntiva di quattro mesi.

Tuttavia la misura ha un perimetro preciso: riguarda esclusivamente gli immobili a destinazione abitativa o prevalentemente abitativa. Ne restano fuori le attività produttive e i fabbricati non abitativi come agriturismi, capannoni, fabbricati rurali, che nel cratere sismico avevano fatto affidamento sul Sismabonus per coprire la quota di spesa eccedente il contributo pubblico. Un’esclusione che colpisce in particolare chi ha presentato domanda con le ordinanze precedenti al testo unico per la ricostruzione privata, introdotto a fine 2022. Per queste pratiche, approvate dagli Usr proprio sulla base della disponibilità del Sismabonus, il crollo dell’aliquota dall’80% al 36% ha stravolto i piani economici degli interventi, senza che nessun aggiornamento normativo successivo, né l’ordinanza 222 del 2025 né la nuova misura in arrivo, abbia previsto soluzioni specifiche.

È il caso, già emerso nei mesi scorsi (leggi l’articolo) di Giuseppe Maria Giammusso, proprietario di un complesso di fabbricati agricoli a Polverina di Camerino: otto unità immobiliari di categoria D/10, pratica approvata con le ordinanze 13 e 19, lavori avviati nell’estate 2023. La riduzione del Sismabonus ha trasformato un accollo previsto di circa 154mila euro in uno di oltre 491mila. Tre lettere inviate al commissario, all’Usr e ai responsabili competenti sono rimaste senza risposta. L’Usr Marche non ha fornito chiarimenti sulla situazione delle pratiche pre-Turp con fabbricati non abitativi, né sul numero di posizioni analoghe presenti nel territorio.

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