
Domenico Antognozzi vicino al corrimano installato per aiutare i visitatore a salire al piano superiore
di Marco Ribechi
San Claudio e Carlo Magno, meglio il biliardino e il ping pong. Aria di tempesta nella frazione del Comune di Corridonia dove alcuni parrocchiani hanno chiesto e infine ottenuto l’espulsione del Centro Studi Giovanni Carnevale dallo stabile della parrocchia. Proprio questa mattina una ditta specializzata ha rimosso la lapide commemorativa dei 1.200 anni dalla morte di Carlo Magno, che era stata affissa sulla chiesa con cerimonia ufficiale nel 2014 alla presenza dell’allora sindaco Nelia Calvigioni e dell’assessore alla cultura della Regione Marche Pietro Marcolini. L’associazione capitanata da Domenico Antognozzi, che prosegue sul solco tracciato da don Giovanni Carnevale, negli ultimi anni si era insediata con il consenso della curia al secondo piano dell’Abbazia, organizzando convegni, incontri e, soprattutto, aprendo a turisti e visitatori quasi ogni giorno.

Alcuni degli oggetti in ferro battuto
Molti anche gli abbellimenti in ferro battuto donati alla comunità dal Centro Studi, allo scopo di dare lustro a un luogo di cui, prima degli studi di Giovanni Carnevale, non si parlava molto. Il corrimano, l’altare, il leggio, il plastico dell’Abbazia, album fotografici sulla storia di San Claudio e un cancelletto per proteggere la torre dai curiosi che salivano senza autorizzazione e senza misure di sicurezza. E’ facile ricordarsi come la stessa torre in passato fosse completamente abbandonata all’incuria e letteralmente sommersa da escrementi di piccione e uccelli morti.

La rimozione dei cestini e dei posaceneri
A San Claudio, prima del Centro Studi, non c’erano nemmeno i cestini per la spazzatura né i posaceneri, anche loro rimossi proprio in queste ore. «Ci siamo impegnati a fondo in questo luogo e crediamo di aver reso un servizio alla comunità – spiega Antognozzi – non c’è ragione per questa decisione, abbiamo sempre agito nel bene e accolto chiunque volesse partecipare, non siamo mai stati ideologici. Per noi valorizzare San Claudio era la priorità. Il nostro registro degli ospiti conta 11mila firme circa e in media firma un visitatore ogni 20. Quindi negli ultimi sei anni potrebbero essere passati circa 200mila visitatori da tutto il mondo che noi abbiamo accolto e a cui abbiamo mostrato le meraviglie di San Claudio. Venivano pullman pieni da tutta la Penisola, stranieri, scolaresche, perché San Claudio è finita sui libri didattici di tutte le scuole d’Italia (leggi l’articolo). La nostra attività, motivata dalla ricerca storica della verità, ha avuto anche un’importante ricaduta sul territorio che però sembra dar fastidio a chi, qui nella zona, non ha mai fatto nulla per valorizzarla. Si preferisce organizzare gare di biliardino e di ping pong, mostre di carretti da corsa, o cene medioevali a pagamento piuttosto che puntare sulla sua unicità storica e architettonica. Questo è il livello dei nostri interlocutori».

La rimozione della lapide marmorea installata nel 2014 con cerimonia ufficiale
Livello che però, a detta degli interessati, è riuscito a raggiungere le sale vescovili con una petizione di 112 firme per espellere gli ospiti indesiderati. «Il vescovo ha creduto a gente forse poco affidabile – prosegue Antognozzi – La parrocchia di San Claudio conta circa 2mila persone. La petizione sottoposta al vescovo, che nessuno però ha visto, reca 112 firme di ipotetici parrocchiani che rivogliono la loro chiesa. Suppongo quindi che Augusto Andreoli di Porto Potenza, Alfredo Maulo di Treia, Pierluigi Cavalieri di Civitanova, Furio Cappelli di Ascoli e a altri si siano trasferiti a Corridonia poiché c’è anche la loro firma».

Il cancelletto per proteggere la torre che non ha le misure di sicurezza per essere visitata
Anche il parroco Don Gianni è molto dispiaciuto ed è a favore della permanenza del centro studi: «Vorrei che restassero perché hanno fatto solo del bene alla nostra parrocchia – spiega il sacerdote – è un via vai continuo di visitatori incuriositi e inoltre hanno abbellito notevolmente gli ambienti che prima risultavano spogli e poco curati. Il loro amore per questo luogo è tale che hanno fatto tutto a loro spese e li reputo un grande aiuto. Il mio ruolo mi impone di rispettare la volontà di monsignor Pennacchio, però lo faccio a malincuore». Don Gianni negli anni si era appassionato e aveva sposato le teorie elaborate da Don Giovanni Carnevale, che oltre ad essere un ricercatore instancabile era anche un sacerdote molto stimato: «Nel caso continuino ad arrivare visitatori, e se me lo chiederanno, continuerò a raccontare la vera storia di Carlo Magno e Aquisgrana a San Claudio».
Secondo Antognozzi particolarmente accanito sarebbe un gruppo di donne che vorrebbero riprendersi gli spazi solo per prepotenza. «Le pie donne non hanno detto al vescovo dei visitatori che abbiamo portato – prosegue Antognozzi – e nemmeno dei contributi economici poi donati alla chiesa che sono stati raccolti ogni giorno. Forse sono state infastidite dal fatto che le pulizie ora vengono fatte gratuitamente. Non ho paura a fare nomi e cognomi, se mi verrà chiesto. Negli anni questi personaggi hanno usato la chiesa come fosse di loro proprietà, persino cambiando serrature senza consegnare la chiave al parroco. E sono gli stessi che oggi hanno promosso la petizione al grido di “la chiesa è nostra e la rivogliamo”. Il perché mi pare abbastanza chiaro».
Il desiderio di Antognozzi è quello di avere un confronto con il vescovo monsignor Pennacchio: «Abbiamo sempre ricevuto parole di stima e rispetto per il nostro operato a favore di San Claudio – conclude Antognozzi – sono certo che il Vescovo non abbia ricevuto informazioni veritiere. Sarei lieto di un confronto davanti a lui alla presenza di questa gente, non ho dubbi di come cambierebbero le cose».

A proposito della dichiarazione del parroco: raccontare frottole alla gente non significa fare del bene, ma solo generare confusione e ignoranza. Le tesi di don Carnevale sono prive di qualunque fondamento storico e non sono MAI state accettate da nessuno storico in nessuna parte del mondo. Don Carnevale non aveva la minima idea di quello che fosse la ricerca storica.
In Francia la chiesa paga le tasse alla Repubblica Francese,in Italia paghiamo la chiesa, indovinate quale stato funziona?
Sono certissimo che dalla vicina e civile Macerata si leveranno voci di protesta contro questo atto censorio del vescovo.. dopo il caso Agnani un'altra indebita intromissione della Chiesa nella libertà di espressione costituzionalmente tutelata!
Giorgio Colella libertà di espressione? Certo, nessuno nega ai carolingi piceni di portare avanti la loro (per me delirante) revisione storica. Ma non possono occupare un luogo sacro e monumento nazionale come fosse casa propria! Vadano dove vogliono, nessuno glielo impedisce. Nell'articolo, i piagnistei di Antognozzi e don Dichiara non dicono che la decisione dell'Arcivescovo è solo relativa a questo aspetto e alla necessità di restituire la chiesa al suo ruolo canonico e pastorale. Mons. Pennacchio non entra nel merito di questioni storiche. Spero sia chiaro.
Augusto Andreoli Ruolo canonico e pastorale, cioè Grazia, Graziella e Graziarcà, che immagino non giovanissime, insieme all'azione congiunta di piccioni e picciotti come lei. Ma perché perdo il mio tempo a parlare con un agente della buoncostume? Vi meritate Alessandro Gassmann e il Papa-Re
Bestie... La chiesa quando non ci guadagna ritorna all'inquisizione... Massoni immondi
Flavio Acciaresi lei ha le idee un po' confuse sul rapporto storico intercorso nei secoli tra Chiesa e Massoneria.
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Una storia assurda che fa’male al cuore. Come al solito il volere di pochi, opprime la libertà di molti.
Perché CM non dà spazio anche all’altra campana ?! Vi abbiamo contattato a più riprese per esporre le ragioni della petizione. Faccio notare che oltre alle firme di parrocchiani di San Claudio e abitanti di Corridonia, ci sono quelle di oltre 100 storici, storici dell’arte, archeologi e docenti! Articolo a senso unico nel metodo e nel merito!
Sono proprio curioso di leggere le ragioni della petizione.
Andreoli se invece di contestare l articolo nel metodo lo contestasse nel merito ne saremmo tutti piú arricchiti, ci fa la grazia?
L’imperatore si starà rivoltando nella tomba.
Non entro nel merito della questione perché non ne ho la minima competenza. Dico soltanto che è un peccato chiudere il piano sopra della Chiesa perché potrebbe essere utilizzato per tante cose, mostre, convegni e quant’altro.
Pure un vero peccato non sistemare le torri per permetterne la visita perché vale davvero la pena salire fin sopra.
È un punto turistico di rilievo nella zona, bellissima e ben tenuta anche all’esterno e con ottime strutture ricettive con l’albergo, il bar e il ristorante dove Pierina cucina ancora divinamente!
Oltre che tanta pace dove passeggiare e ritrovarsi!
La mia San Claudio sempre nel cuore!!
L’errore macroscopico è di chi ritiene di poter “rivolere” la chiesa di San Claudio come fosse una sua proprietà privata. Già così proprio non ci siamo. Poi, se può essere un passo troppo avanti quello dell’apposizione di targhe, lo diventa anche quello della rimozione forzata non solo di queste ultime ma anche delle altre suppellettili migliorative.
Le “battaglie” storiche non si fanno a colpi di petizioni e raccolta di firme, ma nei convegni, mediante gli studi e le pubblicazioni, le prove e le smentite supportate dai fatti e dai documenti.
In questa maniera, il mio indimenticato amico e professore Don Giovanni Carnevale risulta ai miei occhi ancora più convincente a riguardo della sua teoria rivoluzionaria.
Smontate i suoi convincimenti con altrettanti studi: evitate le petizioni e le rimozioni. Novelle damnationes memoriae.
Dall’articolo sembra che il “Centro Studi Giovanni Carnevale” sia stato allontanato dalla Chiesa senza motivo, nonostante quanto di buono avesse fatto: pulizie, cestini dei rifiuti, posaceneri, corrimano, cancelletto, “abbellimenti” vari e “accoglienza” ai turisti … Solo qua e là si fa cenno alla “storia del re carolingio”, alla lapide della tomba dell’Imperatore, alla “ricerca storica della verità”, alle “teorie” di Don Carnevale e alla “vera storia di Carlo Magno e Aquisgrana a San Claudio” che invece, molto probabilmente, sono alla base del vero motivo della decisione del Vescovo di Fermo. Chi andava a visitare la straordinaria architettura di San Claudio e la Chiesa superiore, si trovava di fronte non solo a quei simulacri di una “storia” ipotizzata e mai dimostrata, ma anche alle certezze dei solerti “custodi” e alla propaganda militante e invadente delle loro “teorie”. Insomma, chi andava a visitare la stupenda San Claudio non trovava la storia del territorio – almeno per come fin qui è stata ricostruita, pur con le tantissime lacune su un’epoca di cui sono scarsi i documenti e le fonti – ma solo lo squadernamento di “teorie” carolingie per cui la vera Francia, la vera capitale dell’Impero e tanto (tanto!) altro è in Val di Chienti. Sono stato sempre affascinato da queste “teorie”, ho molti libri di suoi sostenitori e li ho anche letti, ma da qui a farle diventare Storia documentata ce ne passa; e da qui a far diventare San Claudio possesso esclusivo dei suoi sostenitori ce ne passa. I turisti veri, quelli che girano per architetture medievali con l’interesse di chi vuol immergersi in un’epoca e magari capire qualcosa di più, hanno bisogno innanzitutto di un quadro storico ponderato e autorevole, poi auspicabilmente di tracce per ulteriori ricerche, solo molto marginalmente di una “teoria” basata su una manciata di indizi, tanto fascinosi quanto insufficienti.
Il fantasma dell’imperatore salirà a sabotare il biliardino.
Nessuno nega ai carolingi piceni di portare avanti la loro (per me delirante) revisione storica. Ma non possono occupare un luogo sacro e monumento nazionale come fosse casa propria! Vadano dove vogliono, nessuno glielo impedisce. Nell’articolo, i piagnistei di Antognozzi e don Dichiara non fanno volutamente accenno al fatto che la decisione dell’Arcivescovo è SOLO relativa a questo aspetto e alla necessità di restituire la chiesa al suo ruolo canonico e pastorale. Mons. Pennacchio non è entrato nel merito di questioni storiche,che lascia al dibattito accademico. Spero sia chiaro.
L’Arcivescovo di Fermo mons. Rocco Pennacchio ci conosceva bene. E conosceva le scoperte di don Giovanni Carnevale, le lapidi apposte, al punto di portarci il Vescovo di Tricarico Mons. Giovanni Intini, insieme ai suoi presbiteri, ai quali il parroco don Gianni Dichiara espose le scoperte di don Carnevale. Pure l’arcivescovo di Milano mons Mario Delfini venne nella chiesa superiore ad ascoltare la “rivelazione” su Carlo Magno. Nessuno di noi ha mai negato un confronto con i filo-tedeschi di Aachen. I quali, sembra,che non accettino contraddittori. Anzi, due docenti dell’Università di Macerata, facenti parte di un comitato “anti fake-news”, vorrebbero “Cancellare Aquisgrana dalla carta geografica delle Marche”, alla faccia dei due articoli della Costituzione Italiana, che difendono la libertà di pensiero, di pubblicazione e di propaganda delle idee e delle pubblicazioni… Sicuramente sono preoccupati per il riconoscimento a don Carnevale di Gillo Dorfles e nel 2023 dal “The Economist”, che sarebbe come la “Bibbia” dell’informazione. Ma è giusto così, dato che Carlo Magno non è tedesco, ma “vallone”, quindi sarebbe “belga”. Ma non è “belga” e neppure “italiano, o francese”. Dato che, come “Padre dell’Europa”, è pure olandese, danese, scandinavo, polacco, russo, baltico, svizzero, austriaco, balcanico, greco, spagnolo, portoghese… Quanto allo storico Augusto Andreoli, che è intervenuto a commento qui sopra, firmatario della lettera proponente all’Arcivescovo la nostra defenestrazione, gli proporrei di fare pubblicare da “Cronache Maceratesi” la lettera che hanno inviato all’Arcivescovo di Fermo, per sapere come hanno argomentato la loro proposta…
Di sicuro, il nostro crimine è stato quello di esserci intromessi nei locali della parrocchia di san Claudio, che erano da anni gestiti da “quattro pie donne” del Consiglio Pastorale Parrocchiale, a disposizione delle loro iniziative pure finalità economiche, senza che il parroco potesse conoscere il risultato finanziario delle iniziative stesse. Meglio ricordare da subito che i membri del Consiglio Pastorale, – di cui fanno parte due membri del nostro Centro Studi – Gabriele Menghi e Piero Giustozzi (revisore dei conti, il primo – mentre il secondo è riconosciuto autore di diversi libri di Storia su San Claudio) – i membri del Consiglio Pastorale – ripeto- hanno solo funzioni consultive, mentre le decisioni spettano al solo Parroco. Al quale le “pie donne” di San Claudio negano di poter controllare il loro operato e addirittura i suoi locali parrocchiali, di cui avrebbero le chiavi…
Noi abbiamo solo amato la Chiesa superiore, affinché, attrezzandola convenientemente – dopo averla ripulita dalla polvere e dallo strame dei piccioni presente nelle due torri – e sempre messa a disposizione del Consiglio Pastorale quando lo hanno richiesto – potesse permettere a decine e decine tra conferenzieri su vari argomenti, a convegni, e a lavori teatrali e musicali di potersi esprimere davanti ad un loro pubblico.
Personalmente speravo che l’Arcivescovo portasse “pace e collaborazione” tra il Consiglio Pastorale e noi: così non è stato. Peccato… Rimane solo un clima di aspro confronto. Per cui, “ognuno per sé, e Dio per tutti”.
E fu così che da un giorno all’altro
………. si tirò addosso
L’ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l’osso
Ma le comari d’un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all’invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giusto……….
(F. De Andrè)
ma i denari per riparare le chiese da crolli e manutenzioni da chi provengono? ma come si fà a mandar via un centro studi?
E’ assurda questa “cancellazione”. Piena di livore da parte di chi vuole leggere una parte della storia. In quel luogo non si facevano “riti satanici”. Al contrario la tesi di don Carnevale ( appurata o no) era epicentro di attenzione diversa. Si pensi alla secolarizzazione, invece di “scomunicare” luoghi rispettabili di culto e di ricordo della Storia.
Signor Augusto Andreoli, Dottoressa Monica Sagretti, signore Teresa Bellesi e Isabella Frattari, signore “Pie Donne” del Consiglio Pastorale Parrocchiale e coloro che hanno firmato la lettera all’Arcivescovo – salvo lo storico Alessandro Barbero, firmatario della petizione, che nel suo libro su Carlo Magno si è dimenticato di scrivere del “Capitulare de Villis” carolingio (chissà perché), andate nella chiesa inferiore, aprite la porta – a “sinistra” dall’entrata – quella della torre che porta alla cella campanaria, non utilizzata dai turisti per salire alla chiesa superiore, e troverete che lo sterco dei piccioni – se ho visto bene – è arrivato, insieme alle zecche dei piccioni, a contatto con i fedeli.
Dato che “amate” la vostra chiesetta di San Claudio andate a ripulire quelle scale a chiocciola fino alla cella campanaria, come hanno fatto, tempi addietro, i seguaci di don Carnevale.
Non scherzo quando chiedo alla Curia Arcivescovile e al Comune di Corridonia di intervenire, prima che qualche fedele che va a pregare e qualche turista, si facciano del male…
Potenze straniere avranno tramato nell’ombra, il fatto del ping pong potrebbe far addirittura subodorare un’implicazione cinese.
L’autore dell’articolo asserisce in prima battuta, con ammirevole nonchalance, che ci sia l’intenzione di trasformare la chiesa superiore in una sala giochi, e lascia senza contraddittorio l’affermazione del suo intervistato, in base a cui i proponenti della petizione (tra cui il sottoscritto) sarebbero mossi da non meglio chiariti interessi personali. Ma io sono solo uno storico dell’arte, non produco né vendo biliardini o tavoli da ping-pong. Né tantomeno sono un campione sportivo in cerca di nuove ribalte! Lo stesso discorso vale, naturalmente, per gli altri proponenti. Siamo seri, per cortesia. C’è stata un’occupazione indebita degli spazi comunitari, in un edificio che è anche monumento nazionale, con una serie di interventi specifici non autorizzati dalla Soprintendenza, a partire dall’apposizione della famosa lapide? Ebbene sì. Punto. La Curia non ha affatto concesso lo spazio in questione: basta con le menzogne. Se ci fosse stata davvero una concessione, in che modo la Curia stessa poteva imporre e ottenere una smobilitazione così rapida? Caro articolista, un po’ di buonsenso, suvvia, come fa a propinare queste amenità? E se proprio si vuole trattare la storia come se fosse una pallina da ping-pong, facendola saltare qua e là, si troverà senz’altro una degna sala giochi ad hoc. Altrove. I flussi turistici in direzione di San Claudio ci sono sempre stati, e la favola di Carlo Magno in salsa marchigiana ha trasformato semmai questo monumento in una barzelletta internazionale. E non è ammissibile che si visiti una chiesa così importante venendo assillati da pseudo-guide vessillifere che rifilano ai visitatori la loro Verità, che comprende il trasferimento di Roma in Val di Chienti e la suddivisione delle Marche altomedievali in Francia e Sassonia. Tutto ciò può essere esposto e difeso in pianta stabile in una sede opportuna, magari altrettanto gratuita, non certo in una chiesa consacrata che ha anche un eminente valore culturale. E Carlo Magno estimatore del vin cotto piceno non ha niente a che fare né con la fede né con la cultura.
“Buongiorno signore, goodbye, guida di Roma, authorized guide, vuole essere guidato?”
(Totò)
Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” (talo Calvino)
Suvvia prendiamoci un po’ meno sul serio, pontificare dall’immaginato pulpito serve solo a nutrire il proprio ego, a volte “smisurato”. I vecchi dicevano “cala jo da ssu pajà !”…..
Desolatissimo che una fandonia colossale (San Claudio al Chienti = Aquisgrana) sia approvata da 31 anni dalla “meglio gioventù” maceratese di poeti,cherici e reduci politici.
Adesso? Il “redde rationen”, ovvio!
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E’ da un pezzo che chiediamo un confronto pubblico, magari all’Università di Macerata, con gli storici tedeschi. Facciamolo e poi ne riparleremo. Però, finché era in vita il prof. Carnevale non avete aperto bocca. La fifa vi è venuta quando il The Economist, dopo Gillo Dorfles, ha citato le scoperte di don Carnevale come plausibili. Sì, perchè il The Ecomomist fa testo quando scrive… Soprattutto aspettiamo al varco la giornalista Salher, che quando non sa che dire sulle chiese dice che sono “romaniche” e sui capitelli si inventa una “storiella”…. Fate venire anche il grande e simpaticissimo prof. Alessandro Barbero, che ha dimenticato di parlare del “Capitulare de Villis” nel suo ponderoso lavoro “Carlo Magno, un padre dell’Europa” di 436 pagine. Se ha firmato la vostra lettera con cui chiedete di cacciarci per avere occupato un luogo sacro, che, malgrado l’amore della firmatarie locali, era pieno di sterco di piccioni e di polvere, e lo abbiamo reso uno specchio al servizio dell’Arte e della Cultura, sarà – il Professore – lieto di distruggerci. Comunque non siamo pirati e corsari. Il parroco ci ha concesso la chiesa superiore e l’Arcivescovo ci conosceva bene. Foto e filmati lo dimostrano. Comunque siamo fuori e voi avete raggiunto lo scopo ci farci cacciare (CI PIACEREBBE SAPERE IL CONTENUTO VELENOSO DELLA LETTERA ALL’ARCIVESCOVO), ma non di chiuderci la bocca. Anzi, saremo più liberi sul territorio, dove ci muoveremo al di fuori del controllo filo-germanico.
Seppellitemi lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior, disse l’imperatore fuggiasco.
Se le diocesi coincidessero come territorio con le province tutto sarebbe più semplice, in particolare i confronti sarebbero più democratici.