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Scacco matto a Carlo Magno,
Centro studi espulso da San Claudio:
«Il vescovo si confronti con noi»

CORRIDONIA - Dal 15 ottobre il piano superiore della chiesa dovrà essere liberato. Negli ultimi anni l'avevano trasformata senza alcun lucro in un luogo turistico di interesse nazionale con migliaia di visitatori da tutta Italia, anche grazie agli abbellimenti aggiunti e soprattutto per la storia del re carolingio, capace di affascinare appassionati da tutto il mondo. Il sacerdote don Gianni: «Sono dispiaciuto, vorrei restassero, hanno solo fatto del bene»

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Domenico Antognozzi vicino al corrimano installato per aiutare i visitatore a salire al piano superiore

di Marco Ribechi

San Claudio e Carlo Magno, meglio il biliardino e il ping pong. Aria di tempesta nella frazione del Comune di Corridonia dove alcuni parrocchiani hanno chiesto e infine ottenuto l’espulsione del Centro Studi Giovanni Carnevale dallo stabile della parrocchia. Proprio questa mattina una ditta specializzata ha rimosso la lapide commemorativa dei 1.200 anni dalla morte di Carlo Magno, che era stata affissa sulla chiesa con cerimonia ufficiale nel 2014 alla presenza dell’allora sindaco Nelia Calvigioni e dell’assessore alla cultura della Regione Marche Pietro Marcolini. L’associazione capitanata da Domenico Antognozzi, che prosegue sul solco tracciato da don Giovanni Carnevale, negli ultimi anni si era insediata con il consenso della curia al secondo piano dell’Abbazia, organizzando convegni, incontri e, soprattutto, aprendo a turisti e visitatori quasi ogni giorno.

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Alcuni degli oggetti in ferro battuto

Molti anche gli abbellimenti in ferro battuto donati alla comunità dal Centro Studi, allo scopo di dare lustro a un luogo di cui, prima degli studi di Giovanni Carnevale, non si parlava molto. Il corrimano, l’altare, il leggio, il plastico dell’Abbazia, album fotografici sulla storia di San Claudio e un cancelletto per proteggere la torre dai curiosi che salivano senza autorizzazione e senza misure di sicurezza. E’ facile ricordarsi come la stessa torre in passato fosse completamente abbandonata all’incuria e letteralmente sommersa da escrementi di piccione e uccelli morti.

 

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La rimozione dei cestini e dei posaceneri

A San Claudio, prima del Centro Studi, non c’erano nemmeno i cestini per la spazzatura né i posaceneri, anche loro rimossi proprio in queste ore. «Ci siamo impegnati a fondo in questo luogo e crediamo di aver reso un servizio alla comunità – spiega Antognozzi – non c’è ragione per questa decisione, abbiamo sempre agito nel bene e accolto chiunque volesse partecipare, non siamo mai stati ideologici. Per noi valorizzare San Claudio era la priorità. Il nostro registro degli ospiti conta 11mila firme circa e in media firma un visitatore ogni 20. Quindi negli ultimi sei anni potrebbero essere passati circa 200mila visitatori da tutto il mondo che noi abbiamo accolto e a cui abbiamo mostrato le meraviglie di San Claudio. Venivano pullman pieni da tutta la Penisola, stranieri, scolaresche, perché San Claudio è finita sui libri didattici di tutte le scuole d’Italia (leggi l’articolo). La nostra attività, motivata dalla ricerca storica della verità, ha avuto anche un’importante ricaduta sul territorio che però sembra dar fastidio a chi, qui nella zona, non ha mai fatto nulla per valorizzarla. Si preferisce organizzare gare di biliardino e di ping pong, mostre di carretti da corsa, o cene medioevali a pagamento piuttosto che puntare sulla sua unicità storica e architettonica. Questo è il livello dei nostri interlocutori».

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La rimozione della lapide marmorea installata nel 2014 con cerimonia ufficiale

Livello che però, a detta degli interessati, è riuscito a raggiungere le sale vescovili con una petizione di 112 firme per espellere gli ospiti indesiderati. «Il vescovo ha creduto a gente forse poco affidabile – prosegue Antognozzi – La parrocchia di San Claudio conta circa 2mila persone. La petizione sottoposta al vescovo, che nessuno però ha visto, reca 112 firme di ipotetici parrocchiani che rivogliono la loro chiesa. Suppongo quindi che Augusto Andreoli di Porto Potenza, Alfredo Maulo di Treia, Pierluigi Cavalieri di Civitanova, Furio Cappelli di Ascoli e a altri si siano trasferiti a Corridonia poiché c’è anche la loro firma».

 

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Il cancelletto per proteggere la torre che non ha le misure di sicurezza per essere visitata

Anche il parroco Don Gianni è molto dispiaciuto ed è a favore della permanenza del centro studi: «Vorrei che restassero perché hanno fatto solo del bene alla nostra parrocchia – spiega il sacerdote – è un via vai continuo di visitatori incuriositi e inoltre hanno abbellito notevolmente gli ambienti che prima risultavano spogli e poco curati. Il loro amore per questo luogo è tale che hanno fatto tutto a loro spese e li reputo un grande aiuto. Il mio ruolo mi impone di rispettare la volontà di monsignor Pennacchio, però lo faccio a malincuore». Don Gianni negli anni si era appassionato e aveva sposato le teorie elaborate da Don Giovanni Carnevale, che oltre ad essere un ricercatore instancabile era anche un sacerdote molto stimato: «Nel caso continuino ad arrivare visitatori, e se me lo chiederanno, continuerò a raccontare la vera storia di Carlo Magno e Aquisgrana a San Claudio».

Secondo Antognozzi particolarmente accanito sarebbe un gruppo di donne che vorrebbero riprendersi gli spazi solo per prepotenza. «Le pie donne non hanno detto al vescovo dei visitatori che abbiamo portato – prosegue Antognozzi – e nemmeno dei contributi economici poi donati alla chiesa che sono stati raccolti ogni giorno. Forse sono state infastidite dal fatto che le pulizie ora vengono fatte gratuitamente. Non ho paura a fare nomi e cognomi, se mi verrà chiesto. Negli anni questi personaggi hanno usato la chiesa come fosse di loro proprietà, persino cambiando serrature senza consegnare la chiave al parroco. E sono gli stessi che oggi hanno promosso la petizione al grido di “la chiesa è nostra e la rivogliamo”. Il perché mi pare abbastanza chiaro».

Il desiderio di Antognozzi è quello di avere un confronto con il vescovo monsignor Pennacchio: «Abbiamo sempre ricevuto parole di stima e rispetto per il nostro operato a favore di San Claudio – conclude Antognozzi – sono certo che il Vescovo non abbia ricevuto informazioni veritiere. Sarei lieto di un confronto davanti a lui alla presenza di questa gente, non ho dubbi di come cambierebbero le cose».

 

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