Traini, ultimo atto in Cassazione
«Non si può parlare di strage»

RAID RAZZISTA - Il 20 gennaio verrà discusso il ricorso presentato dai legali del 31enne, condannato a 12 anni in appello. Ad assistere il giovane, oltre all'avvocato Giancarlo Giulianelli, anche Franco Coppi. «Mi auguro per Luca che venga ristabilita la verità giudiziaria»
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Luca Traini alla Corte d’appello di Ancona

 

Raid di Luca Traini, ultimo atto in Cassazione. Si terrà il 20 gennaio l’udienza davanti alla Suprema Corte sulla sparatoria del 3 febbraio 2018, per cui il 31enne è stato condannato a 12 anni per strage con l’aggravante dell’odio razziale sia in primo grado che in appello. A presentare ricorso gli avvocati Giancarlo Giulianelli e Franco Coppi, penalista molto noto per aver difeso tra gli altri anche Giulio Andreotti. Quel giorno di quasi tre anni, Traini decise di vendicare Pamela Mastropietro (la 18enne romana fatta a pezzi e rinchiusa in due trolley appena tre giorni prima) nel giorno dell’udienza di convalida per Innocent Oseghale (poi condannato in appello all’ergastolo per l’omicidio della giovane). Il suo primo intento era proprio quello di andare al palazzo di giustizia di Macerata per sparare a Oseghale, poi cambiò idea e decise di andare a caccia di spacciatori.

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Franco Coppi

E così iniziò a sparare a caso con la sua Glock calibro 9×21 per le vie della città, i suoi obiettivi erano uomini, neri, adulti. Perché nella sua testa tutti gli spacciatori erano neri. Alla fine sparò in 14 diversi punti della città e non solo (anche a Casette Verdini e Sforzacosta), ferendo sei persone, tra cui una donna. Sia la Corte d’assise di Macerata, sia la Corte d’assise d’appello di Ancona lo hanno condannato a 12 anni per strage, con l’aggravante dell’odio razziale e senza le attenuanti generiche. «Il ricorso – spiega l’avvocato Giulianelli – verte innanzitutto sul disconoscimento del reato di strage, poi sull’assenza di odio razziale e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. La vicenda, secondo me, non può essere classificata come strage, anche se è una contestazione piuttosto comoda.

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L’arresto di Traini

La strage si deve consumare in luogo preciso, in un unico contesto spazio-temporale e il bene tutelato dalla norma è la pubblica incolumità. Qui non ci sono questi elementi.  Io ho sempre stigmatizzato il comportamento di Traini, però deve essere qualificato correttamente, non in maniera propagandistica. E per me non si configurerebbero neanche sei tentati omicidi, quanto piuttosto una serie di lesioni aggravate».

Per la difesa inoltre non ci sarebbe neanche odio razziale, perché Traini avrebbe preso di mira non tanto i neri, ma gli spacciatori, partendo dal presupposto che i neri sono quasi tutti spacciatori. E infine la questione delle attenuanti generiche, che se riconosciute potrebbero portare a uno sconto di pena fino ad un terzo. Giulianelli ricorda come fu la stessa procura di Macerata in Corte d’assise a riconoscere un cambio di atteggiamento in Traini e a richiedere l’applicazione delle attenuanti generiche, che poi non vennero concesse. «Luca in carcere è diventato una persona completamente diversa, lo sento tutte le settimane – conclude il legale, che il 20 non potrà essere in aula per un intervento programmato – e mi auguro per lui che venga ristabilita la verità giudiziaria e che venga giudicato e trattato per quello che ha commesso. Purtroppo il suo gesto è stato preso d’esempio da altri scellerati, la questione non è molto semplice. Però speriamo, come si dice, che ci sia un giudice a Berlino».

 

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