Stop agli spostamenti sotto le feste,
Carloni: «Danno enorme al territorio
Il nostro parere non interessa a nessuno»

GOVERNO NEL MIRINO - Il vice presidente delle Marche durante la conferenza delle Regioni: «Esprimiamo il nostro disappunto per questo modo di procedere, è una cosa triste». Sulla zona arancione: «Non ha in alcun modo cambiato la curva che stava già scendendo da prima, ha soltanto danneggiato le attività economiche». La critica del sindaco di Ripe San Ginesio: «Palese violazione della Costituzione»
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Il post dell’assessore Carloni

 

«Danno enorme al nostro territorio la chiusura dei comuni per Natale, Santo Stefano e il primo dell’anno. Esprimiamo il nostro disappunto per questo modo di procedere del Governo». Lo ha detto Mirko Carloni, vice presidente della Regione, durante la conferenza delle Regioni che si è svolta oggi, online. Finora del nuovo Dpcm c’è solo la bozza, e al momento molti sindaci preferiscono attendere il testo definitivo prima di dare un parere. C’è però anche chi, come il primo cittadino di Ripe San Ginesio, ha voluto da subito dire la sua. E lo stesso ha fatto Carloni nel corso del colloquio online:  «Abbiamo ricevuto questa notte la bozza che come è stato già detto, non tiene in alcun conto delle nostre posizioni, ma nemmeno quelle concordate in conferenza delle regioni che mi sembravano tutte molto intelligenti ed apprezzabili. Ritengo questa cosa sia veramente triste, perché i sentimenti negativi rispetto a queste scelte stanno arrivando, gli effetti li sentiamo. C’è un grande disappunto, perché questo modo di fare crea un danno enorme al nostro territorio, noi siamo un territorio fatto di piccole realtà, di piccoli comuni, pensate che solo 15 comuni superano i 20mila abitanti e quindi la penalizzazione sulla mobilità intercomunale è davvero tanta. Inoltre i ricongiungimenti familiari per noi saranno un problema molto sentito, perché tra i piccoli comuni il giorno di Natale non ci si potrà spostare. Questo creerà un impatto sociale molto alto». Carloni ritorna sul discorso della zona arancione: «ci siamo entrati ingiustamente, da un momento all’altro su dati Rt che già cominciavano a scendere. L’Rt stava scendendo già nel momento in cui avevamo fatto delle ordinanze che mettevano in sicurezza la nostra popolazione. Il fatto di essere diventati zona arancione non ha in alcun modo cambiato la curva che stava già scendendo da prima, ha soltanto danneggiato ingiustamente le attività economiche». Il vice presidente della Giunta parla di «mancanza di dialogo e di confronto» e conclude «è evidente che del nostro parere non interessa a nessuno».

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Paolo Teodori sindaco di Ripe San Ginesio

«La chiusura tra i Comuni crea una grande disparità tra chi vive ed opera in piccoli centri e chi si trova in città più grandi». E’ il commento del sindaco di Ripe San Ginesio Paolo Teodori. «Non poter uscire da Milano è totalmente diverso dal non potersi allontanare da un piccolo Comune, come quelli del nostro entroterra, ancora più povero dopo lo spopolamento conseguente al terremoto – prosegue il primo cittadino -. Sono convinto che le regole vadano rispettate in modo rigido. Sono stato colpito personalmente dal Covid 19, quindi potete immaginare quanto abbia premura e attenzione. Però le leggi debbono essere uguali per tutti. Quanto accade è una palese violazione della Costituzione. Attività come ristoranti, bar, barbieri, centri estetici, ma anche genericamente artigiani e commercianti, nei nostri centri non riescono più a sopravvivere. La loro presenza è fondamentale per la vita dei nostri territori, ma la loro attività non è più sostenibile, potendo contare su numeri esigui di fruitori di provenienza solo locale. Chiedo quindi il motivo per cui nei Comuni più piccoli non possa essere permesso lo spostamento verso i comuni confinanti, in modo tale da creare per ogni attività un bacino di utenza più significativo e dignitoso, costituito da dieci o quindicimila persone – conclude il sindaco di Ripe San Ginesio -. Nel periodo natalizio mi auguro che ci saranno ristoranti che a pranzo potranno fare buoni numeri, situati nelle cittadine più grandi. Purtroppo altri avranno un afflusso marginale, portandoci a valutare, come già preannunciato, una più conveniente chiusura. Faccio un appello accorato alle istituzioni affinché il nostro territorio, già duramente provato, non sia messo nelle condizioni di resa».

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