Dopo il sisma ha superato anche il Covid,
parroco di Camerino testimonial della Cei

STORIA - Don Marco Gentilucci è sacerdote alla chiesa di San Venanzio. Testimonierà la sua vita tra la gente dopo il terremoto e l'aiuto alla comunità. Di recente è uscito dalla quarantena dopo essere rimasto contagiato: «La malattia mi ha rallentato, ma ora sono negativo, c’è il desiderio di continuare a spendersi per gli altri»
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Don Marco Gentilucci

 

 

di Monia Orazi

Ci sarà anche il volto di don Marco Gentilucci, giovane parroco di San Venanzio a Camerino, tra i sacerdoti scelti per la campagna Cei “Insieme con i sacerdoti”, che ogni anno racconta le storie delle piccole parrocchie d’Italia, per mostrare l’impegno concreto in realtà periferiche e sconosciute, portato avanti con le offerte per i sacerdoti. Insieme al volto quieto e calmo di don Marco, con le immagini scorrerà la storia del territorio che lo ha visto crescere e formarsi, diventare un giovane scout, poi seguire la vocazione, sino ad essere consacrato sacerdote sette anni fa. Rimasto a Camerino, oggi è parroco della basilica di San Venanzio e si è trovato a dover fronteggiare anni difficili, dopo le scosse sismiche che quattro anni fa hanno messo in ginocchio e reso Camerino una città fantasma. Il “piccolo miracolo” dettato dalla generosità dell’imprenditore cremonese Giovanni Arvedi e di sua moglie Luciana Buschini, ha reso possibile la riapertura della chiesa di San Venanzio, ormai quasi un anno fa. Spiega don Marco Gentilucci: «Questa campagna è importante per dare voce e raccontare l’esperienza della chiesa diocesana. La Cei ha voluto gettare lo sguardo sull’esperienza della nostra comunità, legata al sisma, l’impegno accanto alla gente, il bisogno di ricostruire non solo i luoghi fisici, ma la comunità, con esperienze, relazioni. La fatica più grande di questi anni, è stata non avere luoghi dove incontrarsi. La conferma viene dalla riapertura della basilica di San Venanzio, specie dopo il primo lockdown.

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Don Marco alla riapertura di San Venanzio

Non è stata un luogo di incontro solo per Camerino, ma anche dai paesi intorno sono venute tante persone che l’hanno scelta come luogo per celebrare i momenti lieti e quelli meno lieti, delle loro vite. La chiesa è la casa accogliente di una comunità intera, un punto di riferimento per un territorio con confini più ampi di quelli della parrocchia e di Camerino». Gli anni del post sisma hanno visto il sacerdote dire messa nella tensostruttura alle Mosse, nei centri sociali di San Paolo e Vallicelle, continuare l’impegno estivo dei campi scuola con i giovani, facendo tesoro di anni di esperienza come scout: «Ho cercato di far sentire tutti accolti, è questa la missione della Chiesa, come ci ricorda Papa Francesco. Con questa campagna la Cei ha mostrato grande attenzione verso tutti noi, così come il Santo Padre con la sua visita a Camerino. Questa è un’occasione per dire qualcosa di noi, una comunità cresce quando si incontra, ma serve attenzione, prossimità non solo fisica, ma di pensieri e progetti condivisi. Per questo motivo ho messo grande impegno nel tenere vivo il gruppo dei giovani di questa città, che sono il nostro futuro, un motore di entusiasmo, di proposte, di coinvolgimento. La mia malattia mi ha rallentato, ma ora sono negativo, c’è il desiderio di continuare a spendersi per gli altri». Lasciatasi ormai alle spalle la quarantena per il Covid, don Marco Gentilucci è pronto a raccogliere di nuovo il testimone di un impegno quotidiano come sacerdote: «Al momento la gente ha grande timore per quello che stiamo vivendo, che porta ad una grande prudenza nell’incontrarsi, conseguenze nella vita concreta della comunità. In questo momento in cui tutti facciamo un passo indietro, per il fatto che giustamente la priorità adesso è la salute di tutti, rimane il bisogno di avere un contatto, come comunità cerchiamo di portare avanti relazioni anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Quello che emerge è il grande bisogno delle persone di sentirsi tranquille, per questo tante iniziative sono state rimandate e cerchiamo di fare solo ciò che garantisce le condizioni di massima sicurezza. E’ questo il momento di mettersi in ascolto e capire le esigenze odierne della gente, superando gli schemi, introducendo novità. Dobbiamo essere al passo con i tempi. Il Covid ci insegna che questo è il tempo dell’essenziale, dobbiamo portare alla gente ciò che fa bene al cuore».

 

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