«Sorprende il nuovo protocollo:
la Regione non lavora
a ripresa condivisa»

ECONOMIA - Il presidente di Piccola Industria Marche concorda con il presidente di Confindustria sulla mancata sottoscrizione delle linee guida sulla sicurezza nelle aziende: «Quelle nazionali funzionano a dovere»
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«La Regione Marche non sta lavorando per una ripresa armonica e condivisa, sorprendente il protocollo e che non si sia tenuto conto minimamente di Confindustria». Così Gianni Tardini, presidente Piccola Industria Marche il sostegno alla presa di posizione del presidente Claudio Schiavoni in merito alla mancata firma del protocollo d’intesa con la Regione in tema di sicurezza. «Le Marche sono terra di imprese – dice Tardini –, soprattutto piccole e medie. Aziende dove nella stragrande maggioranza dei casi il rapporto tra datore di lavoro e collaboratori è franco, schietto, lineare. Nelle nostre aziende lavorare bene insieme è obiettivo comune. Oggi l’obiettivo è farlo in totale sicurezza. Non accettiamo quindi lezioni da chi strumentalmente usa questa tragedia per spezzare questo rapporto di lealtà e fiducia». Tardini continua dicendo che «Nelle Marche l’emergenza sanitaria ci ha visti tutti uniti nel mantenere un comportamento responsabile per contenere il diffondersi del virus e per garantire una ripresa tempestiva delle attività economiche sospese per decreto, riducendo il più possibile l’impatto su un tessuto produttivo già pesantemente provato. La crisi economica che ne è seguita dovrebbe vederci altrettanto uniti nel garantire una ripresa delle attività economiche – e una prosecuzione di quelle che non si sono mai fermate – chiara e organizzata. Ci dispiace molto constatare che non è così. Mi riferisco nello specifico al dialogo con la Regione Marche, che in questo momento non sta lavorando per una ripresa armonica e condivisa. La rigida applicazione del protocollo nazionale ha permesso a tutte quelle imprese che non si sono mai fermate di avere assicurata la propria continuità produttiva al servizio della collettività, garantendo la tutela della salute di tutti i propri collaboratori, prassi che costituisce modello anche per le imprese che dal 4 maggio hanno riavviato l’attività. Così hanno fatto le imprese marchigiane». Secondo Tardini i protocolli nazionali hanno funzionato e ribadisce che «la tutela della salute dei lavoratori e la sicurezza delle nostre aziende sono principi non negoziabili. Se quel protocollo fosse stato insufficiente – o peggio ancora disatteso – oggi non staremmo qui a disciplinare ulteriori riaperture. Sorprende quindi la decisione della Regione di proporre un nuovo protocollo e le modalità che hanno portato alla sua firma. E sorprende ancora di più che il presidente Luca Ceriscioli non abbia minimamente tenuto conto del ruolo e del peso che la nostra rappresentanza ha sul territorio. Un ruolo guadagnato in oltre cento anni di storia. Non possiamo accettare che Confindustria Marche diventi spettatrice dei processi decisionali – conclude Tardini – o che non vengano messe nelle condizioni di contribuire con proposte alla costruzione di quelle norme che esse stesse saranno chiamate a rispettare. Ricevere bozze di documenti alla vigilia di un’approvazione di giunta non è accettabile. La costruzione di un protocollo condiviso è un’altra cosa». 

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