Sicurezza e lavoro, Art. 1 attacca:
«Confindustria ci riporta all’800»

POLEMICA - Il partito coordinato da Massimo Montesi critica la scelta degli industriali di sfilarsi dal protocollo firmato in Regione con parti sociali e associazioni di categoria
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Massimo Montesi, coordinatore regionale Articolo 1

 

«Parole e posizione inaccettabili, e forse adeguate ad un mondo che non c’è più, dell’800. A proposito si consiglia di rileggere o leggere la nostra Costituzione».  Così Articolo 1 Marche su quanto dichiarato dal presidente di Confindustria Marche Claudio Schiavoni. Continua dunque la polemica intorno alla scelta degli industriali di sfilarsi dal protocollo “Sicurezza-Lavoro” siglato in settimana da Regione, Anci, Asur, parti sociali e associazioni di categoria. Un documento che ha visto come unica grande assente proprio Confindustria, secondo cui quel testo farebbe apparire i datori di lavoro come «criminali». «A fronte dell’esigenza di tutela della sicurezza e della salute prima di ogni altra cosa e della esigenza di far ripartire tutti i settori produttivi, a fronte di un confronto, serio, approfondito e condiviso tra tutti gli attori istituzionali, economici e sociali, Confindustria non partecipa al confronto – commenta Articolo 1 – Ad accordo raggiunto da tutte le parti, nelle parole del suo presidente ne disconosce il grande valore effettivo e si tira fuori. Arrivando addirittura a contestare il ruolo e la rappresentanza delle organizzazioni del mondo del lavoro. Da contestare senza alcun tentennamento. Si spera che non sia la traduzione marchigiana di una nuova linea confindustriale nazionale». Secondo Articolo 1 in questo momento storico si è palesata l’esigenza di condividere le scelte su salute e lavoro.  «A questo siamo chiamati, e mi pare che questo sia stato il metodo ed i valori seguiti nella vicenda marchigiana – continua – La posizione di Confindustria Marche farebbe pensare, sperando di sbagliare, anche ad una non disponibilità nel mettersi nella condizione di comprendere la sfida che abbiamo di fronte. Il mondo nuovo e necessario da riscrivere insieme, che la pandemia ha solo rimesso al centro. Ripensare e riscrivere insieme un nuovo modello economico e sociale, un nuovo rapporto uomo e natura, in un equilibrio ormai compromesso,  l’utilizzazione dei benefici per tutti della rivoluzione digitale, la redistribuzione e la tutela del lavoro e dei lavori e la dignità dei lavoratori, anche attraverso la riduzione dei tempi di lavoro. Rimettere al centro il bene comune rispetto alle pur legittime esigenze delle parti sociali. Ambiente, salute, investimenti, lavoro, ruolo dello Stato. Su questi temi, ciascuno dovrebbe misurarsi e non sulla becera riaffermazione di ruoli o richiamo a posizioni vecchie, inutili e socialmente e democraticamente pericolose. Se è stata una uscita infelice, ci si aspetterebbe una rettifica – conclude Articolo 1 – se è invece una posizione ponderata, risulta irricevibile e da rispedire al mittente, invitando piuttosto Confindustria a tornare ai tavoli e dire la sua, rispettando tutte le posizioni e tutti i soggetti».

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