Sisma, Morgoni replica ai tecnici:
«Il decreto affossa la propaganda,
bisogna liberare le risorse del Cas»

POLEMICA - Il deputato del Pd invita Roberto Di Girolamo e i professionisti critici verso il provvedimento «a un confronto pubblico». Al leghista Paolo Arrigoni: «Hanno governato la ricostruzione più di noi ma sono stati ben lontani dal poter rispettare le promesse fatte. Nessuno ha la bacchetta magica». Sulle nuove priorità delle pratiche: «Precedenza alla prima casa dove c’è l’intervento del contributo di autonoma sistemazione. Che oggi costa 15 milioni di euro al mese. E' sacrosanto»
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Ussita, una casa inagibile (foto di Fabio Falcioni)

 

«Con questo decreto si affossa la propaganda, non la ricostruzione». Replica così Mario Morgoni, deputato del Pd, alle prese di posizione di tecnici e alcuni politici all’indomani della votazione in Senato del Decreto sisma.

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Mario Morgoni

«Rispetto al primo decreto del 2016 e dopo altri diversi interventi normativi, questo è il primo decreto che affronta il modo organico e complessivo i temi della ricostruzione. Questo non vuol dire che sia la panacea di tutti i mali, però c’è sicuramente un passo avanti su varie materie. Da quelle tecniche a quella della rinascita economica dei territori colpiti che risentono di una forte depressione a livello economico», dice Morgoni, che aggiunge: «Negare che questo decreto sia un passo avanti è una falsificazione propagandistica della realtà. Sia che lo facciano i politici, sia che lo facciano i tecnici. Per quanto riguarda i politici, a Paolo Arrigoni (senatore leghista, ndr) bisogna ricordare che la Lega ha gestito il tema della ricostruzione più a lungo dei governi del Pd. Nell’anno e quattro mesi sotto il Pd almeno sei mesi sono stati dedicati alla piena e immediata emergenza (ricordo che c’erano quasi 50mila persone da sistemare, strade interrotte, ecc.). La Lega quindi ha governato più di noi la fase della ricostruzione. Inoltre la Lega non ha dato quella svolta che aveva promesso, sono stati ben lontani dal poter rispettare le promesse fatte. Nessuno ha la bacchetta magica. È irresponsabile continuare a demolire questo edificio faticoso della ricostruzione. E capisco che è facile farlo per chi è meno preparato e meno responsabile».

Ai tecnici risponde: «L’elemento su cui si basa la valutazione dei tecnici è un passaggio della legge. Roberto Di Girolamo parla delle priorità della ricostruzione e dice che sono sbagliate perché si favoriscono le aree di confine. Questo tema è una bufala. Sono stati istituiti due elenchi di domande. Il secondo è per le attività produttive, in modo da creare una politica parallela a quella del residenziale. E nel residenziale abbiamo creato una priorità, che sono le prime case per i quali i residenti oggi ricevono il cas. Priorità sacrosanta: uno perché facciamo rientrare nelle case prima chi lì aveva l’abitazione principale. In più aggiungiamo priorità alla prima casa dove c’è l’intervento del cas. Che oggi costa 15 milioni di euro al mese. Dobbiamo sgonfiare questo bubbone o no? E dirottare queste risorse per favorire la rinascita e la ricostruzione? La domanda è retorica. È fuorviante sostenere che è sbagliato procedere così. Anche perché con il cas rischiamo anche un uso anomalo, abbiamo ancora 37mila percettori. Non possiamo invogliare le persone a non fare la domanda di ricostruzione. Stringere le maglie del cas. Ma non per togliere diritti ma per andare verso la ricostruzione vera». Morgoni conclude che «le modifiche di cui parla Di Girolamo riguardano aspetti estremamente marginali di puntualizzazione tecnica che riguardano località a media e bassa sismicità e che non intaccano la ricostruzione. In sintesi nelle zone dove c’è meno pericolo si applicano parametri tecnici più semplici. Nelle zone a più alta sismicità, che sono anche le più colpite, non è pensabile allentare i parametri tecnici. Quindi non c’è un doppio cratere ma una valutazione oggettiva del rischio sismico. Come parlamentare vorrei avere un’occasione pubblica per confrontarmi con i tecnici su queste modifiche».

(Fe. Nar.)

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