San Venanzio, un “miracolo” privato
Lo Stato aveva 4 milioni disponibili:
in 3 anni nemmeno ha fatto il bando

SISMA - Il 15 dicembre la basilica sarà restituita ai fedeli, grazie alla donazione di una fondazione. Il vescovo Massara: «Malgrado le promesse mancate, si rinasce se si lavora tutti insieme». Intanto a Macerata ancora si attende la riapertura del duomo
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L’interno della basilica di San Venanzio, foto Giuseppe De Rosa

 

di Ugo Bellesi

San Venanzio era un nobile romano convertito al cristianesimo. Al tempo di Decio imperatore si era rifiutato di rinnegare la propria religione per tornare al culto degli dei pagani e per questo prima subì il martirio e poi fu decapitato (nel 251?). E’ da allora che nell’area camerte è iniziato il culto di questo martire cristiano. E a lui fu dedicato un magnifico tempio che nei secoli venne arricchito del sacello e di tante opere d’arte nel XVII e nel XVIII secolo. Fu anche danneggiato dal terremoto del 1799 ma poi ritornò a splendere in tutta la sua bellezza. Chiuso al culto il 24 agosto del 2016, per i danni del sisma, la basilica riaprirà le porte ai fedeli domenica 15 dicembre alle 17. Per tutti i camerti e per tanti settempedani, uniti nella stessa Diocesi, sarà questo il giorno più bello dopo quel terribile agosto. Non si può lasciare una comunità, per tutti questi anni (siamo al quarto anno dopo il sisma), privi di un punto di riferimento importante come la basilica dedicata al suo santo patrono, in onore del quale tutti gli anni si svolgono le giornate della Corsa della spada e del palio. Al santo si fa ricorso quando ci si sente in pericolo, quando si deve affrontare una prova difficile, quando si è colpiti da una malattia. E quanti studenti si rivolgono a San Venanzio se devono superare un esame? Quello per San Venanzio è un culto sentito nel profondo perché, iniziato nel lontanissimo 251, ha attraversato i secoli ed è giunto fino a noi intatto. Ne fa fede il fatto che ancora oggi tantissime famiglie continuano a dare il nome del santo ai propri figli. Anche la riapertura della basilica viene considerata un po’ come un miracolo.

SAN-VENANZIO-6-650x366I lavori da eseguire erano importanti perché si dovevano rinforzare tutte le murature portanti all’interno del tempio con reti di carbonio. Poi c’erano da rifare tutti gli intonaci seguendo fedelmente il disegno originario. Il parroco don Marco Gentilucci ha seguito tutti i giorni assiduamente l’avanzare dei lavori e tutti i giorni c’era qualche parrocchiano che telefonava per informarsi sull’andamento dei lavori. Ma il miracolo è stato l’arrivo del finanziamento da parte della Fondazione Arvedi-Buschini di Cremona che ha consentito l’inizio dei lavori, che poi sono stati ultimati in soli otto mesi. Lo Stato aveva disponibili quattro milioni, ma in tre anni non si era stati capaci neppure di bandire gli appalti. Il privato è riuscito là dove gli alti funzionari avevano fallito. Non solo ma il restauro della basilica è costato soltanto un milione e ottocentomila euro. «La nostra gratitudine – ha detto Francesco Massara, arcivescovo di Camerino e San Severino – va a questa Fondazione, altrimenti chissà quanto tempo avremmo ancora aspettato. Malgrado le promesse mancate, si rinasce se si lavora insieme. Domenica 15 dicembre si avvera una speranza. La riapertura della basilica di San Venanzio è un importante segno di rinascita per tutto il territorio». E non è un caso che a presiedere la cerimonia sarà il Nunzio apostolico in Italia, monsignor Emil Paul Tscherrig. Significa che anche in Vaticano si giudica questo evento di grande importanza per tutta l’area colpita dal sisma. Infatti moltissimi dei terremotati in quella chiesa avranno celebrato le nozze, vi avranno battezzato i loro figli, avranno assistito ai funerali dei loro cari. In fondo la vita della chiesa rappresenta la loro stessa vita e la loro stessa storia. Il ritardo (o meglio il mancato intervento) delle Istituzioni per il restauro potrebbe essere addebitato al laicismo dei burocrati (che, quando occorre, si sentono rappresentanti di uno “Stato laico”) e quindi non hanno provveduto neppure all’appalto dei lavori per la basilica di S.Venanzio. Ma si sono dimenticati anche che Macerata non ha più una cattedrale e che all’interno delle mura urbane c’è soltanto una chiesa non danneggiata dal terremoto. E guarda un po’, si sono dimenticati di ricostruire le chiese ma anche delle caserme di dieci Stazioni dell’Arma in provincia di Macerata, nonché della sede del Comando di Compagnia dei Carabinieri di Camerino. E giustamente il colonnello Michele Roberti, comandante provinciale dell’Arma, recentemente ha dichiarato: «Considero eroi i carabinieri che da tre anni lavorano e vivono all’interno dei moduli abitativi e tutti coloro che affrontano il disagio del terremoto con una ricostruzione che è sempre molto nebulosa». Ma con grande sensibilità verso questa problematica il prefetto di Macerata, Iolanda Rolli, è intervenuta facendo opera di mediazione per la ricostruzione della caserma di Camerino. Finalmente si sa chi, dove e con quali soldi si ricostruiranno le caserme lesionate. I primi cantieri partiranno nel 2020. Ma intanto godiamoci la solenne riapertura della basilica di San Venanzio. E’ un segnale importante per chi vive a Camerino, ma soprattutto per quanti si trovano ancora lontani e hanno grande nostalgia della loro città. Con la speranza che presto si riapriranno prima il Duomo e subito dopo il palazzo Ducale. E l’ottimismo nasce dalla fiducia che a Roma ci sia una qualche resipiscenza. A meno che quegli alti funzionari non sperino che Bocelli, dopo aver costruito le scuole, costruisca anche le chiese e le caserme.

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