Morte di Azka, gli investitori:
«Era stesa a terra,
l’abbiamo vista all’ultimo»

CORTE D'ASSISE - Sentita oggi in aula la coppia che si trovava sull'auto che travolse il corpo della ragazza. Tra i testimoni anche il carabiniere che ha svolto le indagini sui maltrattamenti e le violenze sessuali
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Muhammad Riaz durante il processo

 

«La ragazza era stesa a terra, non si muoveva. L’abbiamo investita con una ruota dell’auto». Così ha testimoniato la coppia che era alla guida della vettura che investì e uccise la 19enne pakistana il 24 febbraio 2018. I due coniugi, Zeljko Ivanetic e Marica Ivanetic, ai quali non viene contestata dalla procura alcuna responsabilità per l’accaduto, sono stati sentiti al processo che si sta svolgendo in Corte d’assise al tribunale di Macerata. Imputato è il padre della ragazza, Muhammad Riaz, che è accusato di omicidio preterintenzionale perché secondo la procura prima dell’incidente avrebbe picchiato la ragazza e, in conseguenza di questo, lei era caduta in mezzo alla carreggiata.Versione dei fatti che viene smentita dalla difesa.

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Azka Riaz

L’uomo e la moglie hanno detto di aver visto all’ultimo che c’era qualcuno in mezzo alla strada. La ragazza era ferma e non si muoveva. Che fosse sdraiata a terra in mezzo alla carreggiata è un dettaglio che aveva già riferito questa mattina l’ex comandante della polizia stradale di Civitanova, Leonardo Bonfitto, uno dei poliziotti che si occuparono dei rilievi dell’incidente e delle indagini. La coppia ha riferito anche di ciò che faceva il padre dopo l’incidente e che non aveva l’atteggiamento di qualcuno, a loro parere, che aveva appena perso una figlia. Nel corso del processo è stato sentito anche il brigadiere Giovanni Perniola che si è occupato di un altro fronte di indagini: quello relativo ai presunti maltrattamenti verso i figli e delle violenze sessuali su Azka e un’altra figlia. Il carabiniere, in servizio alla stazione di Recanati, ha confermato quanto già riportato nei verbali. Riaz è difeso dall’avvocato Giorgio Laganà. Parti civili sono il tutore dei figli, assistito dall’avvocato Paolo Carnevali, e la madre, tutelata dall’avvocato Maurizio Nardozza. Prossima udienza il 17 luglio.

(Gian. Gin.)



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