Azka, una donna bambina:
«Faceva da mamma ai fratelli,
le piaceva cucinare»

DRAMMA A MORROVALLE - La 19enne morta ieri sera si occupava della casa e della famiglia. Il ricordo del proprietario di casa: «Era socievole ma non parlava la nostra lingua. Viveva in Italia da 4 anni». Riservata, su Facebook condivideva versi di canzoni d'amore
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Il punto dove la ragazza è stata investita

di Laura Boccanera

Faceva da mamma ai suoi fratelli, due maschi e una femmina che vivevano con lei, prima a Montelupone e poi a Recanati. Li accudiva, preparava per loro i piatti tipici del Pakistan. Diciannove anni e una vita già segnata, senza troppe libertà, quella di Azka Riaz, la ragazza pakistana morta ieri sera lungo la strada provinciale a Trodica di Morrovalle. La procura ha indagato il padre della giovane, Muhammad Riaz, muratore 44enne, per omicidio preterintenzionale e l’uomo, che nega ogni addebito, è stato sottoposto a fermo. Ma sono ancora tutti da chiarire i contorni della morte della giovane. L’autopsia potrà far luce su alcuni aspetti che già trapelano dall’ispezione cadaverica che presenta segni non compatibili con un investimento. Ma la storia di Azka e dei suoi fratelli comincia quattro anni fa quando lasciano la loro terra e la mamma nel 2014 per ricongiungersi col padre, residente prima a Porto Recanati in via Salvo D’Acquisto e dal 2014 appunto a Montelupone. Con l’arrivo dei figli (la moglie resta in Pakistan dove vive tuttora) l’uomo cerca un’abitazione più grande e la trova in affitto a Montelupone poco fuori il borgo storico.

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«Un inquilino che ha sempre pagato e non ha mai dato problemi – racconta il proprietario dell’appartamento di Montelupone -, in casa non c’era mai perché lavorava sempre e la figlia maggiore si occupava dei fratelli e della gestione della casa». Una piccola donna che già a 15 anni aveva su di sé il peso di una famiglia con quei fratelli più piccoli che andavano a scuola saltuariamente. Azka non andava a scuola, non studiava e non lavorava, tutto il suo mondo era in quella casa. «Era socievole anche se non conoscendo la lingua non riuscivamo ad avere conversazioni vere e proprie – racconta il proprietario dell’appartamento -, però mi ricordo che spesso ci faceva assaggiare i piatti tipici che preparava per i fratelli». Poi ad ottobre 2016 il terremoto rende quella casa inagibile e i Riaz si trasferiscono a Recanati dopo un periodo trascorso all’hotel Moretti che a Montelupone era il luogo di prima accoglienza per le famiglie sfollate. Li ricorda anche il titolare dell’hotel Raffaele Moretti: «ricordo perfettamente lui e i 4 figli – racconta – facevano parte dei primi arrivi mandati dal comune, hanno pernottato qui dall’inizio dell’emergenza e sono stati tra gli ultimi ad andare via, all’incirca prima dell’estate. Lui lavorava sempre e per quanto ci riguarda era rispettoso e non potremmo dire nulla di negativo. I ragazzini e Azka stavano in albergo durante il giorno, erano socievoli nonostante l’handicap della lingua che non ci permetteva di interagire in maniera complessa». Da lì poi si sono trasferiti a Recanati. Arrivati nella città leopardiana però succede qualcosa. È qui che parte l’indagine dei carabinieri per maltrattamenti in famiglia. Un carabiniere casualmente assiste ad una scena preoccupante e inizia a controllare quella famiglia. Ne nasce un’indagine vera e propria con aspetti molto delicati e che proprio la prossima settimana avrebbe avuto uno step ulteriore con l’audizione della sorella maggiore Azka. I fratelli e la sorella minore erano già stati sottratti al padre e inseriti in una casa famiglia.

Il profilo Facebook di Azka racconta di una ragazza riservata, che riempiva la sua bacheca di frasi e versi di canzoni d’amore. Un’amica la ricorda sempre ben curata, truccata, un’attenzione al dettaglio che però non era vanità. Neanche una foto su Facebook o su Whatsapp, non le piaceva. Solo un occhio chiuso come immagine di copertina, con una sottile linea di kajal nero che prolunga la direzione delle ciglia.

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