Azka, «Non ci sono i gravi indizi:
chiederò scarcerazione del padre»

MORROVALLE – Domani l’udienza al Tribunale del riesame. Il legale di Muhammad Riaz contesta la ricostruzione dell’accusa: «La frattura alla mandibola? E’ compatibile con l’investimento, è stata schiacciata dalla ruota destra dell'auto e non dalla sinistra»
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Azka Riaz

 

di Gianluca Ginella

Morte di Azka Riaz, domani l’udienza per la scarcerazione del padre, accusato di omicidio preterintenzionale della ragazza. L’uomo, Muhammad Riaz, 44, pakistano, si trova in carcere a Modena. Due le misure cautelari cui è sottoposto: una è relativa alla morte della ragazza (lo scorso 24 febbraio), l’altra all’indagine per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia verso di lei e, per quel che riguarda i maltrattamenti, anche verso gli altri figli. Il legale del 44enne, l’avvocato Francesco Giorgio Laganà, ha presentato una memoria di 28 pagine per chiedere al Tribunale del riesame di Ancona, la scarcerazione del proprio assistito.

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L’avvocato Francesco Giorgio Laganà

«Non ci sono i gravi indizi di colpevolezza» dice il legale. Che contesta anche la ricostruzione che è stata fatta della sera in cui la 19enne è morta, investita da un’auto a Trodica di Morrovalle lungo la provinciale 485. «Ad esempio non c’è la prova delle lesioni causate dal padre – dice l’avvocato Laganà –. Il medico legale Roberto Scendoni (consulente della procura che ha svolto l’autopsia, ndr) ha detto che la frattura alla mandibola non è compatibile con l’investimento. Non siamo d’accordo perché il corpo della ragazza è stato schiacciato dalla ruota destra dell’auto, non da quella sinistra, e la vettura le è passata sopra la testa. Secondo noi la frattura è legata all’urto con l’auto. Il medico legale dice che la causa della frattura è un corpo contundente a forma appiattita o con angoli arrotondati o convessi. Il che è compatibile con la sottoscocca del veicolo». Altro aspetto che sottolinea il legale: «se la ragazza stava scappando dal padre, come dice il giudice nell’ordinanza della convalida del fermo, lui doveva inseguirla, ma nessuno l’ha visto correre.

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Muhammad Riaz in tribunale

Lui stava in auto e stava guidando nel senso opposto e questo è pacifico. Si parla di omicidio preterintenzionale ma manca una parte del reato, manca l’azione del padre». La giovane Azka quella sera, stando a quanto sin qui ricostruito, era scesa dall’auto del padre perché, a detta dell’uomo, la vettura non funzionava bene. Una volta che l’auto era ripartita, sempre stando alla ricostruzione di Riaz, lui aveva fatto qualche metro per poi girare e tornare a prendere la figlia. In quel momento la ragazza ha attraversato ed è stata investita da un’auto che viaggiava in direzione di Macerata. Qui una delle incongruenze del racconto dell’uomo che erano state sottolineate dal giudice: la coppia che era a bordo dell’auto che ha investito la ragazza dice che la giovane era sdraiata sulla carreggiata e non in piedi che attraversava. Azka viveva con il padre a Recanati. Al momento non è arrivato il nullaosta alla sepoltura. Gli altri figli sono affidati ad altre famiglie. La madre della ragazza invece vive in Pakistan.



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