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Il grido del padre di Azka:
«Non ho ucciso nessuno»

CORTE D’ASSISE - L'uomo è imputato al tribunale di Macerata per omicidio preterintenzionale della figlia 19enne. Deve rispondere anche di violenza sessuale e maltrattamenti. Questa mattina è partito il processo. Una trentina i testimoni, la sentenza a ottobre. Prodotto anche un file audio su un litigio tra la ragazza e il padre che venne registrato da un amico di lei
mercoledì 22 Maggio 2019 - Ore 14:37 - caricamento letture
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Muhammad Riaz oggi in tribunale quando ha gridato di non avere ucciso la figlia

 

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

«Non ho ucciso nessuno» ha urlato Muhammad Riaz all’ingresso al tribunale di Macerata per partecipare questa mattina alla prima udienza di Corte d’assise in cui è imputato per omicidio preterintenzionale della figlia 19enne Azka Riaz e di maltrattamenti ai tre figli che vivono in Italia e di violenza sessuale su Azka e sull’altra figlia (minorenne). L’uomo, 45 anni, pakistano, si trova in carcere a Modena e questa mattina è stato accompagnato in tribunale intorno alle 9 con il furgone della polizia penitenziaria.

Avvocato Laganà

Sceso dal mezzo ha urlato ai fotografi presenti di non aver ucciso nessuno. Azka, pakistana, che viveva a Recanati con il padre e i fratelli, è morta il 24 febbraio del 2018 sulla provinciale 485 a Trodica di Morrovalle, investita da un’auto. Secondo l’accusa prima di essere investita il padre avrebbe picchiato la ragazza per poi lasciarla in mezzo alla provinciale. La difesa invece sostiene che l’uomo non avesse picchiato la figlia quel giorno e che l’auto dell’imputato si fosse fermata per un guasto, che la ragazza fosse scesa e che poi quando la vettura era ripartita Riaz aveva fatto il giro per tornare a prendere la figlia ed era stato allora che la ragazza era stata investita. Versioni opposte tra accusa e difesa, fondamentali saranno le perizie svolte dai medici legali Roberto Scendoni (per la procura) e Adriano Tagliabracci (per la difesa).

L’avvocato Paolo Carnevali

Tra le prove presentate dall’accusa, sostenuta la procuratore Giovanni Giorgio, c’è anche un file audio registrato da un amico di Azka nel corso di una telefonata che aveva fatto con lei e che dopo la morte della 19enne ha portato ai carabinieri. Nel file audio si sente la diciannovenne litigare con il padre. Tra i testimoni c’è anche un pakistano accusato di stalking alla sorella di Azka (che vive in una comunità protetta). L’uomo in un paio di occasioni avrebbe avvicinato la ragazza, insieme ad altri connazionali, per dirle di andare con loro e che ci avrebbero pensato loro a lei. La ragazza aveva denunciato la cosa agli assistenti sociali che hanno presentato denuncia ai carabinieri. Acquisite le prove e ammessi i testimoni i giudici hanno rinviato il processo al 26 giugno. Inoltre è stato stilato un calendario che prevede il processo si concluderà il prossimo ottobre. L’imputato è difeso dall’avvocato Giorgio Laganà, parti civili il tutore dei tre figli minorenni nell’uomo, assistito dall’avvocato Paolo Carnevali, e la madre della diciannovenne, tutelata dal legale Maurizio Nardozza. Il processo, visto che tra le contestazioni ci sono le violenze sessuali, si svolgerà a porte chiuse.

Muhammad Riaz

 

 



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