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Morte di Azka,
misura cautelare bis al padre:
violenza sessuale e maltrattamenti

IL GIP gli ha notificato oggi in carcere il provvedimento disposto su richiesta della procura. Continuano gli accertamenti per fare luce sull'incidente in cui la 19enne ha perso la vita. Nominato un consulente per ricostruire la dinamica
venerdì 2 marzo 2018 - Ore 17:38 - caricamento letture
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Muhammad Riaz in tribunale

 

di Gianluca Ginella

Una misura cautelare per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia è stata notificata oggi in carcere a Muhammad Riaz, il padre della 19enne Azka, la giovane pakistana morta lo scorso sabato investita da un’auto a Trodica di Morrovalle in circostanze che restano da chiarire.

Azka Riaz

L’uomo, 44 anni, è accusato di omicidio preterintenzionale della figlia. Nei suoi confronti il gip Domenico Potetti del tribunale di Macerata ha disposto, su richiesta del pm Micaela Piredda, la misura cautelare per maltrattamenti e violenza sessuale. Azka questa settimana doveva essere sentita in incidente probatorio proprio per consacrare le prove in merito ai fatti che vengono contestati all’uomo.

Per quanto riguarda i maltrattamenti in famiglia (si tratta di parole pesanti e botte) a subirli sarebbero stati anche gli altri figli del 44enne, che da qualche tempo sono stati affidati a comunità protette. I fatti sarebbero avvenuti tra il 2014 e il 2017 e sarebbero legati ad un abuso di alcol da parte dell’uomo, questo contesta la procura. Sempre stando alle indagini uno dei figli sarebbe anche stato ferito dal padre con un coltello all’avambraccio. Un taglio superficiale. Dalle indagini emerge poi che Azka, all’ultimo, quando doveva lasciare la casa dove viveva con il padre, aveva negato le violenze. In seguito avrebbe detto che avrebbe lasciato volentieri la casa del padre ma non per andare in una comunità. Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Recanati e del Nucleo operativo della Compagnia di Civitanova che oggi pomeriggio hanno notificato al 44enne il provvedimento del gip.

«Devo dare atto che i servizi sociali si sono mossi prontamente, così come il Tribunale dei minorenni, sottraendo i figli al padre – ha detto il procuratore Giovanni Giorgio -. Esprimo altresì apprezzamento anche per il sostituto procuratore che si è occupato del caso, che è stata impegnata in indagini molto faticose ed assolte con eccellente professionalità».

Il procuratore Giovanni Giorgio

Sul fronte delle indagini per la morte di Azka, che invece aveva deciso di restare a casa del padre (che viveva a Recanati) la procura è in attesa di approfondimenti in merito alle lesioni trovate sul corpo della ragazza e che non sono ritenute compatibili con l’incidente. Si tratta di una frattura composta alla mandibola, di una ecchimosi sull’orbita dell’occhio sinistro e di una lesione al seno destro. Dovrà essere accertato a quando risalgono quelle ferite. Inoltre il pm Piredda ha deciso di nominare un consulente esperto per ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo il gip, nell’ordinanza con cui mercoledì ha convalidato il fermo del 44enne e disposto la misura in carcere, non torna la ricostruzione data dal padre che diceva che la figlia stava attraversando la strada quando è stata investita: l’autopsia ha ricostruito che la ragazza era distesa a terra. Perché si trovasse, lì resta da chiarire. Per il giudice la ragazza era ragionevolmente tramortita a terra a causa delle percosse del padre.

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