Morte di Azka, il testimone:
«Era a terra sulla carreggiata
quando è stata investita»

IN AULA - Al processo per l’omicidio preterintenzionale della 19enne è stato sentito l’ex comandante della polizia stradale di Civitanova. Mostrate le foto in obitorio: «Il padre ha pianto vedendole»
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Il comandante Bonfitto esce dal tribunale

 

di Gianluca Ginella

«Azka era distesa a terra in mezzo alla carreggiata quando è avvenuto l’incidente». Questo un passaggio chiave della testimonianza dell’ex comandante della polizia stradale di Civitanova, Leonardo Bonfitto, al processo per l’omicidio preterintenzionale della 19enne Azka Riaz. Imputato davanti alla Corte d’assise di Macerata è il padre della giovane, Muhammad Riaz, pakistano di 45 anni, che deve rispondere anche di maltrattamenti in famiglia sui figli e violenza sessuale (su Azka e un’altra figlia). L’incidente in cui la ragazza ha perso la vita è avvenuto il 24 febbraio dello scorso anno lungo la provinciale 485 a Trodica di Morrovalle. Per l’accusa il padre picchiò la ragazza che poi cadde a terra in mezzo alla strada e venne investita dall’auto di una coppia (oggi saranno sentiti al processo).

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Azka Riaz

Bonfitto è stato uno dei poliziotti intervenuti al momento dell’incidente e si è occupato degli accertamenti. Nel corso della sua testimonianza ha parlato di un “incidente da schiacciamento” in base ai segni sull’auto che ha investito la ragazza. In pratica la ricostruzione fornita è che Azka sia stata schiacciata dalla gomma destra dell’auto della coppia mentre lei era a terra. Fatto che la difesa ritiene non essere provato e smentito dalle proprie perizie. Nel corso dell’udienza, che si sta svolgendo a porte chiuse, sono state mostrate le immagini dell’incidente e in obitorio. «Il mio cliente ha pianto vedendo quelle foto» dice l’avvocato Giorgio Laganà. L’uomo la scorsa udienza ha urlato ai giornalisti di non avere ucciso la figlia. Parti civili al processo il tutore dei tre figli minorenni dell’uomo, assistito dall’avvocato Paolo Carnevali, e la madre di Azka, tutelata dal legale Maurizio Nardozza. L’accusa è sostenuta dal procuratore Giovanni Giorgio. È stato inoltre ricostruito in aula il tragitto fatto quel giorno in auto da padre e figlia attraverso una ricostruzione con le celle telefoniche. Una decina i testimoni che saranno sentiti nel corso dell’udienza di oggi.

 

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Muhammad Riaz durante il processo



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