Neve e blackout,
non siamo in un Paese civile:
le istituzioni sono sconfitte

IL COMMENTO - Se dopo una nevicata di appena venti centimetri, nei territori montani si registrano ben cinquemila utenti senza più energia elettrica, allora abbiamo un serio e gigantesco problema. Una situazione da terzo mondo. E il futuro si annuncia sempre più problematico
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di Fabrizio Cambriani

Se dopo una nevicata di appena venti centimetri, nei territori montani e nel terzo millennio si registrano ben cinquemila utenti senza più energia elettrica, allora abbiamo un problema. Un serio e gigantesco problema che riguarda un’infrastruttura fondamentale per il proseguimento delle normali funzioni vitali degli esseri umani in tali luoghi. In queste circostanze si parla di problema strutturale che attiene alle precondizioni di qualsiasi forma di civiltà. Restare per oltre ventiquattro ore senza energia elettrica, sotto la neve e in un casolare di campagna significa morire di freddo. Una circostanza che un Paese civile, salvo imprevedibili e straordinarie situazioni, non si può permettere. A meno che non voglia autolesionisticamente, ma volontariamente essere declassato a incivile. O addirittura del terzo mondo. Poiché stiamo parlando di servizi pubblici essenziali, si tratta di una situazione che riguarda innanzitutto le istituzioni. Che dovrebbero prendere la difesa collettiva dei cittadini rimasti al buio e al freddo. Stigmatizzando e censurando queste odiose inefficienze. Che, sia detto per inciso, nel corso degli ultimi anni sono sempre più frequenti. Non si tratta quindi solo di risvolti di diritto privato, propri dei rapporti tra utente e gestore dell’energia elettrica.

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San Severino

Qui è in gioco molto di più che non il cavilloso mondo giuridico fatto di attori e convenuti e fondato sulle clausole del contratto. Posto che una nevicata a dicembre non rientra tra gli eventi imprevedibili ed eccezionali (nonostante, con altissimo sprezzo del ridicolo, qualcuno abbia la temerarietà ma anche l’indecenza di affermarlo), deve esserci qualcosa che non funziona proprio nel manico. Cioè in chi gestisce le linee elettriche. L’Enel, in proposito e attraverso una nota, ha segnalato che queste problematiche sono causate dalla caduta di alberi ad alto fusto “situati al di fuori della fascia di rispetto degli elettrodotti”. Un’affermazione che intanto sarebbe tutta da verificare con tanto di fettuccia. Ma comunque sia, delle due una: o la fascia di rispetto formale è troppo stretta e inadeguata, oppure si tratta di tutti alberi-obelisco di dimensioni gigantesche che crescono solo in prossimità delle linee elettriche. Ora, a meno che non si voglia pensare che un gruppuscolo di complottisti sabotatori, con il favore delle tenebre, si sia divertito a scavare grosse buche e piantumare alberi ad altissimo fusto in prossimità delle linee elettriche, resta in campo solo l’ipotesi che la fascia di rispetto degli elettrodotti sia esigua e inefficace. Oppure nelle sue adiacenze non sia stata effettuata la necessaria manutenzione. Si sa che gli alberi nascono e per ragioni naturali crescono. È altresì noto che dopo decine e decine di anni, essi raggiungono altezze ragguardevoli anche se prossimi alle linee elettriche. Nel caso di nevicate – che rigorosamente avvengono tutte in stagione – capita che i rami cadano, sotto il peso della neve, proprio sui fili elettrici, recidendoli e interrompendo le linee elettriche. Si tratta di principi elementari di botanica e fisica conosciuti sin dalla tenera età da tutti gli scolari, ma evidentemente ignoti alle alte sfere dell’Enel.

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Castelsantangelo

Se infatti i dirigenti della compagnia elettrica ne avessero avuto qualche nozione rudimentale, si sarebbero premurati di tenere rigorosamente pulita non solo la fascia di rispetto dei propri elettrodotti, ma anche la parte a essa attigua. Recidendo, sin da subito, ogni piccola forma di vita floreale che fosse nata oltre quel perimetro. Così che in futuro non si fossero creati disagi e disservizi causati da questi alberi. Il buon senso, aldilà del rigore dei freddi numeri, lo richiedeva. Purtroppo, stando così le cose, il futuro si annuncia sempre più problematico. Altissimi alberi clandestini, nei pressi degli elettrodotti, continueranno a crescere, ma anche a cedere sotto il peso della neve, troncando sempre più frequentemente le linee elettriche. Parimenti aumenteranno vieppiù i disservizi. Verosimilmente, anche per il futuro, il gestore di elettrodotti istituirà numeri verdi con gentili e cortesi signorine che, benché nulla sappiano di interruzioni di linee o altri simili disservizi, rassicureranno gli utenti, garantendo e spergiurando ogni due ore, sull’imminente ripristino della corrente elettrica.

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Il traliccio spezzato a Pian di Pieca

Sarà poi cura dei responsabili della comunicazione diffondere le cause del gusto e farsi latore nei confronti degli utenti danneggiati, dei sentimenti di disagio e solidarietà, dell’azienda, per queste sfortunate circostanze. Ovviamente il gestore della rete si guarderà bene dal riconoscere negligenze e responsabilità, additando, quale esclusivo responsabile dei disservizi, il destino cinico e baro. Ma soprattutto non farà parola su come porvi immediatamente rimedio, così che non accadano in più in futuro. Perché tagliare alberi, per un raggio di una cinquantina di metri su tutta la lunghezza della linea, costa dei gran soldi. E come si è recentemente scoperto, in occasione del crollo del ponte Morandi di Genova, le privatizzazioni hanno fatto bene solo al portafogli di chi le aziende di Stato le ha acquisite. Non già all’utente finale che si è visto solo lievitare tariffe e bollette. Sarebbe interessante sapere, per esempio, quanto dei ricavi di Enel, vada in manutenzione finalizzata a mantenere gli impianti nella migliore condizione di efficacia ed efficienza. Non fosse altro che per evitare questi disservizi.

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Tolentino

E qui entra in ballo la rappresentanza politica. Le istituzioni, costituzionalmente riconosciute, poste in rappresentanza di tutta la popolazione. Che dovrebbero muoversi, in ogni modo e su tutti i tavoli, nell’interesse dei propri rappresentati. A causa di un’infelice, quanto intempestiva e demenziale riforma, sono state abolite le prerogative delle Provincie. Restano dunque solo i Comuni e le Regioni. Poiché un tema così grave e vitale non può essere preso in mano dai sindaci dei comuni interessati – tutti piccoli centri di alta montagna con poche anime di abitanti – resta in piedi solo la praticabilità dell’ipotesi Regione. E qui si arriva alla nota dolentissima che riguarda noi marchigiani tutti. Il proprio destino – si sa – uno non se lo può scegliere, però i propri rappresentanti nelle istituzioni sì. E delle conseguenze, ciascuno è costretto ad assumersi le proprie responsabilità. Noi che quattro anni fa abbiamo optato per Ceriscioli, dobbiamo portare come una croce, il peso di questo fardello. Tanto inutile, quanto dannoso. In quattro anni di governo Ceriscioli con sua giunta, non hanno mai alzato un dito, né la voce in difesa dei propri concittadini. E le occasioni non sono mancate. Basti ricordare come due anni fa le principali arterie stradali della regione erano impraticabili a causa della neve. O di come i medesimi disservizi sulle linee elettriche lasciavano al freddo e al buio numerose abitazioni. Oggi siamo solo al consueto deja-vu dove chi avrebbe l’onere, ma anche l’onore di tutelarci se ne sta rintanato al caldo. Nascosto negli agi di un piumino caldo e asciutto. Ignaro dei disagi e delle sofferenze che patiscono i suoi rappresentati. Lasciando, per giunta, ogni singolo cittadino, alle prese con disservizi molto più grandi di lui, alla misericordia di sconosciuti operatori telefonici. Quando sarebbe bastato un colloquio risoluto con i responsabili della rete, se non altro, per potenziare, l’esiguo personale, con l’invio di altre squadre da altre regioni, per l’emergenza. Il minimo sindacale dovuto. A me, semplice cittadino, che da più di ventiquattro ore sto senza energia elettrica e per non morire di freddo ho dovuto chiedere ospitalità a mia madre, in assenza di una istituzione politica che prenda le mie difese, non resta che rivolgermi alla Procura della Repubblica. Ciò per verificare se nella condotta del gestore della linea elettrica vi siano ipotesi che, oltre alla negligenza sull’ordinaria manutenzione, possano configurare anche quella di interruzione di pubblico servizio. Se posso amaramente confessare, si tratta della sconfitta più grande, subita in più di quaranta anni di politica vissuta in prima persona.

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