Operazione Regina, il comandante del Gico:
«Alcuni arrestati hanno confermato i fatti.
La droga? Portata con auto a doppio fondo»
L'INTERVISTA esclusiva di Giuseppe Bommarito - Il colonnello Peppino Abbruzzese che dirige il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata: «La versione di alcuni tra i principali esponenti del clan albanese finiti in manette hanno fornito altri spunti per le indagini. Per trasferire gli stupefacenti nelle Marche vengono creati vani segreti nelle vetture, modificando il telaio. Si aprono solo con particolari combinazioni. L'uso delle criptovalute è una barriera per le indagini sul riciclaggio»

Il colonnello Peppino Abruzzese
di Giuseppe Bommarito*
C’eravamo sentiti a febbraio con il tenente colonnello Peppino Abbruzzese, giovane comandante nelle Marche del Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) del Nucleo polizia economico-finanziaria di Ancona, da cui dipende anche la Sezione Goa (Gruppo operativo antidroga), reparti d’elite della Guardia di finanza competenti per indagini di alta fascia sul traffico di droga, anche internazionale, e su misure di confisca di patrimoni illeciti, frutti di riciclaggio posto in essere da organizzazioni criminali.
Allora, con un’intervista esclusiva rilasciata a Cronache Maceratesi, il tenente colonnello Abbruzzese ci fornì i dettagli dell’operazione “Regina”, condotta contro un’agguerrita organizzazione albanese, che portò a nove arresti tra le Marche, la Svizzera e la Danimarca e al sequestro di ingentissimi quantitativi di sostanze stupefacenti. Un’operazione all’epoca non conclusa, con alcuni soggetti ancora latitanti, gli interrogatori degli arrestati in parte da effettuare e con un vasto materiale probatorio da esaminare. In fase di valutazione era anche il flusso di denaro generato dal traffico degli stupefacenti, per individuare i vari canali di riciclaggio.
Successivamente a maggio vi è stata un’ulteriore operazione che ha portato all’arresto di tre trafficanti legati ad un’ulteriore compagine di matrice albanese e al sequestro di 111 chilogrammi di cocaina. Da qui ripartiamo per una nuova intervista.

L’avvocato Giuseppe Bommarito
Colonnello, quest’ultima operazione è collegata con l’operazione “Regina” oppure ha una sua vita autonoma?
Nessun collegamento. Si tratta di due operazioni distinte, frutto di filoni investigativi diversi che si sono incrociati con esito positivo.
L’operazione “Regina” ha portato ad ulteriori sviluppi?
Sì, anche se ovviamente non posso rivelare particolari che possano compromettere le attività investigative tuttora in corso. A questo proposito, avremo a breve un incontro con i procuratori elvetici che stanno seguendo, per la parte di loro competenza, le indagini per un necessario raccordo. Posso intanto dirle, perché questo è ormai un dato acquisito molto importante, che alcuni tra i principali esponenti del clan albanese arrestati a febbraio hanno reso interrogatorio e per il momento hanno confermato la ricostruzione fattuale su cui è basata l’intera operazione “Regina” e fornito altri spunti per le indagini. Effettuati i necessari riscontri, ciò porterà sicuramente ad ulteriori interessanti sviluppi, sui quali stiamo già lavorando.
Può aggiungere qualcosa sul trasporto della droga nelle Marche? Nella precedente intervista lei ha parlato di camionisti legati a grosse ditte della zona che, all’insaputa dei loro datori di lavoro e dietro il pagamento di 500 euro per ogni chilogrammo di sostanza trasportata, fanno arrivare nella nostra regione, dalla Spagna o dai paesi del Nord Europa, o anche dall’Est, notevoli quantitativi di sostanze. Ma ingenti quantità di droga di varia tipologia arrivano anche tramite autovetture opportunamente adattate con doppi fondi. Questa non è forse una specialità dei clan albanesi, da sempre molto interessati al settore delle auto nuove e usate?
Sì, è vero, i malavitosi albanesi stanno molto dentro questo settore. Li troviamo come concessionari negli autosaloni di vetture nuove e/o usate, nelle carrozzerie, nelle officine di elettrauto (per i controlli delle microspie usati per le intercettazioni ambientali), nelle società di noleggio o che acquistano veicoli all’estero. Le auto, spesso con targhe prova, a loro servono non solo per il trasporto dall’estero di droga e pure di soldi, ma anche per il periodico rifornimento dei magazzinieri, per i servizi di scorta, di vedetta. In particolare, posso aggiungere che sono abilissimi nel predisporre auto con doppi fondi nelle postazioni più impensate del veicolo dove creano vani segreti, modificando il telaio del mezzo, i longheroni, gli spazi dietro il cruscotto e dietro i sedili. Quasi sempre si tratta di doppi fondi idraulici o elettromeccanici, che si aprono solo con particolari combinazioni, cioè solo dopo l’attivazione con specifiche sequenze di comandi di bordo originali del veicolo.
Incredibile. Ma queste auto, almeno dopo qualche trasporto, non finiscono per essere individuate dalle forze dell’ordine?
Qualcuna la blocchiamo e la sequestriamo nel corso di qualche operazione, e poi la studiamo attentamente per capire i nuovi livelli di tecnologia criminale a cui sono pervenuti i vari clan. In genere, però, vengono vendute dopo cinque o sei mesi di operatività, prima che noi riusciamo ad arrivarci, ad organizzazioni criminali che operano fuori zona ad un prezzo ovviamente maggiorato (dai diecimila ai quindicimila euro) proprio per queste delittuose innovazioni tecnologiche.
Rimanendo sui clan albanesi, è vero che ai livelli bassi molti sono italiani e (specialmente per quanto riguarda i corrieri), devono essere del tutto incensurati?
Sì, è vero, i clan albanesi, una volta semplice manodopera delle famiglie criminali italiane, ora in Italia hanno un grande e vasto potere criminale e utilizzano i ragazzi italiani che vogliono entrare nell’affare droga per le mansioni più elementari, chiaramente preferendo quelli che hanno la fedina penale pulita perché ingenerano meno sospetti negli inquirenti. Parliamo di pusher, corrieri, magazzinieri, vedette. La filiera comunque è molto militarizzata, ogni anello conosce solo chi viene prima e chi viene dopo. In caso di arresti, i sostituti sono già pronti a prendere il posto di chi è in carcere o si è bruciato.
La capacità di instaurare rapporti a scopi affaristico-criminali si manifesta nelle relazioni intrattenute dalle consorterie albanesi con altre organizzazioni malavitose. Le più recenti risultanze confermano la tendenza delle cosche a instaurare collaborazioni utilitaristiche con consorterie di diversa matrice mafiosa, soprattutto ‘ndranghetiste, giustificate prevalentemente da specifiche contingenze, situazione che trova riscontro anche nei rapporti con compagini straniere, in particolare di matrice sudamericana.
Che rapporti ci sono tra i clan albanesi e le famiglie ‘ndranghetiste operanti sulla costa, nel Maceratese e nel Fermano?
I rapporti sono di buon vicinato, pure con la Camorra, e portano a forniture reciproche di sostanze in caso di loro necessità. La tendenza anche nelle Marche, per meglio contrastare l’attività delle forze dell’ordine, è comunque ad alleanze occasionali.
Di recente il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha fornito un dato agghiacciante sull’entità dei patrimoni e dei beni illeciti della malavita organizzata intercettati con successo dalle forze dell’ordine e dalla magistratura: circa il due per cento del totale, una percentuale risibile che a me sembra fotografare un ritardo enorme dello Stato nel contrasto alle mafie, se è vero, come è vero, quello che diceva Falcone, cioè che i mafiosi temono molto di più i sequestri e le confische che gli anni di carcere da scontare. Nel caso dell’operazione “Regina” avete fatto passi avanti in questa direzione?
Stiamo procedendo con i nostri reparti specializzati, ma incontriamo notevoli difficoltà da questo punto di vista. L’uso delle criptovalute, acquistate all’estero da parte dei vari clan mafiosi per il pagamento della droga già nelle prime battute delle transazioni illecite, che spesso avvengono anch’esse direttamente all’estero, costituisce un vero e proprio muro contro le indagini sul riciclaggio perché favorisce l’anonimato e scherma con grande efficacia le persone fisiche che sono dietro grandi patrimoni frutto principalmente del traffico di droga.
Tenga inoltre presente che spesso riusciamo ad individuare patrimoni ingenti nella disponibilità di soggetti (familiari e non) collegati agli indagati, questi ultimi anche nullatenenti, magari pure pregiudicati e con precedenti specifici, ma non possiamo aggredirli perché i beni risultano acquistati in Italia con provviste provenienti dall’estero, per le quali non è sempre possibile ricostruire l’origine illecita.
In che senso?
La giurisprudenza ha chiarito che i provvedimenti di sequestro preventivo e di confisca per motivi di riciclaggio in capo a soggetti terzi, non impiegati direttamente nel traffico di sostanze stupefacenti, per essere legittimi, pure a carico di soggetti privi di redditi dichiarati, non possono basarsi solo sul possesso di grandi somme di denaro, ma richiedono la prova, almeno a livello indiziario, della consapevolezza che le disponibilità sono frutto di una condotta delittuosa (c.d. reato presupposto). Non da meno, anche la difficoltà di dimostrare a posteriori il nesso logico tra beni da sequestrare e le operazioni finalizzate ad ostacolare l’identificazione della provenienza illecita. Il che rende molto complessa la repressione effettiva dei capitali illeciti. Molte difficoltà ce li crea anche il riciclaggio tramite il metodo “hawala”, praticato dalle mafie cinesi anche a favore di altre mafie, che consente il trasferimento all’estero di grandi somme senza spostamento fisico o tracciabile. Noi comunque cerchiamo sempre di fare il possibile e di migliorare sempre il nostro lavoro.
*Presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
Traffico internazionale di droga: 9 arresti, blitz all’alba a Civitanova e Morrovalle
Bisognerebbe rivedere in aumento le pene previste dalla legge che punisce il traffico di sostanze stupefacenti, il DPR n. 309/1990, Testo Unico sulle droghe. La norma fondamentale in materia è l’art. 73.
Guerra alla droga
Rapporto della commissione globale
per le politiche sulle droghe
Giugno 2011
“La guerra globale alla droga è fallita,con conseguenze devastanti per gli individui e le società di tutto il mondo.Cinquanta anni dopo la Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti,e a 40 anni da quando il Presidente Nixon lanciò la guerra alle droghe del governo americano, sono urgenti e necessarie riforme fondamentali nelle politiche di controllo delle droghe nazionali e mondiali.
Le immense risorse dirette alla criminalizzazione e alle misure repressive su produttori, trafficanti e consumatori di droghe illegali hanno chiaramente fallito nella riduzione dell’offerta e del consumo.
Le apparenti vittorie dell’eliminazione di una fonte o di una organizzazione vengono negate, quasi istantaneamente,con l’emergere di altre fonti e trafficanti.Gli sforzi repressivi diretti sui consumatori impediscono misure di sanità pubblica volte alla riduzione di HIV/AIDS, overdosi mortali e altre conseguenze dannose all’uso della droga.Invece di investire in strategie più convenienti e basate sull’evidenza per la riduzione della domanda e dei danni le spese pubbliche vanno nelle inutili strategie della riduzione dell’offerta e della incarcerazione.”
Sempre poi che lo Stato voglia combattere le mafie.”Abbiamo” restituito proprio poco tempo fa denaro e beni confiscati, grazie alle leggi sopracitate,ad un condannato in via definitiva per diversi reati, riconosciuto al vernice di un’associazione per delinquere dedita all’acquisto,al trasporto e alla successiva rivendita di svariati chili di cocaina e di ulteriori delitti,tra i quali reati contre il patrimonio, rapine,in particolare ai danni di spacciatori; truffe, appropriazioni indebite,falsi documentali per acquisire illegalmente autovetture da commercializzare, estorsioni,sia agli acquirenti di droga inadempienti che verso terzi, detenzione illecita di armi e munizioni,fino al sequestro di persona, lesioni e violenza privata.In alcuni casi e’ stato sorpreso in luoghi pubblici in possesso di mitra e pistole.Pur con tutta la stima per il Dottor Gratteri non si può svuotare il mare con un secchiello,per giunta bucato.
…mah, a me pare di ricordare che c’è un notevole numero di cittadini, schierati da certe parti politiche, che sono d’accordo con la liberalizzazione delle droghe (che secondo loro sono contrastate dalla repressione, eccetera eccetera…sì sì…), e chissà, forse hanno ragione, così le mafie non le vendono più (mi vien che ridere…recitava Buzzanca…) e, per il futuro, invece di cinquanta persone su cento che le consumano, ne avremo novanta su cento…EVVIVAAA… m.g.
Pazienti e non criminali
Un approccio più umano ed efficace
Studio di caso numero 1,Svizzera.
In risposta agli evidenti e gravi problemi di droga che si erano sviluppati nel paese negli anni 80,la Svizzera attuó una nuova serie di politiche e di programmi (compresi programmi di sostituzione di eroina), basati sulla salute pubblica invece che sulla criminalizzazione. La costante implementazione di tale politica ha condotto ad una drastica riduzione del numero dei tossicodipendenti da eroina così come altri vari benefici.Uno studio molto importante terminava con queste parole”la sostituzione di eroina era indirizzata ai consumatori problematici recidivi (consumatori pesanti)stimati in 3000 tossicodipendenti, che rappresentano tra il 10 e i 15% dei consumatori di eroina in Svizzera e possono costituire dal 30 al 60% della domanda di eroina nel mercato illegale.Pesantemente compromessi sia nel traffico di droghe che in altre forma di reati, funzionavano anche come legame tra grossisti e consumatori. Quando questo gruppo di consumatori ha trovato una soluzione costante e legale per la propria dipendenza, si è ridotto il loro uso illecito di droga così come il loro bisogno di trafficare in eroina o impegnarsi in altre attività criminali.
Il programma di sostituzione di eroina ha avuto tre effetti sul mercato delle droghe: 1) ha sostanzialmente ridotto l’uso tra i consumatori più pesanti, e questa riduzione nella domanda ha influenzato i flussi di mercato (per esempio, il nr dei nuovi tossicodipendenti registrato in Zurigo nel 1990 era 850. Nel 2005,il nr era sceso a 150).
2)ha ridotto il livello della criminalità correlata al mercato (per esempio, si è avuta una riduzione del 90%dei crimini contro la proprietà commessi dai partecipanti al programma).
3) mancando i tossicodipendenti e gli spacciatori locali, i consumatori occasionali svizzeri avevano difficoltà a contattare i venditori.
Studio di caso nr due: Regno Unito le ricerche eseguite nel Regno Unito sugli effetti delle politiche reindirizzate dall‘incarcerazione ai programmi di trattamento hanno dimostrato chiaramente una riduzione della criminalità a seguito di tali programmi. Oltre alle interviste, i ricercatori hanno tenuto conto in questo caso anche dei dati del registro della Polizia Criminale. La ricerca mostra che il nr dei procedimenti a carico di 1476consumatori di droghe, dagli anni precedenti all’ingresso nel trattamento, agli anni successivi, si è ridotto del 48%.
Studio di caso nr tre:Paesi Bassi .
Di tutti i 15 paesi di UE la% delle persone che si iniettano eroina nei Paesi Bassi è la più bassa e non c’è alcun nuovo ingresso di consumatori problematici. L’eroina ha perso la sua attrattiva per la maggior parte della gioventù ed è considerata come una “droga del non ritorno “.Il nr di consumatori problematici di eroina è diminuito significativamente e l’età media degli stessi è considerevolmente aumentata. I servizi su larga scala di trattamento di bassa soglia e di riduzione del danno comprendono lo scambio di siringhe e la prescrizione di metadone e di eroina sotto strette condizioni.
Nei Paesi Bassi si è constatato come l’eroina prescritta dal medico riduca i cremini minori e i problemi di ordine pubblico, ed abbia effetti positivi sulla salute delle persone che combattono con là tossicodipendenza. Nel 2001, il nr stimati di persone dipendenti da eroina nei Paesi Bassi era 28000/30000.Nel 2008, il nr era disceso a 18000. La popolazione olandese di consumatori di oppoiacei è in corso di invecchiamento- è diminuita anche la proporzione di consumatori di oppiacei giovani ( tra i 15 e i 29 anni) che ricevono trattamenti per tossicodipendenti.
C’è la realtà dei programmi attuati con seri criteri scientifici poi ci sono le battute di Buzzanca e i mi pare di coso! E i Vannacci prosperano.
…mah, pare proprio che qualcuno non sappia leggere bene i miei commenti (oltre a non capire che quel che ha scritto lui, a me non interessa proprio e per tutta una serie di motivi, figuriamoci se io, scrivendo il mio commento qui sopra, mi riferissi a lui…ma per favore, siamo seri…) e che sia anche molto portato alle facili offese, ma comunque sono suoi problemi, a me non importa proprio…ah, un’ultima cosa…se io volessi offendere e portare in giro come fa questo informatissimo individuo, per me sarebbe un gioco da ragazzi, uno spasso e con tutti (figuriamoci con lui…), ma non è da me e poi non ne varrebbe la pena… m.g.
Per Alberto Poloni
D’accordo sul fatto che i tossicodipendenti sono malati da curare, e non gente dedita al vizio o criminali da perseguire.
Tutte le altre sue considerazioni però sono molto datate e concernono una fase storica in cui l’eroina era la droga prevalente, una droga che rendeva evidenti i consumatori e per i quali esisteva ed esiste un farmaco salvavita (il Narcan).
Oggi la droga prevalente è la cocaina, i consumatori, numerosissimi, sinchè possono non si espongono e non si manifestano, i decessi per cocaina (in realtà anche molto sottovalutati, perchè le famiglie preferiscono parlare di morti naturali, anzichè di ictus e infarti dovuti alla stessa cocaina) hanno ormai eguagliato quelli dovuti all’eroina, non esistono farmaci sostitutivi o farmaci salvavita, ma solo incerte terapie sedative.
Quindi non è possibile usare le strategie delle quali si parlava quindici anni addietro.
In tutti i paesi la strategia antidroga si dovrebbe basare sulla prevenzione, sulla riduzione del danno, sulla repressione (purchè sia vera, e non finta, come oggettivamente avviene in Italia) e sulle opportune terapie.
In realtà nessuna di queste attività di contrasto e cura funziona, e la droga è sempre più dilagante e interessa ragazzini sempre più giovani e sempre più esposti a danni cerebrali irreversibili.
La droga è stata sottovalutata per troppo tempo e ora la situazione è sfuggita completamente di mano.
Altrettanto dicasi per la criminalità organizzata: a forza di negare, sminuire, sottovalutare, la malavita organizzata detiene in ormai in Italia un potere enorme e riesce persino a condizionare importanti scelte politiche ed economiche. Ha solo il problema di come riciclare gli ingentissimi guadagni illeciti scaturenti dal commercio delle varie sostanze, prevalentemente la cocaina e la cannabis (che, a differenza di 30 anni – principio attivo il THC, pari allora al 3-4% – , oggi, coltivata con tecniche OGM, ha una concentrazione di principio attivo pari al 50-60%, ed è quindi una vera e propria bomba chimica, soprattutto per i più giovani).
Per adesso manca a livello nazionale e locale la piena consapevolezza della gravità della situazione, sia per quanto riguarda la diffusione ed il possibile contrasto alla droga sia per quanto concerne il contrasto alla sempre maggiore pervasività e potenza delle varie mafie, italiane e straniere, operanti in Italia.
Droghe,31 AGOSTO: overdose obiettivo zero.
Le morti sono evitabili, l’Italia scelga la riduzione del danno.
31 AGOSTO 2026
Forum droghe in occasione della giornata mondiale contro le overdose:nel 2025 almeno 249 vittime,il 7,8% in più.Il tasso italiano resta inferiore alla media europea,ma anche una sola morte è troppo.Perchè è una morte evitabile.Servono stanze dell’uso sicuro,drug checking,naloxone diffuso e servizi a bassa soglia in tutto il Paese.
Roma 30 Agosto 2026-In Italia almeno 249 persone sono morte per intossicazione acuta da sostanze nel 2025: quasi 5 ogni settimana e il 7,8% in più rispetto alle 231 vittime del 2024.Il 31-8,in occasione dell’InternationalOverdose Awareness Day,Forum Droghe chiede che la prevenzione delle morti per overdose diventi un obiettivo misurabile delle politiche nazionali e regionali.
I dati provengono dalla Relazione annuale al Parlamento sulle dipendenze 2026 e riguardano i decessi direttamente accettati dalle forze dell’ordine.La cocaina è stata indicata come responsabile del 33% delle morti,confermandosi una delle sostanze di maggiore impatto sanitario………..
Per confrontare correttamente Italia ed Europa occorre utilizzare lo stesso anno e lo stesso indicatore.Nel 2024 il tasso italiano registrato dal Governo è stato di circa 0,6 morti ogni 100.000 abitanti tra i 15 e i 64anni.La media Europea stimata dall’ EUDA per lo stesso anno è stata di 2,5 ogni 100.000.Nell’UE si sono verificate almeno 7.589 overdose mortali.Il dato italiano appare dunque quattro volte inferiore alla media europea:non era così all’inizio degli anni 90,prima che fossero avviate politiche di riduzione del danno nel nostro Paese: allora le morti oscillavano tra 1.500 e 2.000.
“Il tasso italiano più basso rispetto alla media europea non è un regalo del proibizionismo.E’ il risultato del lavoro svolto negli anni Novanta dalle unità di strada,dai servizi pubblici e del privato sociale,dai programmi con metadone e dalla distribuzione del naloxone alle persone che usano sostanze” dichiara Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe.”Quella spinta si è però fermata.La riduzione del danno è inserita nei livelli essenziali di assistenza dal 2017,ma continua a non avere linee guida nazionali
e così dipende dal codice postale: presente in alcuni territori, quasi inesistente in altri.249 morti evitabili non sono un risultato di cui accontentarsi.Il Governo deve fissare l’obiettivo zero e finanziare gli strumenti necessari per raggiungerlo,che non sono i roboanti piani contro il fentanyl di Mantovano,che danno l’evidenza del fallimento al primo furto in ospedale.Sono stanze dell’ uso sicuro,Drug checking, Naloxone e stabilizzazione dei servizi di riduzione del danno e a bassa soglia sul territorio nazionale “.
“Le overdose non sono incidenti inevitabili e non si prevengono spaventato o punendo ” afferma Susanna Ronconi di Forum Droghe.”Si prevengono costruendo una relazione con le persone nei luoghi in cui vivono e consumano.Una stanza dell’uso sicuro non incoraggia il consumo: impedisce che una persona muoia sola in strada e apre una porta verso la salute.Il drug checking non certifica la qualità delle droghe,ma rende visibile ciò che il mercato clandestino mette dentro una dose e permette di comunicare il rischio.Il naloxone non sostituisce i servizi: mantiene in vita persone perché possano incontrarli.E’ questa la concretezza della riduzione del danno “.
Forum Droghe chiede al Governo e alle Regioni:
-il reintegro della Riduzione del danno nelle strategie nazionali e regionali
-un piano nazionale contro le overdose con obiettivi, risorse e indicatori pubblici
-naloxone gratuito e distribuito attivamente nel SerD,nelle farmacie,nelle carceri,nei dormitori,nei servizi di prossimità e nei luoghi del divertimento
-l’apertura sperimentale di stanze dell’uso sicuro nelle città con scene aperte del consumo
-una rete nazionale di drug checking capillare collegata al sistema di allerta precoce
-standard uniformi e finanziamenti vincolati per unità di strada,drop-in e altri servizi a bassa soglia
protezione per chi chiama i soccorsi durante un’overdose
-pieno coinvolgimento delle persone che usano sostanze nella progettazione degli interventi.
Il 31 Agosto ricordiamo le persone morte,ma soprattutto rivendichiamo il diritto di chi è vivo a non diventare il prossimo numero.Overdose, obiettivo zero.
I risultati ci sono stati,le conoscenze ci sono,le proposte anche,le associazioni ci credono.E lo Stato che farà?
Scusate ma in precedenza ho dato l’invio involontariamente.
Per Alberto Poloni
La politica di riduzione del danno non può essere l’unico strumento per contrastare la diffusione delle droghe e per ridurre il numero delle overdosi mortali.
Puntare solo su questo strumento, come vorrebbe l’associazione Forum Droghe, significherebbe accettare come un dato di fatto ineliminibile che le persone assumano droghe.
Certo, è importante ridurre le morti per overdose, figuriamoci se io non sono d’accordo su questo obiettivo, io che ho perso mio figlio per un’overdose da eroina.
Ma ciò non toglie l’esigenza della prevenzione (che in Italia è molto carente); delle opportune terapie fornite dai Sert e da diverse comunità terapeutiche (con risultati spesso molto scarsi); della repressione operata dalle forze dell’ordine, del tutto insufficiente e limitata da una normativa blanda e risibile nel perseguire il traffico e lo spaccio.
In ogni caso non capisco cosa c’entri questa sua discussione così polemica sulla importanza della politica della riduzione del danno, che nessuno ha criticato nell’articolo/intervista, laddove si parla di operazioni antidroga contro la criminalità organizzata (che fa miliardi di euro sulla pelle e sulla vita dei nostri figli) poste in essere dal reparto delle forze dell’ordine più specializzato nelle Marche.
Per quanto mi riguarda chiudo qui la polemica da Lei sollevata e portata avanti con ampio utilizzo del copia e incolla.
Non credo parlare di alternative sia polemica.Il copia incolla,come lo chiama lei Avvocato,di chi è impegnato ad aiutare nel vivo i consumatori e’ un metodo informativo per chi non ha la sua stessa autorevolezza in merito.Il tutto senza nulla di personale.In virtù delle mie “conoscenze generali” in merito al problema e vista la connessione tra Stato e Mafie mi risulterebbe strano un vero contrasto al malaffare e un potenziamento della repressione farmacologica .I dati sono importantissimi e ci dicono che la lotta giuridica ha portato ad ampliare i profitti dei cartelli,la varietà delle sostanze e dei luoghi di produzione e il numero di consumatori.Purtroppo l’opinione pubblica e molti commenti a margine sulle serate tossiche ha convinto che la repressione affidata alle Forze dell’Ordine sia la strada giusta per risolvere il problema.Io invece credo ci porti pian piano ad essere un Paese dell’America Latina in toto e allora racconti Lei,con stima,cosa succede da 20 anni in Messico
con la guerra ai cartelli.Lei ha perso un figlio,io non vorrei perdere i miei e lo stesso per quelli degli altri quindi troviamo il sistema giusto.Insieme tutti,ognuno con le proprie conoscenze ed il proprio contributo.Con tutto il rispetto,Buon San Giuliano Avvocato.
Grazie per le Sue parole, Alberto. Buon San Giuliano anche a Lei e a tutta la Sua famiglia. Speriamo, tutti insieme di trovare il sistema giusto per uscire da questo incubo.