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Passaggio di testimone in casa Pd,
il nuovo segretario Gostoli:
«Ho chiamato Mancinelli per un confronto»

POLITICA - Il neo eletto dribla polemiche sui sindaci di Macerata e Ancona che hanno sostenuto Petrini. Il segretario uscente, Francesco Comi: «Dalle Primarie è emersa leadership forte ed indiscussa di Ceriscioli». Il 16 dicembre ci sarà l'assemblea per la riorganizzazione degli organi del partito
mercoledì 5 Dicembre 2018 - Ore 19:34 - caricamento letture
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il segretario uscente del Pd Marche, Francesco Comi, ed il neo eletto Giovanni Gostoli

 

di Martina Marinangeli

Prima uscita pubblica per il nuovo segretario del Pd marchigiano, Giovanni Gostoli, che oggi ha ricevuto la benedizione ufficiale del suo predecessore Francesco Comi, in un passaggio di testimone nella sede regionale del partito di piazza Stamira, ad Ancona. La vittoria schiacciante del candidato pesarese sullo sfidante Paolo Petrini nelle primarie del 2 dicembre – 68% delle preferenze – ha di fatto sconfessato l’asse dei sindaci di Ancona e Macerata, che escono ridimensionati da questa tornata elettorale. Ma se la prima cittadina dorica Valeria Mancinelli può almeno consolarsi sapendo che il 75% degli iscritti nella provincia anconetana ha votato per il nome da lei sponsorizzato, il maceratese Romano Carancini mastica doppiamente amaro. Nella sua città ha infatti prevalso Gostoli, nonostante il sindaco fosse stato tra i primi sostenitori di Petrini. Il neo eletto segretario dribbla però la facile polemica e invita a «non personalizzare il voto: è tempo di metterci le Primarie alle spalle e procedere uniti, come ci chiede il nostro popolo. Il primo messaggio ricevuto la sera delle Primarie è stato quello di congratulazioni da Petrini». Il politically correct è servito, salvo poi sottolineare l’importanza del «dato di Fermo», dove ha battuto lo sfidante che giocava in casa. Il nodo cruciale del new deal del Pd targato Gostoli è però quello dell’indispensabile ricucitura dello strappo con il capoluogo regionale, peso specifico troppo importante per essere ignorato. «Ho chiamato proprio oggi la sindaca Mancinelli per incontrarci e confrontarci la prossima settimana», fa sapere il segretario. «Sono ben disponibile ad incontrarlo – la risposta –: anche lui, durante la campagna elettorale, si è detto d’accordo sulla necessità di una svolta radicale. In questo sono pronta ad aiutarlo, ora bisogna discutere sul come».

Nell’attesa di capire se il baricentro del partito riuscirà a riavvicinarsi, almeno parzialmente, ad Ancona o sarà definitivamente tarato su Pesaro, il segretario uscente Comi ha puntato l’accento sul fatto che, dalle Primarie, «sia emersa una leadership forte ed indiscussa, che è quella del governatore Luca Ceriscioli», sponsor della candidatura di Gostoli insieme al sindaco di Pesaro, Matteo Ricci. «Sono state primarie molto partecipate, circa 13 mila persone si sono recate alle urne – sottolinea Comi –, dato al di sopra delle aspettative, visto il periodo che sta attraversando il partito», anche se, per dovere di cronaca, si puntava a raggiungere la quota di 20 mila votanti e la tornata abbia restituito l’immagine di un partito piuttosto autoreferenziale. In ogni caso, il plebiscito per Gostoli è innegabile e, puntualizza Comi, «avrebbe vinto con 1200 voti di scarto anche senza presentare la lista a Pesaro e con 650 senza Ancona». La prossima tappa nel lungo iter che porta alle Regionali del 2020, passando per le Amministrative e le Europee del prossimo anno, è quella dell’assemblea del 16 dicembre, nell’Abbazia di Fiastra, durante la quale verranno riorganizzati gli organi del partito, dal direttivo regionale alla segreteria, che prevederà anche una decina di persone, metà uomini e metà donne, da impiegare nei dipartimenti tematici, ovvero tavoli aperti alla società civile in cui si discuterà delle questioni più spinose della politica regionale, a partire da ricostruzione, sanità e lavoro. Un’idea lanciata da Petrini che Gostoli ha tutta l’intenzione di raccogliere, nello spirito di quell’unità da tutti ripetuta come un mantra.

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