Molte domande sul Club Nest
dopo l’arresto dei gestori-spacciatori

MACERATA - Perché la questura non ha sinora sospeso la licenza al locale? Perché l’Arci, al quale il club è affiliato, non è mai intervenuto sulla questione? Perché il Comune non adotta i provvedimenti in seguito alle somministrazioni di bevande anche a non soci e dalla violazione delle norme in materia di inquinamento acustico?

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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito*

L’operazione, come è ormai noto, era partita in grande stile, con un notevole spiegamento notturno di forze da parte dei carabinieri di Macerata, accompagnati da alcuni componenti del Nucleo ispettorato del lavoro e dalla polizia municipale di Macerata (leggi l’articolo). Non era più possibile, d’altra parte, far finta di niente. Troppo diffuse, infatti, erano in città le voci di una consistente attività di spaccio all’interno del Club Nest, uno dei locali simbolo della movida maceratese, sito in viale Trieste, nei pressi dell’ex distretto militare, voci che evidentemente avevano trovato più di un riscontro nell’attività di accertamento accuratamente svolta dagli inquirenti.

L'ingresso del Nest

L’ingresso del Nest

E così, nel cuore della notte tra il 12 e il 13 novembre, era scattato finalmente il blitz, mentre all’interno, nel consueto assordante frastuono, erano presenti un centinaio di avventori, diversi dei quali, per lo più giovanissimi, stavano sperimentando la rituale combinazione dei consumi di droga e alcol senza la quale oggi appare culturalmente impossibile rappresentare lo stesso concetto di divertimento. Un’azione rapida e improvvisa che aveva dato certezza a quella che sino a quel momento era solamente un’ipotesi investigativa dei carabinieri di Macerata: in quel locale l’attività di spaccio non era solamente tollerata (come avviene in molti esercizi pubblici, anche maceratesi, i cui gestori, attenti solo al loro portafoglio, sono convinti che gli stupefacenti che circolano tranquillamente in sala diano lustro e smalto al locale e lo rendano più appetibile agli occhi dei giovani e giovanissimi che lo frequentano, con gravissimi rischi per la salute degli stessi), ma addirittura organizzata e gestita in prima persona dai gestori.

Riccardo Sole, 31 anni, portato in tribunale per l'udienza di convalida

Riccardo Sole, 31 anni, portato in tribunale per l’udienza di convalida

La cocaina, bella e pronta in bustine cellofanate per lo spaccio, si era infatti materializzata in discreta quantità già nell’ufficio dei gestori, l’italiano Riccardo Sole e l’albanese Muhamed Falli, colti praticamente con le mani nel sacco, ed era stata poi rinvenuta in numerose ulteriori dosi, insieme anche ad hashish, pure nelle loro abitazioni private.
Inevitabili quindi l’arresto immediato dei due gestori-spacciatori e la loro successiva condanna ad un anno ed otto mesi di reclusione a seguito di sentenza patteggiata (leggi l’articolo), ovviamente con pena sospesa (e ci mancherebbe!).
Peraltro, per quanto fosse già gravissima l’accertata attività di spaccio, le forze dell’ordine avevano anche riscontrato all’interno del locale la presenza di alcuni dipendenti non regolarizzati dal punto di vista lavorativo, e la polizia municipale, per le sue competenze, aveva avuto modo di verificare la presenza di diversi avventori non tesserati. Sì, perché il suddetto benemerito Club Nest è formalmente un circolo privato aderente all’Arci, la nota associazione ricreativa e culturale di ispirazione democratica, e quindi con somministrazione di bevande consentita solo in favore dei soci. Il Club – va aggiunto – è attualmente presieduto da Kristina Falli, moglie di uno dei gestori, l’albanese Muhamed Falli sopra ricordato, il quale, a sua volta, non solo ne è stato il primo presidente, ma ora ne è anche il proprietario, a dimostrazione ulteriore di quanti soldi facili girino intorno alla droga. E, in qualità di circolo Arci, il Club Nest, mentre tranquillamente tramite i suoi gestori si dedicava alla lucrosa attività di spaccio interno, ha fruito pure dei numerosissimi benefici fiscali connessi a tale appartenenza, doppiamente indebiti visto che il locale era aperto a tutti, così come la somministrazione di bevande era rivolta sia ai soci che ai non soci.

 Muhamed Falli, 24 anni, in tribunale per l'udienza di convalida

Muhamed Falli, 24 anni, in tribunale per l’udienza di convalida

Insomma, un’operazione da manuale, da considerare tra le migliori messe recentemente in atto dai carabinieri di Macerata, a seguito della quale, peraltro, qualunque persona dotata del benché minimo buon senso si sarebbe aspettata diverse cose, ad esempio da parte della questura di Macerata la revoca o quanto meno la sospensione per diverso tempo della licenza del locale, l’espulsione con ignominia da parte dell’Arci del circolo in questione ormai divenuto una centrale dello spaccio, la soppressione da parte delle autorità competenti dei benefici fiscali connessi alla somministrazione ai soli soci. Tutto ciò senza dimenticare i necessari recuperi contributivi per i lavoratori in nero e l’indispensabile stop al pesantissimo inquinamento acustico notturno ai danni dei cittadini residenti nelle vicinanze del locale (tra i quali anche diverse persone anziane e malate), causato da quella che gli uffici comunali ancora pudicamente definiscono come “diffusione sonora di musica da sottofondo”. Ed infine gli appropriati accertamenti sulla provenienza dei soldi utilizzati per l’acquisto dei muri del circolo dal ventiquattrenne Muhamed Falli, gestore, spacciatore e proprietario dell’immobile.
Invece la montagna ha partorito un topolino. La chiusura del locale è durata solo uno o due giorni dopo l’arresto dei gestori, peraltro presumibilmente disposta per legge dalla Direzione territoriale del lavoro ed evidentemente durata sino alla regolarizzazione dei lavoratori in nero. Poi il locale è ripartito alla grande, apparentemente senza conseguenza alcuna. Il Comune di Macerata pare si sia limitato a ribadire ai gestori, come se la cosa non fosse già ovvia e necessaria, che la somministrazione di bevande avvenga solo in favore dei soci, soprassedendo per il momento anche all’assenza del preventivo specifico nulla osta acustico ed alle più volte rilevate mancate conformità del locale rispetto alle norme in materia di inquinamento acustico (che di per sé già impedirebbero la prosecuzione dell’attività). Dall’Arci nessun segno di vita, nessuna formale e pubblica presa di distanza dal circolo Nest per lo spaccio in grande stile effettuato in prima persona dai gestori affiliati.
Ma ciò che maggiormente sorprende è l’assenza di conseguenti iniziative da parte della Questura di Macerata, peraltro non nuova a sconcertanti atteggiamenti in materia. Basti pensare, risalendo agli ultimi mesi del 2014, alla mancata sospensione della licenza per quel locale di Porto Potenza Picena ove poco più di un anno fa andarono in coma etilico circa quindici adolescenti, allora motivata con l’errata opinione che un siffatto provvedimento sarebbe stato di competenza del Sindaco di quel Comune (la prevalente giurisprudenza ritiene invece che tale provvedimento sia di esclusiva pertinenza del Questore, tanto che esso venne adottato per un’altra vicenda analoga, circa tre anni fa, dal Questore di Macerata dell’epoca, così come in tutta Italia sono i Questori territorialmente competenti ad adottare provvedimenti similari, come ad esempio è avvenuto questa estate nel caso del Cocoricò di Rimini).
E’ bene qui ricordarlo: si tratta della situazione disciplinata dall’art. 100 del Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps), in forza del quale il questore può sospendere (e pure revocare definitivamente in caso di recidiva) la licenza di un pubblico esercizio in presenza di una accertata attività di spaccio. In una siffatta situazione, peraltro, non hanno la minima rilevanza né il fatto che l’attività di spaccio avvenga magari all’esterno del locale né la mancata conoscenza da parte dei titolari circa la “qualifica” di spacciatori di alcuni frequentatori: sull’interesse degli esercenti, che possono essere anche del tutto estranei allo spaccio di droga, deve prevalere sempre e comunque la tutela dell’ordine pubblico e della salute degli avventori. Nel caso del Nest di Macerata, come si è detto, la vicenda è ancora più grave, visto che erano proprio i gestori, colti in arrogante flagranza di reato, ad organizzare e condurre all’interno del locale l’infame attività di spaccio: eppure, almeno sino ad oggi, si è registrato solamente uno sconcertante e assurdo silenzio al riguardo.

Il procuratore Giovanni Giorgio

Il procuratore Giovanni Giorgio

Insomma, mentre il procuratore della Repubblica Giorgio continua a ripetere quanto è sotto gli occhi di tutti, e cioè che la provincia di Macerata è sommersa da un fiume di droga, ed ha opportunamente dato un forte stimolo all’attività investigativa e repressiva contro la droga ed i mercanti di morte che con essa si arricchiscono, da parte di altre autorità istituzionali le risposte che arrivano sono fiacche, deboli, incerte, contraddittorie, se non del tutto inesistenti.
Emblematica in tal senso è pure la lenta agonia del Comitato “Uniti contro la droga”, istituito da qualche anno presso la prefettura di Macerata per ampliare e coordinare l’attività di prevenzione ed informazione verso i giovani e gli adolescenti, con l’apporto del Dipartimento dipendenze patologiche, della Procura, delle comunità terapeutiche, delle associazioni di volontariato, del mondo della scuola, degli enti locali e delle stesse forze dell’ordine, che, sia pure faticosamente, era riuscito ad operare con indubbi ed apprezzati risultati, soprattutto a livello scolastico. Eppure tale comitato da mesi e mesi non viene nemmeno più convocato e a nessuno, mentre i ragazzi maceratesi seguitano a morire per droga, la cosa sembra importare.

* Giuseppe Bommarito, presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”


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