Molte domande sul Club Nest
dopo l’arresto dei gestori-spacciatori
MACERATA - Perché la questura non ha sinora sospeso la licenza al locale? Perché l’Arci, al quale il club è affiliato, non è mai intervenuto sulla questione? Perché il Comune non adotta i provvedimenti in seguito alle somministrazioni di bevande anche a non soci e dalla violazione delle norme in materia di inquinamento acustico?
di Giuseppe Bommarito*
L’operazione, come è ormai noto, era partita in grande stile, con un notevole spiegamento notturno di forze da parte dei carabinieri di Macerata, accompagnati da alcuni componenti del Nucleo ispettorato del lavoro e dalla polizia municipale di Macerata (leggi l’articolo). Non era più possibile, d’altra parte, far finta di niente. Troppo diffuse, infatti, erano in città le voci di una consistente attività di spaccio all’interno del Club Nest, uno dei locali simbolo della movida maceratese, sito in viale Trieste, nei pressi dell’ex distretto militare, voci che evidentemente avevano trovato più di un riscontro nell’attività di accertamento accuratamente svolta dagli inquirenti.
E così, nel cuore della notte tra il 12 e il 13 novembre, era scattato finalmente il blitz, mentre all’interno, nel consueto assordante frastuono, erano presenti un centinaio di avventori, diversi dei quali, per lo più giovanissimi, stavano sperimentando la rituale combinazione dei consumi di droga e alcol senza la quale oggi appare culturalmente impossibile rappresentare lo stesso concetto di divertimento. Un’azione rapida e improvvisa che aveva dato certezza a quella che sino a quel momento era solamente un’ipotesi investigativa dei carabinieri di Macerata: in quel locale l’attività di spaccio non era solamente tollerata (come avviene in molti esercizi pubblici, anche maceratesi, i cui gestori, attenti solo al loro portafoglio, sono convinti che gli stupefacenti che circolano tranquillamente in sala diano lustro e smalto al locale e lo rendano più appetibile agli occhi dei giovani e giovanissimi che lo frequentano, con gravissimi rischi per la salute degli stessi), ma addirittura organizzata e gestita in prima persona dai gestori.
La cocaina, bella e pronta in bustine cellofanate per lo spaccio, si era infatti materializzata in discreta quantità già nell’ufficio dei gestori, l’italiano Riccardo Sole e l’albanese Muhamed Falli, colti praticamente con le mani nel sacco, ed era stata poi rinvenuta in numerose ulteriori dosi, insieme anche ad hashish, pure nelle loro abitazioni private.
Inevitabili quindi l’arresto immediato dei due gestori-spacciatori e la loro successiva condanna ad un anno ed otto mesi di reclusione a seguito di sentenza patteggiata (leggi l’articolo), ovviamente con pena sospesa (e ci mancherebbe!).
Peraltro, per quanto fosse già gravissima l’accertata attività di spaccio, le forze dell’ordine avevano anche riscontrato all’interno del locale la presenza di alcuni dipendenti non regolarizzati dal punto di vista lavorativo, e la polizia municipale, per le sue competenze, aveva avuto modo di verificare la presenza di diversi avventori non tesserati. Sì, perché il suddetto benemerito Club Nest è formalmente un circolo privato aderente all’Arci, la nota associazione ricreativa e culturale di ispirazione democratica, e quindi con somministrazione di bevande consentita solo in favore dei soci. Il Club – va aggiunto – è attualmente presieduto da Kristina Falli, moglie di uno dei gestori, l’albanese Muhamed Falli sopra ricordato, il quale, a sua volta, non solo ne è stato il primo presidente, ma ora ne è anche il proprietario, a dimostrazione ulteriore di quanti soldi facili girino intorno alla droga. E, in qualità di circolo Arci, il Club Nest, mentre tranquillamente tramite i suoi gestori si dedicava alla lucrosa attività di spaccio interno, ha fruito pure dei numerosissimi benefici fiscali connessi a tale appartenenza, doppiamente indebiti visto che il locale era aperto a tutti, così come la somministrazione di bevande era rivolta sia ai soci che ai non soci.
Insomma, un’operazione da manuale, da considerare tra le migliori messe recentemente in atto dai carabinieri di Macerata, a seguito della quale, peraltro, qualunque persona dotata del benché minimo buon senso si sarebbe aspettata diverse cose, ad esempio da parte della questura di Macerata la revoca o quanto meno la sospensione per diverso tempo della licenza del locale, l’espulsione con ignominia da parte dell’Arci del circolo in questione ormai divenuto una centrale dello spaccio, la soppressione da parte delle autorità competenti dei benefici fiscali connessi alla somministrazione ai soli soci. Tutto ciò senza dimenticare i necessari recuperi contributivi per i lavoratori in nero e l’indispensabile stop al pesantissimo inquinamento acustico notturno ai danni dei cittadini residenti nelle vicinanze del locale (tra i quali anche diverse persone anziane e malate), causato da quella che gli uffici comunali ancora pudicamente definiscono come “diffusione sonora di musica da sottofondo”. Ed infine gli appropriati accertamenti sulla provenienza dei soldi utilizzati per l’acquisto dei muri del circolo dal ventiquattrenne Muhamed Falli, gestore, spacciatore e proprietario dell’immobile.
Invece la montagna ha partorito un topolino. La chiusura del locale è durata solo uno o due giorni dopo l’arresto dei gestori, peraltro presumibilmente disposta per legge dalla Direzione territoriale del lavoro ed evidentemente durata sino alla regolarizzazione dei lavoratori in nero. Poi il locale è ripartito alla grande, apparentemente senza conseguenza alcuna. Il Comune di Macerata pare si sia limitato a ribadire ai gestori, come se la cosa non fosse già ovvia e necessaria, che la somministrazione di bevande avvenga solo in favore dei soci, soprassedendo per il momento anche all’assenza del preventivo specifico nulla osta acustico ed alle più volte rilevate mancate conformità del locale rispetto alle norme in materia di inquinamento acustico (che di per sé già impedirebbero la prosecuzione dell’attività). Dall’Arci nessun segno di vita, nessuna formale e pubblica presa di distanza dal circolo Nest per lo spaccio in grande stile effettuato in prima persona dai gestori affiliati.
Ma ciò che maggiormente sorprende è l’assenza di conseguenti iniziative da parte della Questura di Macerata, peraltro non nuova a sconcertanti atteggiamenti in materia. Basti pensare, risalendo agli ultimi mesi del 2014, alla mancata sospensione della licenza per quel locale di Porto Potenza Picena ove poco più di un anno fa andarono in coma etilico circa quindici adolescenti, allora motivata con l’errata opinione che un siffatto provvedimento sarebbe stato di competenza del Sindaco di quel Comune (la prevalente giurisprudenza ritiene invece che tale provvedimento sia di esclusiva pertinenza del Questore, tanto che esso venne adottato per un’altra vicenda analoga, circa tre anni fa, dal Questore di Macerata dell’epoca, così come in tutta Italia sono i Questori territorialmente competenti ad adottare provvedimenti similari, come ad esempio è avvenuto questa estate nel caso del Cocoricò di Rimini).
E’ bene qui ricordarlo: si tratta della situazione disciplinata dall’art. 100 del Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps), in forza del quale il questore può sospendere (e pure revocare definitivamente in caso di recidiva) la licenza di un pubblico esercizio in presenza di una accertata attività di spaccio. In una siffatta situazione, peraltro, non hanno la minima rilevanza né il fatto che l’attività di spaccio avvenga magari all’esterno del locale né la mancata conoscenza da parte dei titolari circa la “qualifica” di spacciatori di alcuni frequentatori: sull’interesse degli esercenti, che possono essere anche del tutto estranei allo spaccio di droga, deve prevalere sempre e comunque la tutela dell’ordine pubblico e della salute degli avventori. Nel caso del Nest di Macerata, come si è detto, la vicenda è ancora più grave, visto che erano proprio i gestori, colti in arrogante flagranza di reato, ad organizzare e condurre all’interno del locale l’infame attività di spaccio: eppure, almeno sino ad oggi, si è registrato solamente uno sconcertante e assurdo silenzio al riguardo.
Insomma, mentre il procuratore della Repubblica Giorgio continua a ripetere quanto è sotto gli occhi di tutti, e cioè che la provincia di Macerata è sommersa da un fiume di droga, ed ha opportunamente dato un forte stimolo all’attività investigativa e repressiva contro la droga ed i mercanti di morte che con essa si arricchiscono, da parte di altre autorità istituzionali le risposte che arrivano sono fiacche, deboli, incerte, contraddittorie, se non del tutto inesistenti.
Emblematica in tal senso è pure la lenta agonia del Comitato “Uniti contro la droga”, istituito da qualche anno presso la prefettura di Macerata per ampliare e coordinare l’attività di prevenzione ed informazione verso i giovani e gli adolescenti, con l’apporto del Dipartimento dipendenze patologiche, della Procura, delle comunità terapeutiche, delle associazioni di volontariato, del mondo della scuola, degli enti locali e delle stesse forze dell’ordine, che, sia pure faticosamente, era riuscito ad operare con indubbi ed apprezzati risultati, soprattutto a livello scolastico. Eppure tale comitato da mesi e mesi non viene nemmeno più convocato e a nessuno, mentre i ragazzi maceratesi seguitano a morire per droga, la cosa sembra importare.
* Giuseppe Bommarito, presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”





Io credo che bisognerebbe eliminare queste profonde differenze nel fare impresa,non è possibile che molti pur di non pagare le tasse o pagarle in maniera minima si affidi a cooperative,associazioni,arci ecc.mentre il vicino che fa ‘società venga bastonato.
Io ho una palestra da 12 anni e sono una società e pago molte tasse per stare in regola,mentre intorno a me fanno ginnastica ovunque,in comune,sotto la parrocchia ecc .facendo pagare due soldi visto che non pagano le mie tasse ,chiaramente sono tutte società sportive,cooperative e chi più ne ha più ne metta….poi si lamentano che le società vanno male ……..conosco palestre con 500/600 iscritti che sono associazioni…ma..
Fate un bell articolo su questo argomento che ce ‘molto malumore in giro
@ Marco Bentivoglio
Per decenni ci siamo riempiti di soggetti “privati” che, in modo legale, eludevano le tassazioni.
Palestre?,
Si ma non solo….
Circoli, Club, Associazioni (di varia specie e natura) che, per una riffa o un’altra, potevano vantare dei “soci” per cui avevano tutta una serie di agevolazioni.
Per non parlare poi dei ristoranti (mascherati da agriturismo) e per le tante altre molteplici attività che, magari dietro il paravento del “sociale”, riuscivano a pagare meno tasse, oppure operare (senza licenza) in settori commerciali in cui gli altri operavano con licenza o albi professionali…..
Vuole che si metta mano a tutto questo???
Starà mica scherzando???
Se si scoperchia “il giochetto” poi tanti “club”, “associazioni”, “circoli”, “gruppi solidali” rischierebbero di chiudere, e si bloccherebbe ulteriormente l’economia….
In tutta Italia si sta parlando di decine di migliaia di posti di lavoro “creati” (con il pagamento di meno tasse e altre amenità simili, basti pensare a certe Onlus, che impiegano centinaia di lavoratori!!!) che andrebbero immediatamente a sparire, se tutti dovessimo competere, ad armi pari (e a parità di tassazione), sul libero mercato…
Intervengo in qualità di presidente dell’Arci per riportare chiarezza sui fatti.
Intanto la situazione del circolo in questione è stata immediatamente sottoposta all’attenzione del direttivo del 2 dicembre che all’unanimità ha deciso di revocare l’adesione del circolo ovviamente per l’anno 2016, in quanto l’anno 2015 era di fatto giunto al termine.
Non solo, il giorno dopo dei noti fatti, quindi a novembre, ho mandato una lettera ai dirigenti del circolo Arci Nest per chiarimenti nei confronti dell’accaduto e non ho avuto risposta da parte degli organi dirigenziali.
Infine va chiarito un altro aspetto. All’interno del circolo l’attività di somministrazione è svolta da una società commerciale che non ha nulla a vedere con l’Arci e perciò per capirsi all’interno di quella sede c’era un circolo arci e una società commerciale ben distinta.
Perciò il circolo non gode nessun beneficio di legge per quanto riguarda la somministrazione.
Spero che questo mio intervento faccia chiarezza perchè altrimenti l’Arci dovrà
cautelarsi tramite azioni legali.
Massmiliano Bianchini
Presidente Arci Macerata
Cuer che ssa nnavigà sta ssempre a ggalla
Si ppe ’gni bbirbaria de sto paese
un povèta fascessi un ritornello,
e lo mannassi pe le stampe, cuello
guadagnerebbe un tern’-a-ssecco ar mese.
Cqua mme risponni tu: sto maganzese
potría ’mmannisse pe vviaggià in castello,
dov’er guadammio der zu’ ggiucarello
sí e nnò jj’abbasterebbe pe le spese.
Mó tte reprico io cche nu lo sai
tu er praticà de sto paese bbuffo:
cqua cchi ha ccudrini, nun ha ttorto mai.
Bbasta de curre a ttempo co lo sbruffo:
eppoi senza pericolo de guai,
spaccia puro pe ffresco er pane muffo.
Scusate, ma il fatto che in Italia ci siano figli e figliastri e che le leggi valgono per tutti ma non allo stesso modo é cosa nuova per voi…. Io c’ho fatto il callo oramai.
Per quanto riguarda i soldi usati per acquistare i locali….. Andiamo ad indagare sulla provenienza dei finanziamenti per la realizzazione dei vari centri commerciali o della gran parte degli edifici dell’Italia anni anni ottanta tipo la Milano2 del berlusca……
Per Massimiliano Bianchini
Caro Max, la tua precisazione circa l’immediato richiesta di chiarimenti ai dirigenti del circolo ARCI (poi da questi non forniti) giunge gradita, ma, come ti ho detto anche oggi a mezzo telefono, non spiega i motivi per i quali non si è giunti nè ad un’espulsione immediata del circolo in questione (la gravità della vicenda, a mio avviso, l’avrebbe richiesta), nè alla pubblicizzazione di tale intervento da parte degli organismi provinciali dell’ARCI.
Sono infatti convinto che una immediata presa di posizione, di decisa condanna, da parte degli organismi provinciali, avrebbe sicuramente giovato all’immagine pubblica dell’associazione, invece oggettivamente lesa dal silenzio sin qui mantenuto.
Ulteriore perplessità viene dall’ulteriore tua precisazione secondo la quale, all’interno del Club Nest, avrebbe operato sia il circolo ARCI in quanto tale sia una società privata specificamente dedita alla gestione del bar. Non si capisce infati a che titolo sia possibile, o, quanto meno, opportuna una tale commistione, che espone il circolo e l’intera associazione ARCI ad una convivenza con soggetti che comunque (anche se non arrivano ai picchi delinquenziali del caso Nest) finiscono per monopolizzare e gestire l’intera situazione.
Grazie Avvocato per la sua opera di sensibilizzazione che ha fatto, sta facendo e mi auguro continuerà a fare anche per il futuro su tanti problemi di rilevanza sociale e amministrativa (specialmente quelli che riguardano i giovani): anche se è superfluo dirglielo, sappia che oltre a me ci sono tante altre persone che apprezzano il suo lavoro volto ad avere una società migliore !!!
L’osservazione che Massimiliano Bianchini fa all’articolo di Bommarito è proprio carina. All’interno del circolo, del “Nest” (Il “Nido”: che nome soave … sarà certo stato in forza di tanta soavità che quelli dell’ARCI concessero l’affiliazione a questo locale …) “l’attività di somministrazione è svolta da una società commerciale che non ha nulla a vedere con l’Arci e perciò per capirsi all’interno di quella sede c’era un circolo arci e una società commerciale ben distinta”.
Coabitavano quindi, all’interno di questo posto, vette di impegno socio-cultural-progressivo, probabilmente con organizzazioni tre-quattro volte alla settimana di tavole rotonde ed eventi dedicati, che so, alle tristi condizioni del popolo Saharawi o magari delle magnifiche e anch’esse progressive sorti dell’educazione di genere, con narrazione di favole in cui due pinguini maschi, fra un’inchiappettata e l’altra, vanno da una pinguina femmina a chiederle se potesse essere così carina da covare per loro un’ovetto, coabitavano, dicevo, queste carine cose insieme alla quotidianità di gente fatta di coca e quant’altro pippabile o assumibile, in mezzo a frastuoni di musica da svantaggiati mentali (come direbbe il presidente della Campania De Luca), il tutto sotto la cara e attenta supervisione di Muhamed Falli che viene da Albània e di un suo compare italiano.
E l’ARCI, che ovviamente non s’era mai chiesta prima perché gli avesse chiesto l’affiliazione, in base a quali vantati o pretesi requisiti “culturali” e per fare cosa, un posto che a chiunque a Macerata fosse stato semplicemente normodotato risultava un posto da evitare; che una volta che la cocaina è saltata fuori, dal chiuso delle stanze del locale fino alle pagine dei giornali, ha pensato bene di maneggiare la faccenda solo “per vie interne”, quattamente e con meno clamore possibile, “riunendo direttivi”, “chiedendo chiarimenti ai gestori” (e già lo vedo Falli da Albània o il suo consocio Sole che corrono a mettere mano alla penna e vergano contrite epistole per chiedere venia all’ARCI …), “revocando adesioni”, ma certamente per il 2016, che revocargliele per un mese residuo del 2015, troppa fatica, inutile .. di più, anche sgarbato …; che quindi non ha voluto assumere una presa di posizione pubblica sull’accaduto, per esempio con comunicati stampa di dissociazione dall’operato di questi affiliati, come Bommarito gli ha giustamente fatto osservare che sarebbe stato opportuno che loro facessero; che dopo non aver fatto tutto questo ci viene a disquisire sul fatto che all’interno del “Nido” convivessero, ma cribbio: “ben distinte!” le attività di somministrazione bevande e quelle (quali?) affiliate all’ARCI.
Bene, questa ineffabile ARCI adesso per penna del suo presidente si rivolge puntutina e precisina a Bommarito asserendo che spera che tale sua (dell’ARCI) dorotea precisazione possa bastare a fare la necessaria chiarezza, mancando la quale, ecco che arriverebbero addirittura gli avvocati.
Bene, bene … Ma Bianchini o altri ARCIni avevano mai pensato di mandarli, gli avvocati, o di andarci loro stessi di persona, nei mesi e anni passati, a trascorrere una qualche oretta e mezza delle loro serate per farsi un giro nel locale, e per constatare de visu come le meravigliose e misteriose attività culturali, per lo svolgimento delle quali certo avevano concesso al circolo l’affiliazione, lì venivano svolte? A capire, insomma, e doroteismi a parte, che aria tirasse in quel posto?
Nessuno a Macerata si è meravigliato dell’operazione della Polizia, e l’ARCI invece se ne esce all’inglese dicendo che “coabitavano” in qual locale il “Bene”, e cioè il circolo all’ARCI stesso affiliato, e il “Male”, e cioè il locale dove si andava per bere e per farsi, e che per l’ARCI, fino a che la faccenda non è esplosa con l’operazione della Polizia, tutto era ok?
Fin troppo diplomatico Bommarito, quando scrive che non capisce come “fosse possibile o opportuna” una tale commistione.
A Giuseppe Bommarito consiglierei di aggiungere alle denominazione della Onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza, pure la dizione ” E,DI CONNIVENZA”.
Ormai è chiaro: la droga e l’alcol sono tollerati e favoriti affinché i giovani possano stordirsi ed in questa situazione mentale non siano in grado di disturbare il manovratore politico. Infatti, giovani puliti mentalmente non tollererebbero oltre misura questa casta politica di parassiti e spesso di ladri. L’ultimo caso di favoritismo in Regione ha sollevato critiche e rampogne pure all’interno del PD. Ma tanto voteranno ancora quel partito di pseudo Sinistra.
L’ultima chance che abbiamo è di colpire i politici nei loro unici interessi di poltrona. Oggi governano quelli di Sinistra? Sono loro che stanno continuando questa politica di parassitismo e di inettitudine? Allora, non votiamoli… Ma c’è di meglio.
Le persone oneste e capaci si propongano all’elettorato “per cambiare” questo parassitismo e questa inefficienza in onestà ed efficienza. A Corridonia ci si lamenta dell’amministrazione comunale che ha sperperato centinaia di migliaia di euro per un ponte fasullo sul Fiastra, portato via alla prima piena e ci si lamenta per l’antenna degli Zoccolanti, autentico atto di ipocrisia democratica e di arroganza. Però, non c’è fino ad oggi alcun candidato onesto e capace di proporsi alla cittadinanza per cambiare il vecchio regime Calvigioni-Cartechini con una nuovo corso democratico.
Allora, caro Bommarito, di cosa ci si lamenta, se il sindaco Carancini, il PD e i suoi addentellati culturali, la sua maggioranza amministrativa e di stessi soloni grillini assistono indifferenti a questo scandalo sottovalutato?
Per Giorgio Rapanelli
Connivenza è un termine che calza benissimo con la situazione.
Se la Questura non capisce che revocare o quantomeno sospendere per un lungo termine la licenza nei locali pubblici in cui circola droga (figuriamoci laddove sono gli stessi gestori a condurre l’attività di spaccio) e si vende alcol ai minorenni, così come peraltro prevede la legge, allora, anzichè fare contemporaneamente repressione e prevenzione, si lancia agli esercenti il seguente messaggio, devastante per la salute dei ragazzi, spesso poco più che ragazzini, che frequentano bar, discoteche, pub, chalet:: cari esercenti, fate quello che vi pare, fate spacciare droga oppure spacciatela direttamente, noi vi romperemo le scatole solo se costretti (tanto è vero che della situazione di spaccio al Nest si sapeva da mesi, cioè sin da quando il locale aveva iniziato la sua attività, a maggio 2015), e comunque, fatto il blitz con tanto di titoloni sui giornali, il giorno dopo vi faremo riprendere la manfrina esattamente come prima.
Questa è una situazione insostenibile perchè è in ballo la salute e spesso anche la vita dei nostri figli, e duole che nessuno ne parli, nessuno se ne lamenti, nessuno voglia affrontare il problema. Nessuno dice che, oltre all’Hotel House, la droga circola, volutamente o perchè comunque tollerata, in tutti gli esercizi pubblici, anche maceratesi.
Chiudo ribadendo ed esplicitando meglio un concetto espresso nell’articolo: la mancata sospensione della licenza al Nest da parte della Questura ha tolto ogni valore ed ogni rilievo all’operazione svolta dai Carabinieri. E questa è una vicenda scandalosa.
Da cittadino maceratese apprezzerei che il sindaco Carancini facesse una dichiarazione pubblica sulla vicenda in oggetto per chiarire la posizione dell’Amministrazione che presiede.
Ma dov’è quella questura e prefettura che invia carabinieri, guardia di finanza, polizia, asur , marito dell’ex vice prefetto in quantità impressionante presso il centro agrituristico la Maddalena di Muccia per un esproprio Quadrilatero e per colpire e ridurre alla fame, con notevoli conseguenze psicofisiche, un ragazzo inerme? Credo fossero, ho le foto e possiamo contarle, più di cento, con notevole dispendio di soldi pubblici. Forse ho sbagliato a non suggerire a mio figlio di aprire presso il centro agrituristico un Circolo ARCI con relativo spaccio, oggi forse avrebbe meno problemi ma anche meno libertà e dignità, ecco perché glielo sconsiglerei a vita. Preferisco vederlo vittima di una legge che non funziona piuttosto che ricco ma complice di vite umane distrutte pur restando in attesa di una giustizia che sembra fatichi a farsi strada. Nonostante tutto continuo ancora ad educarlo al rispetto della giustizia che, seppur lenta, so che sarà inesorabile.
Illuminante la spiegazione di Bianchini. Dunque, i circoli Arci possono servire da copertura fiscale per altre attività. A questo punto sembrerebbe dovuto un controllo di tutti i circoli di questo tipo.
http://www.italia-russia.it/2013/02/18/il-naso-di-gogol/
Cautelarsi tramite azioni legali….cosa é una minaccia verso Bommarito e CM signor Bianchini?
Per la prima volta leggendo l’intervento di Peppe mi sono chiesto se rispondesse al vero. Pensavo ” .. no non è possibile …” neanche la fragranza di reato porta conseguenze. Poi incredulo ho preso atto che tutto era vero. Lo spaccio, la frequentazione di clienti non soci, le irregolarità dei rapporti di lavoro, inquinamento acustico non sono stati sufficienti a chiudere definitivamente il locale. Patteggiamento, pena sospesa, qualche tiratina di orecchi e vai !!! Proclami e dichiarazioni che non trovano mai un impegno serio e costante, commissioni e comitati ad alto livello che si riuniscono per esporre solo drammatici dati statistici e tutta la Comunità che piange commossa ad ogni tragedia. Non so che dirti caro Peppe, non mollare continua nella tua seria ed coraggiosa lotta. Questi episodi che suscitano solo rabbia non ti devono scoraggiare. Come tu sai molti sono la tuo fianco e per quanto mi riguarda lo sarò sempre.
Ma Sparapani…le minacce legali sono all’ordine del giorno no??? basta guardarsi in giro.la tv e non solo ne sono piene.
INdubbiamente il commento di Max sulla possibilita’ che in un locale convivano due anime,una sociale ed una commerciale sono a dire poco stridenti.
tutto questo, succede perchè siamo governati da un branco di malfattori.
Finchè non ci sarà una legge sulla legalizzazione delle droghe e soprattutto una sensibilizzazione sul danno provocato dalle stesse potrete chiudere tutti i locali che volete, non risorverete nulla!!!
..Non aggiungerei nient’altro di nuovo a cio’ che e’ stato detto nei molti commenti, solo una mia considerazione…
si fanno bus-navetta per rendere piu’ sicure le notti del ” divertimento ” e poi si danno questi segnali al limite del ridicolo rendendo quasi vano, tra l’altro , il lavoro encomiabile e non sempre facile delle varie forze di polizia…
bel segnale, complimenti….chiaro , deciso…
probabilmente piu’ che di operazioni di polizia si avrebbe bisogno di imprese di pulizia…