I Farina si difendono: “Non siamo assassini”
I Sarchiè gridano: “Mostri, vergognatevi”

DELITTO - Una udienza tesa, durata 7 ore, per l'omicidio del commerciante di pesce sambenedettese. Sentiti entrambi gli imputati, sono emerse diverse contraddizioni. Farina senior ha ammesso di essere stato lui a uccidere: "Non avevo quell'intenzione, ho perso la testa". Il figlio attacca il padre: "E' colpa tua se sono qua". La vedova Ave Palestini: "Devono avere l'ergastolo"
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Giuseppe Farina all'arrivo in tribunale

Giuseppe Farina all’arrivo in tribunale

di Gianluca Ginella

(Foto di Lucrezia Benfatto)

«Non sono un assassino, quella mattina volevo rapinare il furgone di Sarchiè. L’ho ucciso perché ho perso la testa, ma mio figlio non c’entra». Parole di Giuseppe Farina, 41 anni, che questa mattina si è difeso al processo che lo vede imputo al tribunale di Macerata insieme al figlio Salvatore, 20, per l’omicidio compiuto il 18 giugno del 2014 del commerciante di pesce di San Benedetto, Pietro Sarchiè. Un’udienza tesa, che si è svolta a porte chiuse, in cui ci sono stati momenti di tensione con i familiari del commerciante ucciso che hanno urlato «mostro, assassino» agli imputati mentre davano la loro versione.

Salvatore Farina

Salvatore Farina

Per uno dei legali della famiglia (parte civile al processo), l’avvocato Mauro Gionni, la testimonianza di Farina senior «è stata un autogol, si è contraddetto continuamente». Farina non ha saputo spiegare alcuni passaggi della sua ricostruzione del delitto, in particolare non ha chiarito quel settimo colpo esploso a Sarchiè «ne ho sparati sei, non ho ricaricato l’arma», e dove si trovasse quando ha sparato i colpi fatali al commerciante di pesce. Su un punto è stato però fermo: il figlio nel delitto non c’entra. Farina junior, anche lui sentito, ha chiamato il padre «mostro, è colpa tua se adesso mi trovo qui» e ha pianto. Dopo quasi sette ore il giudice Chiara Minerva ha rinviato l’udienza al 2 dicembre per l’inizio della discussione.

Il procuratore Giovanni Giorgio al suo arrivo in tribunale questa mattina prima di entrare in aula per sostenere l'accusa al processo

Il procuratore Giovanni Giorgio al suo arrivo in tribunale questa mattina prima di entrare in aula per sostenere l’accusa al processo

Giuseppe Farina, nella stessa aula con i figli di Pietro Sarchiè, Jennifer e Yuri, e la moglie, Ave Palestini, questa mattina ha provato a chiedere scusa alla famiglia per quello che ha fatto. «Non ti permettere» gli ha detto Ave Palestini in aula. Troppo grande il dolore sofferto dalla famiglia Sarchiè per accettare, ora, quelle parole. «Ho provato tanta rabbia oggi – ha poi detto Ave Palestini al termine dell’udienza –, ho reagito tante volte a quello che dicevano. Ho detto che sono dei mostri, degli assassini. Tant’è che il giudice mi ha ripreso». Finita l’udienza ha detto ai Farina «vergognatevi». Parole che sono l’immagine della tensione che c’era in aula questa mattina dove alle 9,45 è partita la seconda udienza del processo per il delitto del commerciante sambenedettese. E’ stato sentito per primo Giuseppe Farina. Nel suo interrogatorio ha spiegato che il 18 giugno dello scorso anno ha teso un agguato a Sarchiè in località Sellano di Pioraco. Si è messo con l’auto in mezzo alla strada, poi è sceso (con sé aveva una pistola) e si è avvicinato al furgone (mentre il figlio è rimasto fermo sulla loro auto) e «gli ho detto che doveva finirla di parlare male di me».

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

A detta di Farina sarebbe nata una discussione e ha detto che poi gli sono partiti due colpi di pistola, uno è finito sullo sportello, il secondo ha ferito Sarchiè alla spalla. A quel punto ha fatto mettere Sarchiè accovacciato a terra dal lato del passeggero ed è partito verso Valle dei Grilli, a San Severino. Il figlio li seguiva in auto «mi telefonava, diceva: che fai? Dove vai?». A Valle dei grilli Salvatore Farina ha raggiunto il padre nel punto in cui c’è il passaggio a livello (che è a monte della stradina che poi scende verso la chiesetta abbandonata dove è stato trovato il corpo di Sarchiè), «lì l’ho allontanato». Poi ha raggiunto la chiesetta e lì dice di aver perso la testa e di aver esploso altri quattro colpi al commerciante di pesce che era ancora vivo in quel momento. Farina senior ha riferito che stava parlando con Sarchiè e di stargli di fianco quando ha sparato. Il giudice gli ha contestato che i colpi erano stati esplosi alla schiena. Poi gli ha chiesto, visto che Farina diceva di essere sempre rimasto a 4 o 5 metri da Sarchiè, come fosse stato esploso il colpo sparato alla nuca. Su questo Farina non ha saputo rispondere. Così come non ha saputo dare una spiegazione ai sette colpi che sono stati esplosi per uccidere Sarchiè. «Non so, io non ho ricaricato la pistola (si tratta di una calibro 38, nel tamburo ci sono solo sei proiettili, ndr)». Su cosa avesse intenzione di fare la mattina del 18 giugno ha detto che voleva parlare con Sarchiè, ma anche che gli voleva rapinare il furgone. Sul motivo perché avesse portato con sé un’arma ha detto che pioveva quel giorno, e aveva deciso di disfarsene dopo averla trovata tempo prima in un capannone.

Ave Palestini questa mattina

Ave Palestini questa mattina, dietro di lei, a sinistra, la figlia Jennifer

Il ciondolo con l'immagine di Pietro Sarchiè che questa mattina indossavano la moglie Ave, e i figli Jennifer e Yuri

Il ciondolo con l’immagine di Pietro Sarchiè che questa mattina indossavano la moglie Ave, e i figli Jennifer e Yuri

Un altro dettaglio che ha riferito è che dopo aver ucciso Sarchiè lo ha lasciato per due giorni nell’erba alta prima di cercare di bruciare e seppellire il corpo. «Questo esame è stato un autogol di Farina – ha detto l’avvocato Gionni, che assiste i Sarchiè insieme al legale Orlando Ruggeri –. Non so quante versioni ha dato. Prima dice che voleva parlare con Sarchiè, poi che voleva fargli una rapina. Non è convincente neanche nel tentativo di tirare fuori il figlio da questa storia». Farina senior ha parlato per circa tre ore e mezza. Poi è stata la volta del figlio. «Io ho detto subito a mio padre di dire la verità ai carabinieri. Quando è stato trovato il corpo, lui temeva che io potessi parlare e allora mi ha costretto ad andare in Sicilia. Mi diceva: “Stai zitto”. Per causa tua mi trovo qua – ha detto Farina junior rivolto al padre –. E’ un mostro per quello che ha fatto, glielo ha detto anche mia madre». Il giovane ha pianto durante alcuni passaggi del suo esame. Ha comunque detto che non sapeva che il padre quella mattina avesse una pistola, che non sapeva che il padre volesse uccidere Sarchiè e di aver pensato di denunciarlo, ma di non averlo fatto «perché è mio padre». E a Valle dei Grilli (questa un’altra delle contraddizioni emerse) ha detto di essersi avvicinato a Sarchiè e di aver visto che era vivo e che Sarchiè diceva: «Aiutatemi, fallo smettere». E di non aver chiamato aiuto perché il padre lo aveva allontanato. «Il figlio è un attore – ha detto Ave Palestini al termine dell’udienza –. La condanna deve essere l’ergastolo. Per noi è anche peggio sapere che mio marito era vivo quando lo hanno portato a Valle dei grilli. Non è facile venire a sapere che Farina si è fatto un quarto d’ora di strada con mio marito ferito sul furgone». «E’ talmente tanto chiaro quello che è venuto fuori oggi che sarebbe sconvolgente se non venisse dato a entrambi l’ergastolo.

L'avvocato Marco Massei al suo arrivo al palazzo di giustizia

L’avvocato Marco Massei al suo arrivo al palazzo di giustizia

Si sono contraddetti su tutto» ha esternato Jennifer Sarchiè. Dopo quasi sette ore il processo è stato rinviato al 2 dicembre per la requisitoria dell’accusa (altre due udienze sono state fissate al 9 e al 16 dicembre quando parleranno, rispettivamente, la parte civile e la difesa mentre la sentenza dovrebbe arrivare in una successiva udienza entro la fine di gennaio). Presenti oggi in aula c’erano il procuratore Giovanni Giorgio, i sostituti Stefania Ciccioli e Claudio Rastrelli che hanno coordinato le indagini dei carabinieri del Reparto operativo di Macerata. I due imputati sono assistiti dagli avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei.

 

L'avvocato Mauro Riccioni

L’avvocato Mauro Riccioni

Jennifer Sarchiè mostra alcune foto di famiglia

Jennifer Sarchiè mostra alcune foto di famiglia

foto famiglia sarchiè (2)

Alcune immagini felici della famiglia Sarchiè

Pietro Sarchiè con la moglie e i figli piccoli

Pietro Sarchiè con la moglie e i figli piccoli

foto famiglia sarchiè (3)

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