Pro e contro Micheli
Tardella: “Opera, non sagre”
Mosca: “Lascia stare i capiscioni”

MACERATA - Duetto a distanza tra i due consiglieri comunali sul valore della stagione lirica e del lavoro del direttore artistico
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Il direttore del Mof Maurizio Micheli alla testa della parata prima della Notte dell’Opera

di Claudio Ricci

“Bene o male purchè se ne parli”. Il celebre aforisma di Oscar Wilde sembra calzare a pennello all’acceso dibattito di questi giorni post festival dell’Opera a Macerata. Da una parte i detrattori della lirica firmata da Francesco Micheli, oggi più che mai rappresentati dal manifesto postato su facebook dalla presidente della Maceratese, consigliere comunale e melomane Maria Francesca Tardella. Dall’altra i cantori della virtù dell’era Micheli, uniti sotto il vessillo portato nella piazza social, da un altro consigliere comunale, ex presidente della Maceratese e tra gli sponsor dello Sferisterio, Maurizio Mosca. Quello che ne scaturisce è un botta e risposta a distanza mentre su tutto aleggia la preoccupazione per il futuro del Macerata Opera Festival a causa dei tagli che non hanno però scoraggiato il sindaco Carancini (leggi l’articolo).

 

Tardella_Foto LB

Il consigliere comunale e presidente della Maceratese Maria Francesca Tardella

«Micheli certamente fa quel che può ma ha ridotto tutto in manifestazioni che poco hanno a che vedere con la lirica ed il suo mondo – attacca Tardella – La sera della lirica promuove il territorio nel territorio ma Francesco sa che non siamo inseriti in nessun circuito vero internazionale»

Maurizio Mosca ho ottenuto il 13,61% dei consensi

il consigliere comunale ed ex presidente della Maceratese Maurizio Mosca

A sua volta l’ex numero uno biancorosso tocca l’argomento sulla sua bacheca di Facebook. In un post in stretto dialetto maceratese si rivolge al direttore artistico che nei giorni scorsi aveva criticato le spese fuori budget delle precedenti gestioni (leggi l’articolo) iniziando con un «O Francé non parlare, lascia stare non ti arrabbiare, qui stiamo a Macerata, la città di Maria, della pace e e dei capiscioni».

Tuona e argomenta la melomane Tardella: «Orbene è innegabile che sia le orchestre (la sola possibile è l’orchestra filarmonica marchigiana, in quanto a Macerata esiste una sorta di malato monopolio) che i cantanti sono di infima qualità. Lo scorso anno in una replica di Traviata un violino di quarta si è addormentato all’inizio è svegliato alla fine, dando uno spettacolo di sé e del direttore davvero imbarazzante. È vero che la Ricciarelli ha speso cifre incredibili ma il suo Contes d’Hoffmann , Elisir d’amore e recital rimarranno nella storia della nostra città e probabilmente del mondo lirico. Nella sua unica apparizione Florez ci ha incantato». 

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini rigoletto e duca

Un momento del Rigoletto, una delle opere della 51esima stagione lirica

«Tu pensa che non ho mai capito – commenta ironico Mosca in quello che sembra essere un vero e proprio duetto sinfonico –  e ci sto da 60 anni, se sono più pistacoppi o capiscioni».

«Proviamo ad essere propositivi – continua invece nel suo post Tardella – Ma dove si è mai visto che il sindaco sia il presidente del Mof? Competenza e capacità di fare mercato. Istituzione di una fondazione che raccolga poco ma da molti. Sponsor fidelizzati e presenti nel tempo. Cartelloni appetibili che, non significa come ho sentito poche sere orsono solo opere famose. Significa fare cartelloni di buona qualità. È necessaria la volontà del signor Sindaco di eliminare un orchestra che non suona, un coro che non canta e dei cantanti che per essere ascoltati hanno bisogno del microfono. Il Rof (Rossini Opera Festival) per ogni euro investito ne produce sette mentre noi li gettiamo dalla finestra perché la qualità che produciamo non è spendibile».

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Micheli in piazza della Libertà durante la Notte dell’Opera

Mosca riprende, sempre rigorosamente in dialetto:«Ringrazia Maria che stai lavorando qui e che di capisciotti che sanno fare il tuo lavoro ce ne sono tantissimi. Tocca star zitti e sopportare. Tutti santi, tutti buoni e bravi, ma che vuoi fare. Ti avevo detto che bisogna sopportare».

Quindi l’appello finale dell’ appasionata di lirica: «Cambiare visuale potrebbe darci un nuovo slancio, avere il coraggio di cambiare e perché no ritornare a fare opera , fare concerti classici, riutilizzare il Lauro Rossi. Evitiamo sagre di paese torniamo a fare opera. Torniamo a prezzi più popolari, neanche Verona ha prezzi come noi. A Salisburgo un concerto di Muti con la Chicago simphony orchestra costa meno di 80 euro. Ripartiamo con slancio entrando con qualità nei circuiti internazionali e non sperando di vendere in Arabia i nostri spettacoli. Prepariamo nostri giovani musicisti attraverso dei concorsi , in fondo le Marche sono la terra dei conservatori. Dopo la Rancatore, Florez, Machado, il diluvio. Sono certa che Francesco queste cose le sappia molto meglio di me, quello che posso fare è chiedergli il coraggio di andare avanti cambiando».

«Per me tu sei bravo – è invece la dichiarazione incondizionata di Mosca –  ma quando andrai a lavorare da un’altra parte fammelo sapere che sarò con te nel mandare qualcuno a quel paese. Con simpatia e profonda riconoscenza. Grazie Francesco».

 

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