Rigoletto fa di necessità virtù
Viaggio “low cost” al luna park

LA RECENSIONE - La trasposizione del capolavoro verdiano ai giorni nostri del regista Federico Grazzini e un cast di buon livello convincono il pubblico alla prima del Macerata Opera Festival nonostante i limiti di un budget ridotto. Applausi per tutti, in particolare per Rigoletto, Gilda e Sparafucile, il vero fuoriclasse di questa produzione. Non brilla la direzione d'orchestra di Francesco Lanzillotta
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rigoletto 2015 colpo d'occhio sferisterio Tabocchini

Lo Sferisterio gremito per la prima del Rigoletto

 

maria stefania gelsomini

di Maria Stefania Gelsomini

Se di Venere (come di Marte) non si dà principio all’arte, la cinquantunesima edizione del Macerata Opera Festival sfida la scaramanzia di cui pure è intriso il teatro, e debutta di venerdì 17 col Rigoletto firmato dal giovane regista toscano Federico Grazzini e diretto dall’altrettanto giovane direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta. Diciamolo subito: la recita fila via senza intoppi e il pubblico alla fine applaude, con maggiore o minore intensità, tutti i protagonisti. Il pubblico ha sempre ragione è vero, ma deve anche accontentarsi di quello che offre la piazza. Pardon, l’arena. Il Rigoletto inaugurale è uno spettacolo corretto e onesto nel suo insieme. Convincente non completamente, memorabile non di sicuro. Sia sotto il profilo dell’allestimento, sia dal punto di vista vocale e musicale. È sempre il solito problema: da una prima allo Sferisterio ci si aspetta uno scossone emotivo, una trovata registica geniale, una voce celestiale, un’interpretazione da ricordare negli anni a venire.

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini rigoletto e gilda

Rigoletto e Gilda

Ma non è più tempo di cast stellari e di budget astronomici si sa, e anche Rigoletto già gobbo e deforme di suo deve piegarsi sotto i colpi della spietata mannaia chiamata spending review. Con finanziamenti ridotti all’osso andare in scena è già un miracolo, altri non se ne possono pretendere. La parola d’ordine è fare il massimo con il minimo indispensabile. E allora si spiegano scene e costumi al risparmio, che non cambiano mai per tutta la durata dell’opera. L’ingresso centrale è sormontato da un’enorme grottesca maschera con le fauci spalancate, e sul fondo campeggia la scritta luminosa LUNA PARK con qualche lettera fulminata. I colori dominanti sono il rosso, il grigio e il bianco sporco. Ai lati, addossate alla parete di fondo, due gruppi di tende di stoffa a strisce rosse e bianche, con il botteghino della biglietteria sulla sinistra.

Rigoletto 2015 3 Tabocchini

Rigoletto panoramica atto 3 TabocchiniUn furgoncino malmesso e una vecchia roulotte, dei lampioni sul palco e due panchine di legno rivolte verso il pubblico completano la scenografia. Quanto ai costumi c’è poco da dire. Rigoletto alterna i suoi poveri abiti civili col costume da pagliaccio, le scarpe lunghe, la marsina rossa e una parrucca scarmigliata. Gilda indossa una sottoveste bianca e una semplice vestaglietta celeste da educanda, tranne nel terzo atto quando è vestita da uomo. Il Duca entra in scena nella festa iniziale con una giacca giallo senape, occhiali da sole e una corona dorata di carta in testa, poi è vestito come un qualsiasi giovane uomo d’oggi, con un paio di occhiali da vista che mette e toglie ogni tanto, chissà perché. Eppure nel secondo atto, quando il Duca si spoglia in scena togliendosi anche le scarpe prima di andare all’incontro amoroso con Gilda, gridano vendetta tremenda vendetta quegli orrendi fantasmini bianchi che ha ai piedi, in totale contrasto con la vestaglia rosso fuoco che gli è stata portata come fosse una muleta da matador. Non sarebbe il caso di toglierseli per non ledere in maniera irreparabile un’immagine di spietato macho conquistatore lunga secoli? Molto meglio restare a piedi nudi caro Duca.

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini duca

Il Duca

Gilda

Gilda

Calzini a parte, continuando a parlare di risparmio, anche i movimenti scenici dei cantanti risultano nel complesso piuttosto statici – a parte una vecchia ma sgambettante Giovanna che non fa che correre avanti e indietro sul palco –, in contrasto con il coro dei cortigiani-malavitosi che avanza sempre in maniera compatta dietro al proprio capobanda (il Duca) come un’agguerrita pattuglia militare, incoraggiandone le bravate e mimando in maniera fin troppo esplicita i racconti delle proprie malefatte, come il discutibile (e inutile?) gesto corale dell’ombrello sfoderato durante il racconto del rapimento dell’amante a Rigoletto.
Della lettura registica si è già parlato e scritto nei giorni scorsi: la vicenda si trasferisce dalla corte di Mantova a un malridotto Luna-park dei giorni nostri. La visione di un Rigoletto sospeso fra incubo e realtà annunciata dal regista non apporta chissà quali elementi di originalità. Il conflitto fra la maschera e l’uomo, la netta divisione fra la dimensione pubblica del giullare e quella privata di padre amorevole in Rigoletto non è certo una novità, è ciò che sostanzia l’opera anche quando questa è ambientata nella corte ducale del XVI secolo, senza bisogno di calarsi nella degradata periferia urbana del Duemila. Anche l’ispirazione ai cattivi e violenti dei film di Tarantino non sembra trovare piena corrispondenza con ciò che avviene sul palco. Perché questo branco di criminali e di corrotti senza arte né parte, che si ubriacano e vanno a prostitute, che girano ben vestiti e armati di pistole, che usano violenza a turno alla figlia di Monterone, è poi lo stesso che improvvisa divertenti balletti quasi da avanspettacolo strizzando l’occhio al pubblico e strappando qualche sorriso.
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Gilda e Rigoletto

Gilda e Rigoletto

Che poi il Luna-park dove si muove la vicenda del buffone Rigoletto sia luogo per eccellenza di doppiezza e finzione, dove il gioco degli specchi deforma la realtà, appare quasi scontato. Comunque, la trasposizione contemporanea che nel teatro lirico di oggi appare ormai quasi inevitabile non disturba, anche se quella forza narrativa e quella drammaticità di cui le cupe trame cinquecentesche sono cariche, ne risultano un po’ scalfite.
L’idea più originale dell’opera, apprezzata anche dal pubblico, si trova alla fine, nell’ultima scena. Il regista Grazzini, grazie a Dio, ci risparmia la solita Gilda moribonda che fuoriesce dal sacco tra mille scomodità (e anche Jessica Nuccio di sicuro gliene è riconoscente), grazie a un riuscito sdoppiamento fra anima e corpo. Quando Rigoletto scopre la terribile verità, che nel sacco non c’è il Duca ma sua figlia colpita a morte da Sparafucile che lui stesso ha pagato e urla “ È dessa!”, al centro della scena compare l’anima di Gilda, in piedi, vestita con la sottoveste bianca. Avanza come un fantasma mentre nel sacco c’è il suo corpo inanimato, e sussurra al padre le ultime parole in un dialogo che diventa immaginario, più che reale in punto di morte. Gilda canta ispirata “Lassù in ciel” e Rigoletto in ginocchio la implora “No, non morir”. Andando verso il sacco dice addio al padre ed esce di scena indietreggiando con passo lento avvolta nella luce, finché la luce si spegne. Gilda è morta. “Ah la maledizione” è l’ultimo grido disperato di Rigoletto, lo stesso della fine del primo atto: ma lì aveva perduto l’onore, qui ha perso la vita di sua figlia, ha perso tutto. La grande maschera tragica che incombe su di lui si illumina di una luce tetra e lo fagocita col suo ghigno mortale.

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini

I cortigiani

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini scena finaleMa riavvolgiamo il nastro della vicenda per tornare al primo atto. Nel preludio entrano Gilda (Jessica Nuccio) e Giovanna (Leonora Sofia), sua custode e custode del Luna-park, che chiude la ragazza a chiave dentro la roulotte. Entra anche Rigoletto (Vladimir Stoyanov) con una valigia in mano e si siede su una delle panchine, la apre e inizia a truccarsi e a vestirsi da pagliaccio, pronto per entrare in scena. Irrompono ubriachi e molesti i partecipanti alla festa e alcuni di loro, a turno, violentano la figlia di Monterone già abusata dal Duca, chiudendola nella biglietteria, mentre chi resta fuori mima con spavalderia l’atto sessuale in corso. Il padrone del furgoncino, Sparafucile (Gianluca Buratto), apre bottega per vendere cibo e alcolici: i moderni “cortigiani” e le donne di facili costumi che li accompagnano bevono, fanno baccano, accennano a scene di sesso. Il Duca (Celso Abelo) intona la celebre aria “Questa o quella per me pari sono” e mentre canta tutti i suoi compari sono schierati compatti a fare il tifo per lui. Rigoletto rientra con un mazzo di palloncini bianchi e rossi in mano, mentre il Duca corteggia la contessa di Ceprano li tira in aria e alcuni cortigiani spacconi gli sparano con le pistole per farli scoppiare. Nel frattempo Marullo (Alessandro Battiato) racconta ai suoi amici sbigottiti che Rigoletto ha niente meno che un’amante (“Gran nuova, gran nuova”)! E mentre Rigoletto dal canto suo suggerisce al Duca di rapire la contessa di Ceprano, iniziano a deridere il povero conte: “Ah sempre tu spingi lo scherzo all’estremo” rimprovera il Duca al suo buffone. Tutto finisce con “Sì vendetta sì vendetta… tutto è gioia tutto è festa” e la banda di malfattori schierati in fila al centro della scena. In quel momento entra furente il conte di Monterone (Mauro Corna), ma l’atmosfera della corte carica di pathos e di tensione qui si è persa tutta. Rigoletto lo deride (nel “Voi congiuraste…” il baritono bulgaro si cala alla perfezione nel suo ruolo di pagliaccio), e intanto il Duca fuma indifferente su una panchina. Il “Novello insulto!” di Monterone non risuona però terribile come dovrebbe essere, un po’ perché sembra troppo giovane nell’aspetto e un po’ perché vocalmente non risulta perfetto. Lo stesso quando canta “Slanciare il cane a leon morente è vile, o Duca… e tu, serpente, tu che d’un padre ridi al dolore, sii maledetto!”. Dopo il concertato tutti escono e la figlia di Monterone viene caricata a spalla e portata via come un sacco. Rigoletto resta solo sulla panchina, apre la valigia e si sveste mostrando il suo fisico storto e sciancato, è molto turbato (“Quel vecchio maledivami”), mentre dietro passa Sparafucile vestito di nero e si presenta, gli spiega cosa fa e come lo fa, e gli dà un biglietto da visita (“Sparafucil mi nomino…”).

Rigoletto

Rigoletto

Rigoletto 2015 Tabocchini 2Bello il duetto basso-baritono, con un ottimo Buratto che conclude tenendo in maniera impeccabile la lunga nota bassa dell’ultimo Sparafucil. Ma Rigoletto non si toglie dalla testa le parole di Monterone e il suo canto è dolente, l’interpretazione intensa: “O uomini! o natura! Vil scellerato mi faceste voi!… O rabbia! esser difforme, esser buffone! Non dover, non poter altro che ridere!”. È il momento di tornare da Gilda, ancora chiusa nella roulotte. Nonostante le preoccupazioni che lo agitano, racconta con nostalgia e sofferenza alla figlia della madre morta (“Deh non parlare al misero del suo perduto bene…”). Bravi entrambi, la Nuccio (“quanto dolor, quanto dolor”) e Stoyanov (“Culto, famiglia, patria”) offrono una prova convincente, appassionata e senza sbavature nella scena che li vede duettare. Ma l’inganno è dietro l’angolo, come il Duca che arriva e si nasconde con la complicità di Giovanna, a cui pure Rigoletto si raccomanda “Veglia o donna questo fiore” (molto lento musicalmente). Questa, senza scrupoli, prende soldi dall’uno e dall’altro. Il duetto Rigoletto-Gilda continua, e la scena risulterebbe abbastanza statica se Giovanna, preoccupata per la presenza del Duca, non si muovesse avanti e indietro per tutto il palcoscenico. Ciò che manca è il pathos, non si respira l’odore del dramma, e l’orchestra non aiuta. Gilda è innamorata di un giovane sconosciuto visto in chiesa (“Signor né principe io lo vorrei”), e quando il Duca che la ascolta compiaciuto le compare davanti ha una reazione un po’ esagerata: scappa da tutte le parti, lo scaccia, lo spinge, poi si chiude nella biglietteria per la vergogna. Il Duca che deve sedurla canta mellifluo “E’ il sol dell’anima, la vita è amore”, ma con un tempo davvero troppo lento. “Adunque amiamoci donna celeste” la esorta, finché lei cede e si baciano attaccati a un lampione. Ma i due innamorati devono salutarsi per non essere scoperti (“Addio addio speranza ed anima”), è tutto un tira e molla tra i due, con Giovanna che vuole trascinare via Gilda e il Duca che si riavvicina. Anche qui la custode corre dietro ai due in continuazione ma è un movimento un po’ troppo frenetico per una vecchietta malandata qual è, diventa caricaturale, fa gesti plateali con le mani, diventa quasi comica. Bene comunque gli acuti finali.

Rigoletto 2015 Tabocchini
È il momento del “Caro nome”: la giovane soprano palermitana è precisa, quasi scolastica a volte, canta l’aria con la dovuta dolcezza, tenendo una lunga nota finale molto apprezzata dal pubblico, ma anche qui l’orchestra è troppo lenta. È una Gilda piuttosto infantile quella voluta dal regista, che pensa al suo innamorato e gioca a stare in equilibrio sulla panchina, un’infanzia che presto deve fare i conti con la realtà perché mentre invoca il nome di Gualtier Maldè entrano i rapitori mascherati che la credono l’amante di Rigoletto per rapirla. Scatta l’inganno a Rigoletto, che viene bendato e reso complice del rapimento della sua presunta amante, in realtà sua figlia. L’artificio scenico è reso tramite una scala posta in mezzo al palco, che Rigoletto crede appoggiata al palazzo del conte di Ceprano, sulla quale saltano e fanno capriole i beffardi rapitori. Il primo atto si chiude con la terribile scoperta: la donna rapita è Gilda, e Rigoletto lancia il suo primo urlo di dolore “Ah la maledizione!”.
Il secondo atto si apre con un Duca irritato (“Ella mi fu rapita!”) che lancia via gli occhiali e la giacca, canta sulla scala che è rimasta in scena e poi la butta in terra (anche se le mani in tasca stridono un po’ con il suo disappunto). Dopo l’aria “Parmi veder le lagrime”, che Abelo si porta a casa con dignità ma senza cesellarla con raffinate sfumature rientrano i rapitori, che svelano al Duca l’identità della rapita imbastendo un balletto volgare volutamente ridicolo per sfottere il povero Rigoletto. Il Duca non perde tempo e si prepara all’incontro con Gilda, calandosi i pantaloni di schiena (coperto dai suoi complici con la famosa vestaglia rossa) e restando con i sexy fantasmini ai piedi di cui sopra. Dietro le transenne, gli amici lo incoraggiano per quest’ennesima prossima conquista. La drammaticità della situazione cede ancora una volta il passo alla pantomima. “Possente amor mi chiama” finisce col tenore di spalle e un acuto piuttosto urlato e chiuso non alla perfezione.

 

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini rigoletto e duca

Rigoletto e il Duca

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini  maddalena

Maddalena

Rigoletto vestito da pagliaccio entra e comincia il suo amaro battibecco con i rapitori della figlia (“Ch’hai di nuovo buffon?”). A questo punto il paggio della duchessa, una ragazza in abito nero che parla al cellulare, entra cercando il Duca e così Rigoletto scopre che Gilda è dentro con lui. È il momento della rivelazione: “Io vò mia figlia!” e corre per andare da lei ma gli sbarrano la strada. “Cortigiani vil razza dannata” è uno dei momenti più impressionanti e drammatici dell’opera, e Stoyanov sa renderne bene il dolore e l’intensità. Per impedirgli di entrare lo minacciano con le pistole e cerca allora la via della pietà (“Miei signori… perdono… pietate”) ma i criminali gli voltano tutti le spalle. Gilda lo raggiunge con indosso la vestaglia del Duca e padre e figlia restano soli. Lei raccoglie la parrucca che lui si è tolto poco prima e gli confessa tutta la storia (“Tutte le feste al tempio”). Bene la Nuccio e bene Stoyanov (“Piangi, piangi fanciulla”), bello il duetto fra i due, ma tutto risulta un po’ piatto perché ancora una volta troppo lento. All’ingresso di Monterone prigioniero Rigoletto gli assicura, da padre a padre, che lo vendicherà col Duca. Scaglia via con rabbia i panni da buffone e toglie la vestaglia del Duca a Gilda, che si inginocchia e chiede pietà per lui perché lo ama nonostante tutto. Sul muro viene proiettata una luce rossa e l’atto si chiude con il furioso “Sì vendetta tremenda vendetta”.

 

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini gilda finale locanda di sparafucile e sua sorella

Gilda va incontro la maorte nella locanda di Sparafucile

Il terzo atto si apre con quattro prostitute sotto ai lampioni e il furgoncino dello street-food di Sparafucile posizionato al centro del palco. Arriva Maddalena (la mezzosoprano georgiana Nino Surguladze) fasciata in un tubino maculato e stivaloni al ginocchio. Il proprietario del furgoncino è suo fratello, che spolvera i due tavolini lì davanti. Arrivano anche Gilda e Rigoletto, che di nascosto vuole mostrare alla figlia la vera indole del Duca (“E l’ami? Sempre”). Sparafucile apre il suo chiosco ambulante, arriva il Duca e gli chiede “tua sorella, e del vino”. Seduto al tavolino canta una delle arie più famose, “La donna è mobile”, e mentre le prostitute se lo contendono con moine e carezze lui non disdegna e beve insieme a loro. Gilda assiste anche al corteggiamento (“Bella figlia dell’amore”) a Maddalena. Dopo il quartetto Gilda-Rigoletto e Duca-Maddalena, sempre di grande effetto, Rigoletto manda via Gilda, e mentre i due futuri amanti si appartano su una panchina il buffone si accorda con Sparafucile e lo paga per ammazzare il Duca. Maddalena che lo vuole salvare (“Povero giovin”) suggerisce al fratello di uccidere Rigoletto al posto suo ma questi rifiuta. Mentre il Duca trova alloggio per la notte e Sparafucile smonta il suo furgoncino, Gilda che è tornata indietro decide di sacrificare la sua vita per salvare quella dell’amato. La tempesta è in arrivo, le luci tremolano e funzionano a intermittenza, Gilda muore così: accoltellata all’interno del chiosco da Sparafucile. Il finale è già raccontato sopra.

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini  morte gilda

Rigoletto piange la morte di Gilda

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini fantasma Gilda e Rigoletto

Rigoletto incontra il fantasma di Gilda

Applausi per tutti, ma in particolare per Rigoletto, Gilda e Sparafucile, il vero fuoriclasse di questa produzione. Il giovane basso Gianluca Buratto non solo non ha sbagliato una nota, ma ha sfoderato una grande sicurezza e una voce davvero bella e potente. Il baritono bulgaro Vladimir Stoyanov, classe 1969, per la seconda volta allo Sferisterio dopo il Don Carlo del 2005, è specializzato nei ruoli verdiani e canterà di nuovo Rigoletto a Firenze il prossimo dicembre. Accanto all’ottima dizione dispone di un bel timbro, anche se non molto scuro. Il volume non è poderoso ma canta con gusto ed eleganza, con la indiscussa capacità di rendere i toni più sofferenti del personaggio. La soprano trentenne Jessica Nuccio, che è stata protagonista lo scorso anno di Traviata e che dal palco dello Sferisterio è ormai lanciata verso una promettente carriera internazionale, è ben centrata nella parte e svolge il suo compito fino alla fine senza incertezza, anche se a volte forse a causa della giovane età e della non lunga esperienza non trasmette quell’emozione che ci si aspetterebbe.
Rigoletto 2015 Tabocchini 4Il tenore spagnolo Celso Abelo, classe 1976, vanta un corso di perfezionamento con Carlo Bergonzi nell’Accademia di Busseto e ha debuttato questo ruolo nel 2006 accanto a Leo Nucci proprio nel Festival Verdi a Busseto. Esordisce tutto sommato bene, dotato di una voce anche potente, ma non dà l’impressione di una grande raffinatezza e di un perfetto controllo nell’emissione dei suoni, a volte un po’ urlati, a volte un po’ nasali nelle note alte, e in certi passaggi che richiederebbero una morbidezza maggiore.
Apprezzabile ma senza acuti particolari anche la prova della mezzosoprano di Tbilisi Nino Surguladze, reduce dal successo del Nabucco inaugurale all’Arena di Verona in giugno, dove riprenderà il ruolo in agosto.
Completano il cast Mauro Corna (il conte di Monterone), Alessandro Battiato (Marullo), Leonora Sofia (Giovanna), Ivan Defabiani (Matteo Borsa), Giacomo Medici (il conte di Ceprano), Rachele Raggiotti (la contessa di Ceprano) e Silvia Giannetti (un paggio della duchessa). La conduzione del maestro Francesco Lanzillotta, al quale è stata affidata la responsabilità dell’inaugurazione dopo la direzione de Il piccolo spazzacamino di Britten al Lauro Rossi nel 2013, bisogna dirlo, non brilla per vigore e incisività. La lentezza di certi passaggi soprattutto non aiuta a sottolineare il pathos. Considerato uno dei più promettenti giovani direttori nel panorama musicale italiano, Lanzillotta è l’attuale direttore stabile dell’Orchestra Toscanini e ha già collaborato con San Carlo di Napoli, Maggio Musicale Fiorentino e Fenice di Venezia. Della regia di Federico Grazzini si è detto, le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Valeria Donata Belletta, le luci di Alessandro Verazzi.

(Foto di scena di Alfredo Tabocchini)

Rigoletto 2015 Alfredo Tabocchini rigoletto

Rigoletto esce di scena



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