Leo Muscato
“La mia Bohéme nostalgica”

MACERATA OPERA FESTIVAL, L'INTERVISTA - Il regista torna allo Sferisterio dopo il successo ottenuto nel 2012 con la sua interpretazione dell'opera Pucciniana e racconta lo spettacolo in attesa del debutto di domenica: "Puccini strizza l'occhio ai suoi amici scapigliati che si ispiravano ai bohemien parigini del 1830. Io ho fatto un correlativo, ambientando la Bohème nel Sessantotto"
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Il regista de La Bohème Leo Muscato

di Maria Stefania Gelsomini

Mancano due giorni al debutto de La Bohème, in programma allo Sferisterio per domenica 26 luglio. Il capolavoro pucciniano, ripresa del fortunato allestimento del 2012 del regista Leo Muscato, è il terzo titolo in cartellone del Macerata Opera Festival 2015. Ma già ieri sera è andata in scena l’anteprima, la vecchia prova generale che Francesco Micheli ha aperto ai giovani e che è diventata, sotto la sua direzione artistica, una recita aggiunta a tutti gli effetti. In un momento di pausa tra una prova e l’altra abbiamo avuto modo di intervistare il regista Muscato.

 

Lo Sferisterio durante l'anteprima della Bohéme

Lo Sferisterio durante l’anteprima della Bohéme (foto di Luna Simoncini)

È felice di questo ritorno a Macerata?
Estremamente felice, soprattutto per l’accoglienza delle persone, di tutti quelli che ci avevano già lavorato, sul palco, negli uffici, e soprattutto del coro, entusiasta di andare a ballare sui cubi!

Conosceva lo Sferisterio prima di tre anni fa?
Delle attività che si facevano qui ero informato. Ho lavorato spessissimo nelle Marche facendo prosa, e quindi un giorno passai da Macerata con un mio collaboratore e gli dissi vediamo se ci fanno entrare. Era ancora gennaio o febbraio, c’era anche un po’ di neve, non avrei mai detto che un giorno mi sarei trovato su questo palcoscenico a lavorare.

Anche grazie a questa Bohème ha vinto il premio Abbiati della critica nel 2013
Una grande soddisfazione certo, anche perché Macerata porta fortuna. A me ha portato molta fortuna: in seguito a questo spettacolo di cui si parlò molto tre anni fa sono arrivati lavori molto prestigiosi, dalla Fenice, al Teatro dell’Opera di Roma, al Regio di Parma.

Carmela Remigio (Mimì) e Arturo Chacón-Cruz (Rodolfo)

Carmela Remigio (Mimì) e Arturo Chacón-Cruz (Rodolfo)

Con quale aggettivo definirebbe questa sua Bohème?
Nel momento in cui ho elaborato questo spettacolo in realtà non avevo nessuna intenzione di fare una versione rivoluzionaria della Bohème. L’idea era proprio quella di cercare quanto più possibile di avvicinarmi a quello che mi sembrava di poter leggere nelle intenzioni dell’autore, ed è stata un po’ come la scoperta dell’acqua calda. La Bohème è ambientata nell’Ottocento, ma l’Ottocento è lungo un secolo e in un secolo succedono tantissime cose. Ricordo il giorno in cui misi la testa su una didascalia stupida, una delle prime del libretto: Parigi 1830. E poi invece l’opera viene rappresentata per la prima volta nel 1896, quindi ti chiedi ma perché Puccini ha messo questa distanza temporale? Ho cercato di capire che cosa succedeva in quegli anni a Parigi e ho scoperto la rivoluzione di luglio (27-28-29 luglio 1830 ndr), con tutti questi studenti che scendevano nelle piazze per cercare di abbattere la monarchia. Poi non ci sono riusciti e quindi è una rivoluzione fallita, però è un momento di rottura. Sia da un punto di vista politico, che di arti visive, che nella musica è un periodo di libertà dei costumi. Puccini aveva fatto parte della corrente artistica degli Scapigliati che in qualche modo si rifacevano a questi bohèmien del 1830, e quando mette in scena l’opera nel 1896 in realtà strizza l’occhio ai suoi amici scapigliati. Quindi, creando questa piccola distanza temporale, lavora su un sentimento nostalgico.

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Muscato durante le prove dello spettacolo

Perciò la sua regia si ispira a questo?
Io ho fatto un correlativo, ambientando la Bohème nel Sessantotto: con una distanza temporale di una quarantina d’anni lo spettatore di oggi si trova con gli stessi presupposti dello spettatore di allora. Noi diciamo il Sessantotto ma è molto generico, è una data simbolica di tutti gli anni Settanta. Lo spettacolo è molto sgargiante con zeppe e zampe d’elefante, ma nelle vere immagini del Sessantotto tutti gli uomini avevano il dolcevita con la giacchetta, l’immaginario che noi abbiamo è più festoso e colorato di quanto fosse in realtà. Quindi l’aggettivo che più identifica questa Bohème è nostalgica, ho cercato di lavorare su un senso di nostalgia molto forte per un determinato tipo di pubblico che ha vissuto quegli anni, e di riscoperta per i più giovani che non li hanno vissuti ma a cui sono stati tramandati come anni mitici nei racconti, nelle cose lette, nei film visti. C’è un vecchio corista di Macerata che ha seguito tutte le prove dalla prima all’ultima, sia tre anni fa che quest’anno, e mi ha confermato questo proposito, questa idea, questa sensazione di essere fortemente dentro quell’epoca, e naturalmente mi fa molto piacere.

Alcuni attori del cast

Alcuni attori del cast

Rispetto all’edizione del 2012 ci sono differenze?
Piccoli ritocchi che posso vedere solo io. Sono un regista che non impone la sua idea all’interprete ma si adatta all’interprete stesso. Quest’anno abbiamo Rodolfo e Mimì nuovi, Carmela Remigio e Arturo Chacón-Cruz, straordinariamente bravi, quindi per forza qualcosa cambia. La cosa meravigliosa è che si guardano e chiunque al mondo direbbe che sono due innamorati, che fanno sembrare estremamente importante questa storia d’amore, invece sono soltanto due professionisti eccezionali che hanno trovato un feeling molto forte in scena tanto da sembrare due ragazzini diciottenni, perché questa è l’età che hanno Rodolfo e Mimì. Ti vien voglia di abbracciarli, di tenerli insieme, di proteggere questa loro relazione.

Cambiano i due protagonisti principali ma c’è la conferma di una parte del cast già consolidato: Damiano Salerno (Marcello), Andrea Porta (Schaunard) e Andrea Concetti (Colline), già presenti nel 2012
Facevo l’attore quindi capisco questi meccanismi: loro non si ricordavano niente, ma stando sul palco si sono guardati in faccia e non facevo nemmeno in tempo a dire facciamo così, e un due tre, è ritornato tutto in una frazione di secondo e con molta più sicurezza da parte loro, perché sapevano già cosa intendevo con quel movimento, quella capriola, quelle cuscinate. A volte la difficoltà è proprio quella di riuscire a comunicare una tua idea ai cantanti che dicono ma perché devo fare questo, non sembrerebbe esserci scritto. All’epoca ricordo che ogni tanto c’erano delle resistenze perché all’inizio non sapevano dove volessi arrivare, e poi specie nel primo e nel quarto atto non stanno fermi un secondo, c’è un lavoro notevole, anche dal punto di vista fisico e del sincrono.

Questa Bohème dopo l’estate andrà in tournée, quindi un prodotto del Macerata Opera Festival che viene “esportato” nel resto d’Italia
Ripartiamo nei primi di settembre con le prove perché il 2 ottobre debuttiamo a Brescia, poi andremo a Cremona, Como, Pavia e Reggio Emilia per quest’anno, ma in realtà appena si è diffusa la notizia che riprendevamo questo spettacolo al chiuso sono già arrivate altre richieste. Al chiuso, per forza di cose, la formula dello spettacolo deve cambiare perché i teatri hanno 10 metri di boccascena rispetto ai 108 che abbiamo qua. Ma l’essenza è la stessa. Abbiamo già rivisto tutto e abbiamo già risolto le scenografie che saranno solo un po’ diverse.

I suoi impegni futuri?
Sono appena rientrato dal Festival di Martina Franca col debutto de Le braci di Marco Tutino, spettacolo che sarà ripreso anche a fine ottobre a Firenze (è una coproduzione). Terrò un laboratorio di recitazione per cantanti a Pesaro nella Bottega di Peter Maag, poi ci sarà appunto la ripresa di Bohème nel circuito lombardo e poi vado in Svezia, per Un ballo in maschera coprodotto dalla Svezia e dal Teatro dell’Opera di Roma. Infine uno spettacolo di prosa allo Stabile di Torino e anche il mio primo film, se tutto va bene…



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