Una Bohème ricca d’allegria
ma povera di pathos

LA RECENSIONE - Il ritorno del festoso ma nostalgico allestimento di Leo Muscato dispensa applausi per la regia e la direzione d'orchestra di David Crescenzi. Carmela Remigio e Arturo Chacón-Cruz offrono una prova corretta ma non entusiasmante. Buon successo personale per la Musetta di Larissa Alice Wissel e per il Colline di Andrea Concetti. Pubblico poco disciplinato e poco elegante nell'abbigliamento e nel comportamento in teatro
- caricamento letture
Prima Boheme Sferisterio 2015 (5)

La festa del secondo quadro

 

maria stefania gelsomini

di Maria Stefania Gelsomini

Trenta e lode per la recitazione, l’interpretazione, l’intenzione. Per il resto, visto che siamo nel Sessantotto, è un diciotto politico. Il debutto ieri sera della Bohème di Giacomo Puccini firmata Leo Muscato, terzo titolo del Macerata Opera Festival, è un atteso ritorno sul palcoscenico dello Sferisterio dopo il successo del 2012. La regia di Muscato, che viene dalla prosa e non si dimentica mai di essere stato anche attore, non lascia niente al caso e cura ogni dettaglio fin nei minimi particolari, ma questo si era già avuto modo di apprezzarlo tre anni fa. A maggior ragione dispiace dover prendere atto che il canto raggiunge la sufficienza ma nulla di più, o per meglio dire, che le voci non sono le protagoniste né rappresentano il valore aggiunto di uno spettacolo così ben confezionato.

Bohème

Il caffè Momus (secondo quadro)

Funziona alla perfezione il cast dei comprimari, ormai collaudato. Marcello (il baritono Damiano Salerno), Schaunard (il baritono Andrea Porta) e Colline (il basso Andrea Concetti, il Bottom dei Sogni di una notte di mezza estate di Micheli nel 2013) sono le imperdibili simpatiche canaglie di questo show. Ognuno di loro sa offrire una prova generosa sotto il profilo vocale e recitativo, che convince e che diverte dall’inizio alla fine: un pittore, un musicista e un filosofo, tre giovani scanzonati e sgangherati che incarnano alla perfezione l’idea degli scapigliati (e capelloni) sessantottini, eredi naturali dei bohémien di un secolo e mezzo prima raccontati da Puccini, Illica e Giacosa. Un trio affiatato e scatenato che si ritrova sullo stesso palco a distanza di tre anni senza aver perso un filo di smalto. Lo stesso vale per il Benoit di Antonio Stragapede, riconfermato dall’edizione precedente, e per l’Alcindoro affidato alla new entry Giacomo Medici, caricature di due vecchi idioti entrambi gabbati (e spennati) dalle furbesche trovate del gruppo di giovani spiantati.

Primo quadro

Rodolfo, Schaunard, e Colline con il signor Benoit (Primo quadro)

 

Carmela Remigio, Mimì

Carmela Remigio, Mimì

In questa Bohème c’è allegria, c’è spensieratezza, c’è energia, ci sono tutti i colori dell’arcobaleno. Ma manca il pathos, e manca la potenza delle voci. Nessuno può mettere in dubbio la bravura e la tecnica di Carmela Remigio, ma forse non è Mimì. La soprano pescarese, che sarà impegnata anche nel recital dei Mercoledì Mania “Salotto Italiano” (il 5 agosto al Lauro Rossi accompagnata al piano dal maestro Leone Magiera), è ormai una “vecchia” conoscenza del pubblico maceratese, che la ricorda come Fiordiligi nel Così fan tutte al Lauro Rossi nel 2011 con Pizzi, come Helena nei Sogni di una notte di mezza estate di Micheli e nel concerto in onore di Beniamino Gigli nel 2013. Dal barocco alle opere di Mozart, la Remigio ha incluso ormai nel suo repertorio anche ruoli verdiani e pucciniani, come appunto Mimì. Canta bene la Remigio, e anche ieri sera ha eseguito tutto come si deve, ma resta chissà perché quella sensazione quasi di affettazione, di una certa rigidità anche fisica, nei movimenti fin troppo accentuati e caricati, che non sembra farla stare a suo agio in questo ruolo da ragazzina fragile. Ciò che invece riesce benissimo al suo innamorato Rodolfo, un Arturo Chacón-Cruz iperattivo e quasi ginnico nelle sue corse, nei suoi salti e capriole e nel suo stare sul palco, perennemente con le mani fra i capelli nei momenti di inconsolabile drammaticità. Ce la mette tutta Chacón-Cruz, e siccome alla fine alle note alte ci arriva, il pubblico lo gradisce. Ma anche lui non è Rodolfo, o non un Rodolfo con la consistenza richiesta da un teatro all’aperto. La voce non è grande e il giovane tenore messicano canta spesso con la voce indietro, tecnica che fa risultare la voce innaturalmente più scura e grossa di quanto non sia. Nonostante una partenza in sordina (Nei cieli bigi) – in tutti i sensi perché sul serio, nonostante l’acustica senza uguali dell’arena Sferisterio, si sentiva poco e spesse volte era coperto dall’orchestra – poi recupera nel corso della recita e ottiene comunque un buon successo personale. Dopo Macerata Chacón-Cruz, protagonista nei Racconti di Hoffmann alla Scala nel 2012, canterà nello Schicchi a Los Angeles, quindi a Budapest e a Londra nella Royal Festival Hall. Due voci forse non adatte per lo smisurato palco dello Sferisterio, fatto sta che non arriva quel tuffo al cuore che da Rodolfo e Mimì sempre ci si aspetta.

Alcuni attori del cast

Colline, Schaunard, Marcello e Rodolfo (Primo quadro)

Il direttore d'orchestra David Crescenzi, vice a Porto Recanati

Il direttore d’orchestra David Crescenzi, vive a Porto Recanati

Molto apprezzata dal pubblico la Musetta della giovane soprano tedesca Larissa Alice Wissel, volutamente sopra le righe e dotata di una voce dallo squillo potente. Buona prova sul podio anche per il maestro David Crescenzi, il marchigiano che vive a Porto Recanati, attualmente direttore artistico e musicale dei teatri del Cairo, Bucarest e Timisoara, che torna in veste di direttore d’orchestra nel suo Sferisterio (è stato direttore del coro Bellini), dove ha inaugurato la stagione lirica 2008 con Cleopatra di Lauro Rossi – in prima mondiale in epoca moderna –, dopo il Galà Gigli del 2013 e la serata in onore del cinquantenario del Festival dello scorso anno.

 

boheme 2

Mimì e Rodolfo (terzo quadro)

La rivoluzione raccontata da Muscato non è più quella del luglio 1830 di Puccini ma quella più vicina a noi del Sessantotto. Il primo atto, che si apre nella soffitta ingombra di tele giganti, vecchie poltrone e oggetti di ogni tipo, è l’ingresso nel mondo colorato e folle dei quattro amici: Rodolfo, che batte a macchina i suoi versi d’amore, Marcello avvolto in uno scialletto patchwork che dipinge una tela in terra come un madonnaro, Schaunard che entra con un caschetto in testa, un cappotto maculato e un basso a tracolla, e Colline, col suo carrellino zeppo di libri e la zimarra-trench a scacchi gialli e neri. Senza un soldo, senza cibo e senza potersi riscaldare vivono, giocano e scherzano tra una cyclette azzurra, letti sfatti con le coperte a fiori e latte di vernice. Una goliardia di cui fa le spese anche il padrone di casa, il signor Benoit, che viene scaraventato dalla poltrona direttamente giù per le scale della soffitta. L’arrivo di Mimì, già malata (ma un po’ stile brunetta dei Ricchi e Poveri) quando gli altri se ne sono andati a festeggiare la vigilia di Natale per le strade di Parigi, sconvolge tutto. È amore a prima vista, è la fine della spensieratezza. Rodolfo incontra la gelida manina di Mimì, e la luna si illumina sul muro di fondo dello Sferisterio che diventa un cielo blu elettrico per il tempo dell’aria. Alla fine applausi, seppur non scroscianti, sia per Rodolfo (Chi son? Sono un poeta) che per Mimì (Sì mi chiamano Mimì) e dopo il duetto di finale d’atto.

Lo Sferisterio, ieri sera (foto Andrea Petinari)

Lo Sferisterio, ieri sera (foto Andrea Petinari)

Un pubblico un po’ strano e indisciplinato quello di ieri sera, che ne ha combinata più di una. Cominciamo dall’eleganza, non pervenuta. Non era la serata inaugurale del Festival d’accordo, ma era pur sempre una prima! E per essere una prima mancavano tacchi, abiti lunghi e gioielli, sostituiti da sandali, zaini e acciaccati abitini di lino. Va beh, ci può anche stare. Ma una parte di pubblico che fa scattare l’applauso (e un’altra buona parte pronto ahimè a seguirlo) nel finale del primo atto, credendo che sia finito solo perché Rodolfo e Mimì escono di scena, quando invece devono ancora finire di cantare sembra troppo, non ci può stare. Possibile? Altri tentativi di applauso a scena aperta nel secondo atto all’indirizzo di una divertente e brava Musetta, quando però si sta ancora cantando, e sul finale di atto prima del bacio di riconciliazione fra Musetta e Marcello. Possibile? E che dire dei cambi scena tra primo e secondo atto e fra terzo e quarto atto? Starnuti che rimbombano per tutta l’arena, voci stentoree che parlano senza ritegno a tutto volume. Possibile? Oltre alle trame bisognerebbe insegnare anche l’educazione per stare a teatro e il rispetto, per lo spettacolo che si sta guardando e per le persone che ci stanno lavorando.

Prima Boheme Sferisterio 2015 (1)

Rodolfo e Mimì (Secondo quadro)

Il secondo atto è la raffigurazione della festa all’ennesima potenza. Luci, colori, danza, risate. Ci sono i bambini seduti sul bordo palco con i palloncini in mano e il cappellino di Babbo Natale in testa, ci sono i parigini agghindati di tutto punto che eseguono coreografie sui cubi, camerieri del caffè Momus che corrono indaffarati da un lato all’altro della scena, c’è Parpignol coi suoi giocattoli vestito da Babbo Natale. Rodolfo e Mimì fanno già coppia fissa e gli altri amici se la spassano ai tavolini del locale, fino all’arrivo di Musetta, sirena d’argento fasciata in un abito di lamé, una diva che si trascina dietro il vecchio babbeo Alcindoro, pacchi, facchini e poltrone zebrate. Comincia il dialogo a distanza con il suo innamorato Marcello, pazzo di gelosia, che lei stuzzica con ogni astuzia, anche con un sensuale balletto reso comico dai quattro mimi che ne imitano le movenze ispirandosi ai passi dei danzatori classici.Completano il divertimento i capelloni della banda (la Salvadei Brass) che entra in scena sul finale di atto, capitanata dal direttore musicale di palcoscenico Gianfranco Stortoni, irriconoscibile con la parrucca bionda, occhialoni, baffi spioventi e chitarra elettrica. Con un lancio patriottico di palloncini bianchi rossi e blu liberati nel cielo di Macerata/Parigi si va all’intervallo.

Terzo quadro

Marcelo e Rodolfo (Terzo quadro)

Nel terzo atto lo scenario cambia completamente. Siamo all’esterno della Fonderie d’Enfer, il colore dominante è il grigio, alte barriere dividono gli scioperanti dai poliziotti che fanno la ronda, gli spazzini raccolgono le pietre e i mattoncini lanciati per protesta, una due cavalli azzurra furgonata prende il posto del locale dove Marcello dipinge. L’ingresso di Mimì segnata ormai dalla malattia completa il quadro. Al posto del cappottino azzurro del primo atto ora ne indossa uno color ocra, al posto del baschetto rosa (la cuffietta) regalatole da Rodolfo ne calza uno rosso. Il petto è scosso dalla tosse, le forze iniziano a mancare. Bello il duetto carico di dolore tra Marcello e Mimì, bene anche quello successivo fra Marcello e Rodolfo, anche se quest’ultimo si sente sempre poco, come nel successivo “Che? Mimì! tu qui”, quando si accorge della presenza di lei, nascosta dietro una panchina. La Remigio qui forza un po’ troppo i movimenti, simile a una bambola che si muove a scatti, e nel suo tentativo iniziale di allontanare Rodolfo risulta quasi quasi antipatica. L’Addio senza rancor è cantato bene da entrambi, ma il pathos dov’è? Sempre efficace il quartetto finale con Marcello e Musetta, che si stuzzicano, si insultano e poi fanno la pace rifugiandosi dentro la macchina, in contrasto con l’amore tenero e drammatico di Rodolfo e Mimì (Ci lasceremo alla stagion dei fiori).

boheme 3

Musetta (Secondo quadro)

Quarto quadro

Mimì e Rodolfo (Quarto quadro)

Altro cambio scena tra terzo e quarto atto e si ritorna nella soffitta ormai vuota dei quattro bohémien, con Marcello e Rodolfo intenti a impacchettare le ultime cose rimaste, fingendo indifferenza per la sorte delle rispettive amate, che hanno perso di vista da qualche tempo. Ma la nostalgia ha il sopravvento (O Mimì, tu più non torni), e culmina nel duetto tenore-baritono in cui la voce di Arturo Chacón-Cruz si sente poco, ricevendo un applauso poco convinto. È l’ultimo momento di allegria, con i quattro monelli che improvvisano improbabili passi di danza tra fandango e minuetto, con Rodolfo che imita Charlot e Colline e Schaunard che fingono un incontro di boxe.

boheme 4

Mimì e Rodolfo (Quarto quadro)

Con l’entrata in scena improvvisa di Musetta tutto finisce: Mimì è in fin di vita e ha voluto essere accompagnata lì. Perciò, l’ingresso di Mimì su una barella d’ospedale circondata da medici infermieri forza e non poco il senso del libretto. Ottimo Andrea Concetti quando si spoglia della sua Vecchia zimarra, applaudito convintamente dal pubblico. Gli ultimi istanti insieme Rodolfo e Mimì li passano su quel lettino bianco, lei distesa e lui ad abbracciarla, accarezzarla, consolarla. Tra ricordi del primo incontro e raccomandazioni per il futuro Mimì, col manicotto che le ha procurato Musetta in versione Nina Zilli, piano piano spira. Non serve la preghiera della donna inginocchiata di fronte alla statuina della Madonna, non servono i sacrifici degli amici. L’urlo di Rodolfo, disperato ma non troppo, non basta a spiegare, a distanza di tre anni, perché gli venga impedito di avvicinarsi alla morta, che viene portata via in fretta e furia dai sanitari. Rodolfo cade a terra piangendo, raggomitolato nel dolore lancinante della sua perdita, avvolto dalla luce bianca e fredda della morte. Resta, illuminato sul fondo, uno dei pannelli del secondo atto: Avec nous, combat pour vivre libre.
Applausi per tutti, in particolare per Musetta e Colline, e per la bacchetta di David Crescenzi alla guida dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, del coro lirico V. Bellini, delle voci bianche dei Pueri Cantores D. Zamberletti e del complesso di palcoscenico Salvadei Brass. Completano il fantasmagorico cast Alessandro Pucci, Roberto Gattei, Gianni Paci, Giovanni Di Deo.

Boheme sferisterio 2015 (1)

Mimì e Rodolfo

Boheme sferisterio 2015 (2)

Mimì (secondo quadro)

Boheme sferisterio 2015 (4)

Boheme sferisterio 2015 (6)

Terzo quadro

Boheme sferisterio 2015 (8)

(Foto di scena di Alfredo Tabocchini)

LA RECENSIONERIGOLETTO

LA RECENSIONECAVALLERIA RUSTICANA-PAGLIACCI



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X